Vigevano Malpensa ko/2, Marco Invernizzi: “Noi abbiamo avuto coraggio, il nuovo progetto sarà certamente peggio”

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    MAGENTA –  Come anticipato nei giorni scorsi, sul controverso tema della Vigevano Malpensa, cancellata dall’attuale ministro alle Infrastrutture Paola de Micheli, abbiamo sentito l’ex sindaco di Magenta Marco Invernizzi, sostenuto all’epoca da una maggioranza di Csx che vedeva proprio nel PD, il suo asse portante. Invernizzi ha ripercorso con noi l’iter travagliato della superstrada. Una posizione coraggiosa la sua in quel periodo, ma coerente. Tanto da perdere un pezzo di maggioranza – la sinistra radicale di Rifondazione comunista – Cantiere Alternativo Giovani – pur di trovare una soluzione concreta ai problemi di viabilità e smog che affliggono da anni il nostro territorio.

    “Penso che al di là dei dettagli tecnici e dei cavilli, per i quali di solito in Italia si blocca sempre qualcosa, la premessa da fare sia una sola: la politica deve saper fare opera di sintesi e poi offrire ai cittadini risposte tangibili e serie. Diversamente è inutile. Così facendo si finisce per vivere nella emergenzialità costante con il risultato che alla fine il nuovo progetto, ne sono convinto, sarà certamente peggiore dell’ultimo, uscito invece dopo una nobile mediazione”.

    Invernizzi ripercorre così quando accadde in quegli anni della sua Amministrazione. “L’ipotesi iniziale prospettata da Regione Lombardia non ci piaceva, era devastante e sovradimensionata per il territorio. Tanto che venne bocciata. Noi iniziammo così una paziente opera di interlocuzione coi sindaci della tratta e debbo dire che fatto salvo che per Albairate e Cassinetta di Lugagnano avevamo messo d’accordo tutti”. 

    “Certo – osserva l’ex Sindaco – la mancata unanimità era potenzialmente un vulnus per il territorio, tuttavia, il lavoro fatto all’epoca con Abbiategrasso fu davvero encomiabile, cercando di essere accondiscendenti rispetto a molte richieste avanzate dai comuni del NO. Epperò, alla fine c’era sempre qualcosa che non andava bene…”

    “Personalmente io sono dell’idea che eravamo arrivati ad un progetto che era il meno devastante possibile per l’ambiente, fermo restando un punto da cui non si scappa: quella strada  era necessaria allora e lo è ancor di più oggi. Ci sono problematiche legate alla viabilità locale, penso a Pontenuovo e Robecco sul Naviglio che non possono non essere affrontate. La mediazione quando è intelligente è anche utile. Adesso come spesso accade nel nostro Paese si è scelta la strada di cancellare tutto e ripartire da zero. Un classico”. 

    Invernizzi da appassionato alla cosa pubblica è deluso per quanto sta accadendo anche se non è affatto sorpreso: “Funziona sempre così – dice – il problema è che poi la gente s’incazzerà sul serio, si arriverà all’esasperazione dei cittadini e allora si dovrà decidere in fretta e furia, realizzando qualcosa che sarà di gran lunga peggiore di quanto veniva proposto”.

    Quello di Invernizzi è un ragionamento da cittadino intellettualmente onesto: “Dicono che il progetto è ormai superato? Per forza, se non si fanno le cose per anni, è chiaro che poi emergono nuove emergenze e bisogni. La politica è fatta di ideali ma anche di decisioni. Allora io posso essere ambientalista finché si vuole, ma poi devo decidere se è peggio tener la gente fila in coda nei nostri paese con lo smog che sale alle stelle. Per non parlare della qualità della vita, del tempo perso in auto per raggiungere il posto di lavoro. Dell’economia stessa delle nostre aziende che perde di appeal, perché è evidente che senza collegamenti veloci ed intelligenti la nostra zona sarà sempre meno interessante per chi intende impiantare un’attività produttiva”.

    “Nessuno ha la soluzione perfetta nel cassetto – continua Invernizzi –  ci conforta però il fatto che quel progetto avesse incasso anche il sostegno del Parco del Ticino. Non poca cosa direi”. 

    “Non lamentiamoci con i soliti discorsi della competitività e delle infrastrutture se l’andazzo è questo. Mi verrebbe da dire che siamo alle solite.  Non è possibile che non ci sia in Italia una coscienza civile per un progetto di Paese dove trasversalmente venga portata avanti una visione globale, pur con le diverse sensibilità politiche. In Italia invece accade sempre così: io faccio un progetto, poi cambia l’alleanza e non si va avanti più e si riparte da zero. Le cose soprattutto quando sono scomode e non portano consenso immediato,  vengono lasciate lì ad attendere.  E’ una visione obiettivamente sconsolante. Nel mio piccolo da amministratore locale posso portare diversi esempi: il progetto dell’ex Novaceta, forse il più eclatante, cancellato ma senza una opzione alternativa. Su questo fronte siamo all’anno zero”.  “Ma ragazzi  – chiosa Invernizzi-  questa è l’Italia….”.

    F.V.

     

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