Vigevano Malpensa. Domenico Finiguerra incalza : “La sovranità alimentare non sta …. in una betoniera”

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RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO  DA CASSINETTA – Appena insediato il nuovo Ministro delle Infrastrutture Salvini ha dichiarato alla stampa che occorre sbloccare le grandi opere, e tra queste la famigerata Vigevano-Malpensa, l’autostrada che dovrebbe congiungere la Lomellina all’aeroporto di Malpensa.

Un progetto vecchissimo, che da oltre vent’anni minaccia il Parco del Ticino, Riserva della Biosfera tutelata dall’Unesco, ultimo polmone verde a sud della Città di Milano.
Un progetto che nonostante le ripetute bocciature ottenute a più livelli (legale, politico e amministrativo) la politica romana e del Pirellone, ad ogni ricambio di legislatura, continuano a voler calare a ridosso del Naviglio Grande, tagliando intere aziende agricole che da mezzo millennio coltivano questa terra fertile, compromettendo fontanili, rogge e canali scavati a mano nei secoli dall’uomo, ferendo parchi pregiati voluti dai cittadini e dagli agricoltori, sfregiando paesaggi e giardini incantevoli in Ville del ‘600 e del ‘700 che nulla hanno da invidiare ad alcuni Castelli della Loira.

Se il nuovo governo ha voluto istituire il Ministero dell’agricoltura e della Sovranità Alimentare sorge quindi subito il dubbio che si tratti dell’ennesima operazione di camuffamento ipocrita. Perché se il nuovo governo si ponesse davvero l’obiettivo di perseguire la Sovranità Alimentare del Paese l’ultima cosa a cui dovrebbe pensare sarebbe quella di asfaltare proprio l’agricoltura. A meno che Meloni e Salvini non pensino che le zucchine ed i pomodori possano essere coltivati sulle aiuole spartitraffico o lungo i raccordi autostradali.

In tutti questi anni chi si è opposto a questo progetto scellerato è sempre stato tacciato di essere un estremista ambientalista, un sovversivo comunista, un radicale ecologista. Ancora oggi, su un giornale locale, l’articolista che riportava il proposito del neo Ministro alle Infrastrutture Salvini di voler sbloccare la strada nel Parco del Ticino, attribuiva ai comuni di Cassinetta e Albairate, da sempre contrari al progetto, di esserlo per motivo ideologici.
Bene, allora mi domando se è una cattiva ideologia quella che vuole salvare l’agricoltura. Soprattutto oggi che proprio il governo si pone l’obiettivo della sovranità alimentare.

L’Italia oggi è in gran parte dipendente dalle importazioni di prodotti alimentari. Per fare la pasta importiamo il 40% dei grani, l’olio d’oliva lo facciamo con il 60% di olive prodotte all’estero, importiamo farine per il 45%, prodotti da forno per il 28%, conserve ittiche per il 95%, carni preparate e salumi per il 40%. L’alimentazione animale (mangimi) proviene da oltre confine per il 65%. E non siamo autosufficienti neanche per il riso (ne importiamo il 5%), per il latte e i formaggi (ne importiamo il 6%) e per l’ortofrutta trasformata (compriamo sui mercati internazionali il 16% delle materie prime).

Allora? E’ ideologia sovversiva lottare per difendere l’agricoltura del nostro paese? E’ ideologia estremista voler tutelare la pianura padana in Lombardia dal cemento e dall’asfalto?
Se è sovversivo mettere in discussione il modello di sviluppo basato sul consumo di suolo, allora sì, lo ammetto: sono un sovversivo.
E da sovversivo ricordo al Governo Neosovranista Alimentare di Meloni, Salvini e Berlusconi, che la Regione Lombardia è la regione italiana che produce il maggior valore agricolo, che uccidere le aziende agricole e la produzione in Lombardia allontana ulteriormente il Paese dalla sovranità alimentare tanto proclamata e aumenterà la dipendenza delle nostre tavole dalle importazioni.
Fermare il consumo di territorio e le grandi opere funzionali al trasporto “privato e fossile” sono l’unico modo per salvaguardare quel patrimonio unico che abbiamo la fortuna di avere, quel paesaggio e quella agricoltura che fanno dell’Italia il Belpaese, del buon cibo, unico e tipico (ma lo siamo ancora?).
Non capirlo, e voler continuare con l’asfalto e il cemento buoni per l’energia fossile, inseguendo un modello ormai decotto e decadente, è sintomo della vera ideologia devastatrice che ha animato la politica italiana negli ultimi 30 anni, portandola verso la morte naturale ed economica.

Anziché srotolare i soliti progetti ingialliti che da vent’anni disegnano complanari e stazioni di servizio a ridosso di Cassinetta di Lugagnano, il Ministro Salvini pensi a come realizzare un valido trasporto pubblico locale ed a sistemare strade minori colabrodo e pericolose, che tuti i governi, di tutti i colori politici, a livello nazionale, regionale e provinciale, hanno dimenticato perché troppo presi dai grandi sogni, dai grandi anelli autostradali, dai grandi ponti, dai grandi tunnel.

𝙇𝙖 𝙨𝙤𝙫𝙧𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙖𝙡𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙨𝙩𝙖 𝙞𝙣 𝙪𝙣𝙖 𝙗𝙚𝙩𝙤𝙣𝙞𝙚𝙧𝙖.

Domenico Finiguerra

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