Vicesindaco o meno, senza Paolo Razzano (e Luca La Camera) la sinistra sarebbe ancora a giocare ai giardinetti e ad ascoltare gli Inti Illimani

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    Elogio del vicesindaco di Magenta (pare uscente)

    “Ricordava Platone che chi non sa fare un paio di scarpe non si metterà mai a fare il calzolaio, così come  chi non sa di medicina non curerà mai gli ammalati. Tutti, però, si ritengono all’altezza di guidare lo Stato e il paese. Nessuna scuola, professionale o classica che sia, potrà mai dare quel profilo culturale e di sensibilità che la politica richiede. È nella vita delle associazioni ma innanzitutto in quella dei partiti che si apprendono e dialetticamente si accettano strategie e programmi. È negli enti locali che si matura la prima esperienza, ci si confronta con il potere amministrativo e con la capacità di applicare le proprie idee nella realtà quotidiana. E infine è nell’attività legislativa parlamentare che si assume una visione d’insieme dei bisogni e delle risposte che essi sollecitano, allenandosi a mantenere sempre viva l’attenzione sugli effetti che una norma legislativa produrrà sul corpo vivo della società e dei suoi legittimi interessi.

    Associazioni, partiti, enti locali, parlamento: solo con questo percorso un gruppo dirigente potrà essere pronto ad assumere un ruolo di governo. Non basta “sapere”. Non basta “conoscere”. La politica è qualcosa di diverso dalle singole professionalità. Anzi, più volte ho insistito che per essere un buon ministro non bisognava essere tecnici di quel settore. Tanto per intenderci, un medico non dovrebbe fare il ministro della Sanità così come un avvocato o un magistrato non dovrebbero diventare ministri della Giustizia. Né si può lasciare la politica economica agli economisti”

    Paolo Cirino Pomicino

    Questo giornale on line non ha mai risparmiato una robusta dose di elogi al sindaco di Magenta, Marco Invernizzi. Del cui annuncio di ieri, sulla successione di Enzo Salvaggio a Paolo Razzano nelle veste di vicesindaco in caso di vittoria, una cosa non c’è piaciuta: la mancanza di qualche parola in più di ringraziamente al vero regista della vittoria (e della tenuta) di Invernizzi stesso, ossia Paolo Razzano.

    Enzo Salvaggio, il successore designato, ha scritto un post crediamo sincero su questo passaggio di testimone. Difficile assai da concretizzarsi, ma sempre possibile.

    Epperò, per dirla alla Mughini, qualche parola in più- anche nel dibattito di ieri sera- l’avremmo ritenuta più giusta, equanime.

    Perché, al netto e al lordo degli errori che ciascuno di noi commette (quindi anche lui), a Razzano qualcuno non ha mai perdonato d’aver vinto una sfida difficile come quella del 2012, mettendo ai margini- con gli strumenti spesso spicci ma sommamente giusti della politica- Silvia Minardi, che a scanso d’equivoci pesa l’11% dei consensi, mentre Invernizzi comunque vale ancora oggi tre volte tanto (elettoralmente parlando).

    Metodista, regista, a volte finalizzatore, pensiamo che se qualche paladino del civismo, che arrivò ultimo persino alle elezioni dei rappresentanti di classe alle scuole medie oggi sorride, sappia che senza Razzano (e senza quell’altro fuoriclasse che risponde al nome di Luca La Camera, l’oscuro travet che ha messo i panni di mister Wolf e risolto millanta problemi, nella macchina comunale di Magenta) sareste sempre rimasti nel luogo più caro della vostra infanzia: i giardinetti.

    E se magari qualcuno l’avesse ascoltato prima, Luca Del  Gobbo (altro fuoriclasse di rito antico, nel solco dell’arte insegnata da O Ministro, al secolo Paolo Cirino Pomicino) non si sarebbe divertito a stordire di gol i suddetti civici, rifilandogli un bel meno 16 al primo turno.

    Quindi, seppur in articulo mortis di legislatura, noi di TN rendiamo omaggio a un giovane politico che se pure dovesse perdere, di strada ne farà parecchia. Spesso la sconfitta è sale sulle ferite, che però si cicatrizzano presto e danno nuove opportunità di sfidare il tempo e le sue scommesse.

    Perché sia chiaro, gentili signori del progressismo e della gauche au caviar magentina, che senza i Razzano e i La Camera ve la sareste cantata e suonata ai giardinetti, ascoltando Cielito Lindo o gli Inti Illimani.

    Fabrizio Provera

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