Verde dentista, verde speranza, verde Green Pass : “Un pigiama per sei” da Magenta al festival di Borgio Verezzi

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Tempi inediti, questi che stiamo vivendo, in uscita, speriamo, dalla pandemia. Nei giorni in cui si discute del Green Pass, al teatro Lirico di Magenta si preparava una sorpresa, o forse un esperimento pilota, per il provato pubblico del teatro, e del teatro fatto in provincia, come quello, ormai affezionato, che si muove attorno alle proposte di Teatro dei Navigli e come quello, più ampio, di una popolazione che si interessa alle proposte sociali, che vengano dal teatro o da una organizzazione civile come Avis.

Sta di fatto che mercoledì 28, sera, il Teatro Lirico, pur nel rispetto delle norme sanitarie anti Covid (e la sottoscritta, doppiamente vaccinata, pronta al Green Pass ancora prima che venga o non venga deliberato), era pieno, fino all’ultima poltrona.

Vado a vedere lo spettacolo, invitata dalla amica Paola Ornati, nostra conoscenza del circuito abbiatense – magentino, curatrice di tanti spettacoli con Totem (ad esempio) e, forse non tutti sanno, valente operatrice del teatro professionistico. Versatile figura capace di passare dall’aiuto regia alla drammaturgia, dalla commedia al dramma, tenacemente attaccata alla propria passione e ad un percorso che oggi lei stessa si dichiara in grado di riconoscere – dai primi passi in stage universitari con nomi di prestigio, alla collaborazione con Totem e con professionisti dell’ambiente milanese, come lo stesso Rampoldi, autore della commedia che andiamo a vedere; e quindi con alcuni centri di spicco della metropoli (dal Piccolo al De Cooperativa), incrociando il proprio percorso formativo con personaggi significativi della nostra attualità (tra gli altri, Nando Dalla Chiesa, una esperienza di teatro civico di cui parla con emozione) e con attori od autori noti al pubblico (non solo teatrale) di diversa estrazione artistica. Quelli che vedete in locandina, tutti : “Oggi ho la fortuna di lavorare in scena con tanti di coloro che son stati miei docenti !”, esclama Paola entusiasta e sciorina nomi, affetti, lavori… un torrente appena liberato, come le tante giovani energie di questo Paese che chiedono spazio di azione, di crescita, di autonomia… .

Paola ci spiega che la preparazione di questo spettacolo è stata vissuta da tutto il gruppo  come un test particolare, una prova senza precedenti : “Dovevamo affrontare la nostra capacità di interagire con un pubblico di cui non potevamo prevedere nulla, dopo questa lunga pausa pandemica che tanto ha colpito il mondo dello spettacolo“. Lo stesso regista, Rampoldi, appunto, la sera “della prima” si aggirava per la sala come un animale inquieto, nel suo tinta unita verde dentista (come ha, senza ritegno, definito l’abbigliamento del regista lo stesso Max Pisu, peraltro imbroccandoci e scatenando una ultima risata di approvazione da parte di un pubblico plaudente); inizialmente nervoso poi probabilmente addirittura esaltato (la commedia, ben due ore di recitato, funzionava e il pubblico partecipava coinvolto, nonostante le mascherine, giustamente obbligatorie). Lo stesso Rampoldi, accolto come sopra descritto dagli attori sul palco, ha poi ringraziato e confessata apertamente la propria tensione (oramai felicemente sciolta). Felicemente, anche perché il 2 ed il 3 agosto la commedia sarebbe andata in scena al Festival di Borgio Verezzi, alla sua 55ma edizione, e poi, da settembre, a Milano, al Parenti. La nostra Magenta ha funto, dunque, da test. Test post pandemico, test superato.

Bella, davvero, l’idea di far vivere il legno del Lirico con la preparazione di una compagnia teatrale che venga “ospitata in residenza” , rispondendo ad una necessità non banale come quella di un palco e poi di un pubblico per un esordio “in sicurezza”, ed in cambio della quale cortesia (concessa dai magentini attraverso l’Amministrazione Comunale), il Comune ospitante guadagna uno spettacolo gratuito per le proprie casse da offrire a propria volta alla città.

Una idea semplice e funzionale, applicabile in tanti piccoli centri; un piccolo passo verso una diversa concezione comune del ruolo dell’arte, e delle strutture a lei dedicate, nella società; da marginale od occasionale a parte integrante.

Idea semplice ma non scontata nella sua realizzazione. Invece Magenta… c’è! Tanti anni di impegno, felici incontri tra operatori del territorio, “sinergie” … Qualcosa si è mosso, qualcosa si muove. In questo caso lo dobbiamo alla capacità ed alla competenza di Luca Cairati di Teatro Navigli. La risposta positiva dell’Amministrazione, risultato dell’attenzione di diverse giunte nel corso degli anni, ha fatto il resto. Ed ecco quindi il perché della presentazione al pubblico con il direttore artistico di Teatro Navigli e la sindaco Chiara Calati.

Gli attori, tutti bravi e/o navigati, hanno fatto breccia, insieme ai propri personaggi, nello spirito del pubblico accorso al Lirico, e le due ore sono passate senza soluzione di continuità (tra le disposizioni, continuando il divieto di assembramento, anche gli stacchi tra primo e secondo tempo sono soppressi) in atmosfera ilare e partecipe.

Anche per loro, certamente, emozione, ansia da prestazione dopo tanto silenzio… risolto in un successo per tutti. La piéce funziona e con il rodaggio funzionerà anche meglio.

Nello scorrere della trama (una perfetta giga tra due coppie e poi una terza sul finale, ma non sveliamo nulla), riflettevo su come debba essere interessante per un attore, per un regista, per un drammaturgo, vedere il pubblico cambiare ad ogni replica e saggiarne le diversità, le peculiarità: nel coinvolgimento o nell’apprezzamento di un passaggio piuttosto che un altro, nel differente modo di proporsi… .

Il teatro senza pubblico non è teatro, come sottolineava Paola al telefono (del resto, il calcio, senza pubblico sugli spalti, è calcio? una scomoda domanda che ci rigiriamo come grana di rosario da un anno a questa parte). Ed infatti ecco la prova : e quale migliore test di una commedia classica negli stilemi e nella costruzione, la commedia degli equivoci che strizza l’occhio al cabaret, richiama la commedia dell’arte e la tradizione ben nota che tanto ha influenzato non solo la storia del teatro ma la storia dello spettacolo, compreso il cinema, in generale (pensate alla Tv degli anni Sessanta). Qui si tratta un testo del francese Marc Camoletti, autore di fama mondiale, entrato nel Guinness dei primati nel 1991 con la commedia Boeing Boeing (1960), quale opera di teatro francese più rappresentata al mondo. “Un pigiama per sei” fu rappresentata per la prima volta nel 1985 in Francia ed ebbe un enorme successo la versione inglese “Don’t dress for dinner” di Robin Hawdon, del 1991, in scena a Londra per sei anni consecutivi. Nell’ultimo decennio è stata ripresa da alcune compagnie lungo lo Stivale. Questa è la versione di Rampoldi – Ornati con : Laura Curino, Antonio Cornacchione, Rita Pelusio, Max Pisu Roberta Petrozzi e Rufin Doh Zeyenovin – Produzione RARA e CMC/Nidodiragno .

Paola Ornati, al telefono, non manca di ricordare quanto sia stato duro questo periodo, e lo sia ancora, per tantissimi lavoratori dello spettacolo, giovani come lei o meno giovani : ogni rappresentazione è il frutto di un ampio lavoro di equipe (rimaniamo nella lingua dei cugini d’Oltralpe), che coinvolge tante maestranze, tanto lavoro insieme, tanta esperienza da condividere ( “che spesso diventa amicizia”, sottolinea Paola). “Io mi ritengo fortunata, perché ho continuato a lavorare, con Max, con La Scala (da qualche tempo Paola collabora con La Scala, ma questa è un’altra storia da raccontare…  ndr); ma per tanti altri non è stato così e le tutele sociali per il nostro mondo sono scarse o inesistenti….” . Già, discorso noto quanto vero… . E vero non solo per il mondo dello spettacolo, aggiungerei.

… Eccola che esce (in nero, lei), nel grande crogiuolo finale, nel festeggiamento finale (questo ciò che poteva apparire, vista l’euforia) in cui gli uni, la compagnia, si tuffavano idealmente tra le braccia scroscianti degli altri, il pubblico; grato, quest’ultimo, del piacere dello svago, della risata immediata, delle battute senza elucubrazioni… Tutto senza elucubrazioni. Paola mi diceva che secondo lei, secondo loro, ce n’è bisogno. Sì, ce ne è bisogno, è tangibile.

E mentre tutti indugiano, io scappo, come sempre, e penso, senza troppo elucubrare, alla straordinaria inutilità dell’arte. Di cui c’è tanto, tanto, bisogno. Per molti, per tutti !

ps Il “Pigiama per sei” a Borgio Verezzi è piaciuto quanto a Magenta.

 

Alessandra Branca ©2021

 

 

 

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