‘++Vanzaghello: nel giorno del Ricordo la storia di Norma Cossetto fa ancora paura all’Anpi. Che tristezza

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    VANZAGHELLO – Fa ancora paura la storia di Norma Cossetto, a quasi 80 anni dalla folle violenza dei partigiani comunisti del maresciallo Tito che la prelevarono da casa, violentandola e gettandola in una foiba. Fa paura a certi spezzoni della sinistra italiana e all’Anpi, che a Vanzaghello si è scagliata contro la coraggiosa decisione di un’Amministrazione coraggiosa, quella di Arconte Gatti, che ha deciso di distribuire nelle scuole il fumetto edito da Altaforte che narra la storia di Norma.

    Apriti cielo; come già accaduto, purtroppo, in altre parti d’Italia gli eredi morali dei partigiani hanno inveito contro la scelta. Al pari dell’opposizione di Insieme per Vanzaghello, che in un comunicato altrettanto triste riesce a NON parlare dei morti infoibati, dei 350mila esuli giuliano dalmati e nello SPECIFICO della storia di Norma Cossetto.

    Varrà allora la pena di ricordare ancora una volta come ha reagito il Comitato 10 febbraio ad Anpi stessa: “L’Anpi continua a pretendere di avere il monopolio della memoria di questo Paese, ma per lo meno studiasse”, attacca Massimiliano Baldacci, rappresentante locale del C10f. “Norma era iscritta ai Guf, è vero, ma i Guf – chiarisce l’attivista – non erano certo il braccio armato del partito, bensì delle organizzazioni studentesche di cui hanno fatto parte anche personaggi come Giorgio Napolitano, Eugenio Scalfari e molti altri illustri rappresentanti dell’intellighenzia di sinistra”.

    C’è poi il passaggio in cui vengono sollevati dubbi sulla ricostruzione della tragica fine di Norma. Su questo Emanuele Merlino, presidente del C10f, è tranchant: “Dire che non ci siano testimonianze di alcun genere sul massacro della Cossetto è assolutamente falso, non solo perché la sorella Licia raccolse la testimonianza di chi vide quelle violenze, ma anche e più banalmente perché il corpo di Norma è stato ritrovato in fondo a una foiba assieme ad altre persone, e non credo si sia trattato di un suicidio di massa”.

    Per chiudere la disputa, forse, potrebbero bastare le motivazioni con cui nel 2005 l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le concesse la medaglia d’oro al valor civile: “Giovane studentessa istriana, catturata e imprigionata dai partigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in una foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amore patrio”. Ma forse è proprio quell’amor patrio che a qualcuno continua a dare fastidio.

    Dà fastidio la verità, infoibata essa stessa per decenni e occultata sui libri di storia tanto cari all’Anpi e ai suoi epigoni, che non hanno mai potuto cancellare la vergogna delle violenze e dei soprusi dei partigiani di Tito a guerra finita, che portarono all’azzeramento della presenza italiana nelle terre di confine.

    Bene ha fatto, dunque, l’Amministrazione Gatti, che dimostra ancora una volta coraggio e coerenza. Quanto ad Anpi e sodali, dedichiamo loro il sorriso di Norma Cossetto. Sperando che, vergognandosi almeno un po’, rinsaviscano.

    Fabrizio Provera

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