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Urbanamente, la prima conferenza dedicata a “Il Tempo”

Debutto al "Nuovo" con il professor Federico Laudisia

MAGENTA – Urbanamente – “per il secondo anno in completa autonomia”, come sottolineato dalla presidente dell’Associazione Daniela Parmigiani, salutando la platea del CinemaTeatroNuovo, ha dato il via al ciclo di conferenze 2019, a tema ‘il Tempo’ , la sera di martedì 15 gennaio. “Che cosa è il tempo? E’ ancora possibile riconoscerlo, descriverlo? Quante narrazioni del tempo dalle origini ad oggi? Una parola breve, ma consistente, corposa: il tempo della fisica, della natura, della vita, del lavoro, dell’economia, il tempo e la creazione, il tempo delle cose, tempo e complessità”. L’attenzione per la parola, motore precipuo delle proposte di Urbanamente, non poteva sottrarsi all’arduo compito.  “Il tempo è una delle grandi questioni con cui gli esseri umani si sono confrontati, da sempre, senza attendere la nascita della Scienza moderna”, ha affermato Federico Laudisia, filosofo, ricercatore, docente di Logica e Filosofia della Scienza all’Università Milano-Bicocca, citando i contenuti nel merito della speculazione aristotelica e agostiniana. I due più grandi riferimenti antichi per chi intenda indagare sulla natura del concetto di tempo. Quindi il Professore ha concentrato (perché il tempo, anche se non esiste, è tiranno) il proprio intervento sul capovolgimento intellettuale operato dalla Rivoluzione scientifica (XVI/ XVII sec), sulla nascita della Scienza moderna e i suoi artefici, soffermandosi in particolare su Galileo Galilei e Isaac Newton.

 

Poi lo spazio è stato tutto per la teoria della Relatività Speciale di Albert Einstein i cui postulati fondamentali hanno mutato le nozioni di spazio e di tempo (“da assoluti in relativi”). Se mettiamo un orologio molto preciso sul pavimento e uno, altrettanto preciso, sul tavolo, il primo misura meno tempo passato rispetto al secondo. Per non citare i due gemelli che, dopo aver passato il tempo uno al mare l’altro in montagna, quando si ritrovano, il  montanaro è più vecchio. Perché il tempo non è qualcosa di universale e fisso, si allunga o accorcia per influenza della vicinanza di masse. E qui mi fermo, sia perché il lettore interessato avrebbe fatto meglio a seguire di persona la conferenza, sia perché anche lo spazio su una testata on line è relativo, tuttavia in specie perché i contenuti trasmessi davvero facili non sono stati. Insomma, una conferenza tosta, da cui si è tornati stimolati a riflettere sul fatto che il sapere dell’uomo sulla natura è approssimativo e costantemente rimesso  in discussione dalla Scienza contemporanea che, per altro, dice cose sempre più divergenti da quanto le nostre  intuizione e il senso comune suggeriscono. Insomma, la realtà non è come appare (che è poi titolo di un libro di Carlo Rovelli che mi permetto di consigliare). Prossimo appuntamento con ‘Le immagini che finiscono. Cinema e tempo’, a cura di Marco Invernizzi (e di chi altri se no?).  Cinema Teatro Nuovo, h 21, ingresso libero.

 

Franca Galeazzi

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