UrbanaMente Giovani: perché Dostoevskij ci riguarda

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    La vicenda del coronavirus non si risolve, occupa le prime pagine dei giornali e copre le aperture dei social, segno che il grado del rischio di contagio è ancora elevato.  Gli eventi di questi giorni, osservati da un lato come calamità globale, dall’altro come astensione forzata che obbliga a restare in casa, mettono a nudo la fragilità umana e la sua illusoria capacità di controllare l’imprevedibile. Se ci discostiamo solo per un istante dalla preoccupazione per le persone colpite dall’infezione, ci troviamo graziati di un tempo inaspettatamente liberato dalla velocità e dalla tensione, una condizione che ci fa recuperare interessi trascurati o riporta pensieri che avevamo percorso solo a scuola e poi più. Sono pensieri che riportano a pagine di letteratura tra le più alte della tradizione occidentale. Manzoni, la peste, i monatti, gli untori, le porte sbarrate, l’epidemia che dilaga. In questo scenario, per caso, si innesta una serata il cui soggetto è Dostoevskij. Grande “artista del caos”, ha raccontato momenti di vita e condizione umana in cui il carattere dell’eccezionalità è centrale, permettendoci di entrare nella dimensione umana in forme e condizioni estreme. Cosa avrebbe scritto se fosse vissuto in questo tempo?

    Esattamente ciò che ha scritto. Dostoevskij riguarda la nostra contemporaneità, il nostro presente.

     

    Il giorno 11 febbraio 2020, l’auditorium dell’istituto superiore Bachelet di Abbiategrasso ha ospitato il regista Alberto Oliva, nell’ambito del ciclo di incontri organizzati dall’Associazione culturale Urbanamente di Magenta, che quest’anno è intitolata: “Io verso la polis”.

    Il tema, minuziosamente trattato, è stato il teatro di Dostoevskij, argomento tanto complesso quanto intrigante, che ha catturato l’attenzione di tutta la platea.

    La capacità dello scrittore russo di arrivare alla parte più profonda dell’animo umano, portando la sua duplice personalità nelle opere scritte nel corso della vita, è stata messa in evidenza numerose volte nel corso dell’intervento di Oliva, il quale si è destreggiato tra attualità e letteratura, filosofia e psicologia.

    “Per raggiungere la polis perfetta bisogna migliorare sé stessi, per migliorarsi bisogna accettare il proprio doppio”. Ed ecco il collegamento: Dostoevskij ci spiega, attraverso le sue opere, che tutto ha un doppio, che tutti abbiamo un sosia.

    Il tema del doppio viene spiegato da Oliva con un esempio: ognuno di noi può essere chiunque, un assassino, un pedofilo, un ladro: una volta compreso che la nostra personalità si compone di tante parti possibili (nonostante non appaiano), queste parti possono essere contrastate, in modo che non si diventi ladri, pedofili o assassini. Ma occorre la comprensione, la presa di coscienza di ciò che siamo.

    Il significato ultimo di tutta la serata è stato un ammonimento sul proprio doppio, perché tutti noi abbiamo un alter-ego oscuro, che teniamo nascosto.

    Il regista commenta: “La serata è stata molto bella per me, davvero di un livello altissimo. Ho avuto un’ottima impressione, è stato bellissimo anche il dibattito dopo il mio intervento, ci sono state domande molto belle e interessanti. Ciò che mi ha fatto più piacere è stato vedere come una lezione su Dostoevskij possa far parlare di attualità, e quindi di temi che ci riguardano molto da vicino e questa è la cosa che mi piace di più, perché per me Dostoevskij non è un autore che va studiato solo da chi ama la letteratura russa, ma anche da chi riflette sulle cose del nostro tempo, sull’attualità. Alcuni spunti di Dostoevskij riguardano la nostra contemporaneità, il nostro presente: questa è la sua forza, come quella di tutti i grandi pensatori dell’umanesimo e della tradizione occidentale, che hanno sempre messo al centro della loro ricerca l’Uomo”.

     

    Camilla Scuri IIS Bachelet Abbiategrasso

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