UrbanaMente Giovani/2: Dante e noi (al tempo del Covid)

    99

    “L’influenza che Dante Alighieri ha sulle nostre vite non è affatto da trascurare. Nonostante siano già passati settecento anni dalla composizione della sua grande opera, tutti noi conosciamo la Commedia, definita Divina da Boccaccio, anche senza averla obbligatoriamente letta. Questo perché Dante è universale e contemporaneo. Al giorno d’oggi gli studenti come me tendono a ignorare la bellezza e il profondo significato che si celano nell’opera, e la temono, come succede con I Promessi Sposi di Manzoni, perché sarà destinata a essere oggetto di studio, all’apparenza complesso, durante il nostro percorso scolastico. Ma la Divina Commedia non deve essere vista come una perdita di tempo o un impegno aggiuntivo.

     

    Essa vuole comunicarci qualcosa di importante in modo da cambiare in meglio le nostre vite. Non a caso il Sommo Poeta utilizza il volgare fiorentino al posto del latino, lingua di cultura che escludeva le classi sociali inferiori dalla comprensione delle opere. La Divina Commedia è un’opera destinata a tutto il genere umano, indipendentemente dal proprio status sociale. Il suo fine è infatti quello di “removere viventes in hac vita de statu miserie et perducere ad statum felicitatis”, come afferma Dante nella Lettera a Cangrande della Scala, ossia quello di liberarci, finché siamo in vita, da ogni condizione di peccato, di miseria e tristezza e condurci alla felicità e alla beatitudine, che nella Commedia coincidono con Dio. Questa è una delle ragioni per cui Dante è una figura fondamentale nella vita di tutti e in particolar modo nella mia. Leggerlo mi ha fatto realizzare quanto facile sia cadere nelle tentazioni e nel peccato, poiché nonostante “lì, come sito decreto, cen porta la virtù di quella corda che ciò che scocca drizza in segno lieto” (Paradiso, canto I, v. 124-126), o, in altre parole, la meta stabilita da Dio per noi è la felicità, “così da questo corso si diparte la creatura, c’ha podere di piegar, così pinta, in altra parte” (Paradiso, canto I, v. 130-132). La libertà di cui disponiamo non deve essere motivo di miseria e disperazione per noi, e Dante, illustrando la condizione di ogni dannato all’inferno, ce ne ha dato prova. È necessario vivere con responsabilità e umiltà per assicurarci un posto in quel Paradiso che a noi sembra così lontano e astratto. Inoltre, come suggerisce Alessandro D’Avenia nel suo articolo “Le tasche dell’anima”, “uscire dall’inferno per andare in paradiso, passando dal purgatorio, riguarda la vita di tutti i giorni e tutti noi”. Infatti, nonostante il poema dantesco sia un’opera che racconta un viaggio nell’aldilà, in ogni verso Dante ci rivela l’al di qua, l’uomo nella sua vita quotidiana. Non a caso il primo verso della Commedia recita “Nel mezzo del cammin di nostra vita”. Il viaggio che il Poeta compie coincide col viaggio di ciascuno di noi. Per questo percepisco l’opera anche come un invito ad andare avanti e non cedere. Come Dante è riuscito a superare l’inferno, senza perdere la speranza, per raggiungere la salvezza e la felicità, anche noi dobbiamo essere in grado di affrontare il nostro inferno personale e non lasciarci abbattere dai mali della vita, perché ad attenderci ci sarà sempre qualcosa che ci donerà incommensurabile gioia. Per di più Dante ci informa che è decisivo accettare l’aiuto altrui. Come lui ha incontrato la compagnia di Virgilio, che lo salva dalla selva oscura, anche noi dovremmo imparare a fare affidamento sulle persone a noi più care quando ne abbiamo un disperato bisogno, e proseguire da soli quando giunge il momento. Dunque, bisognerebbe normalizzare l’ascolto e la lettura giornaliera dei canti danteschi. Ogni verso della Commedia ha la capacità di illuminare la vita e la realtà in cui viviamo, nonostante lo scetticismo iniziale. Dante ha scritto quest’opera per noi e noi dobbiamo sfruttare questo immenso dono per cambiare vita e condurne una migliore perché “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”.

    *Alyssa Filistad, 5A Liceo Linguistico Quasimodo

     

    Articolo precedenteSalute, 108 ospedali italiani fra i migliori al mondo. Tra i primi 14, 9 sono lombardi
    Articolo successivoPersino un divano, nel Naviglio Grande in secca…