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Un giorno storico: l’alta moda sbarca all’Avana- di Emanuela Arcidiacono

 

Mercoledì è successo un accadimento che oserei definire epocale, dopo la visita di Obama ed il viaggio pastorale di Papa Francesco,a Cuba è sbarcato il rutilante mondo della moda. Per la prima volta nella storia della nazione dopo l’embargo, un couturier di fama internazionale con Karl Lagerfeld ha deciso di trasformare il celebre Paseo del Prado, il piu’ elegante viale posto al centro della città dell’Havana, nella più esclusiva delle passerelle.

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50 tra le piu’ famose top model internazionali, oltre a 50 bellezze locali, hanno sfilato con coloratissimi capi della collezione cruise di Chanel. Celeberrima resterà ai posteri l’immagine di Gisele col basco del Che’ in abito rosso, ventaglio giallo e come scenografia una tipica auto cubana. Il kaiser della celebre casa di moda ha immaginato Coco passeggiare per le vie dell’Havana. Come non tornare con la mente alla mia prima vacanza a Cuba, come non ripensare ai sapori, ai profumi, ai colori. LHavana, la città piu’ affascinante tra quelle che io abbia mai visitato. L’atmosfera che vi si respira è unica, così drammaticamente retrò, con i suoi palazzi d’epoca, le sue auto coloratissime, simbolo del tempo che fu, gli alberghi eleganti del centro dall’inconfondibile stile liberty. Questa città risulta incredibilmente suggestiva, da qualsiasi angolazione la si guardi. Durante la mia prima visita fummo condotte, io e le mie amiche, nei punti nevralgici, in un percorso impegnativo, dalle tappe particolarmente serrate. Ma ricordo che durante la mattinata ci fu concessa una pausa in uno degli alberghi del centro, incredibile a vedersi, al suo interno era stata ricostruita una vera e propria serra. Tutto quel verde, quelle fontane , suscitarono in noi un senso immediato di pace. Purtroppo questa sosta fu brevissima. Ma il nostro proseguo fu caratterizzato da un unico desiderio : tornare in quel luogo magico. E ci riuscimmo, nelle nostre due ore senza guida, dopo aver chiesto indicazioni a tutti i passanti, dopo essere stati condotti nelle locande più sperdute e desolate. Nessuna di noi parlava spagnolo, e fu inevitabile confondere il nome dell’hotel, udito solo una volta. Anziché capire che fosse Hotel Los Frailes ( hotel dei frati), il misunderstanding con i fratelli fu semplice. Calcolando che Dos Hermanos ( due fratelli) , è uno dei più rinomati bar dell’Avana, l’errore fu invitabile. Inoltre alcuni dei ragazzini a cui chiedemmo indicazioni, ci condussero probabilmente nel bar dai loro fratelli !!! Ma dopo tanto peripezie tornammo li, dove assaporai il migliore Mojito del mondo. Un sapore incredibile, una consistenza unica, berlo fu una vera e propria esperienza. E la nostra fortuna è che durante la nostra breve ma intensa sosta in quel luogo incantato, di cui ricordo i marmi bianchi, i colori chiari a contrasto con il verde deciso delle fronde degli alberi, l’intensità della luce , il rumore dell’acqua, fummo deliziate da un coro. Un gruppo di italiani iniziarono ad intonare melodie sacre e cori di montagna, cantando a cappella, lì dove l’acustica risultava perfetta, creando un’atmosfera unica e suggestiva.

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La commozione fu inevitabile, il nostro animo inquieto fu immediatamente placato da quel suono. Al termine di quel momento magico ci rendemmo conto di essere enormemente in ritardo sulla tabella di marcia del nostro tour, e, nostro malgrado, dovemmo tornare dal gruppo. Peccato non sapessimo esattamente dove andare, il caldo e l’umidità erano logoranti e le strade sembravano tutte uguali. Non appena ci rendemmo conto di aver imboccato la strada giusta, avvistato da lontano, il nostro transfer partì e contestualmente scoppiò un temporale. Le mie infradito argento di vernice, risultarono un’arma impropria per quel percorso, con l’acqua che scendeva a catinelle, rischiavo di volare sull’asfalto ogni secondo. Così, in un attimo di impeto, presa dalla necessità, decisi di toglierle, e cominciai a correre sempre più veloce sino a raggiungere quel transfer. Mai avrei creduto di compiere un gesto simile, se ne stupirono anche le mie compagne d’avventura, io, così formale, che correvo a piedi nudi lungo il Malecon , atto che risultò catartico, liberatorio. Credo che fu la metafora dell’inizio di un cambiamento interiore, cercare di andare oltre le convenzioni ed avere il coraggio di essere completamente se stessi, e l’emozione che provai in quel momento, fu unica. Serberò per sempre nel mio cuore quel momento, e la pace che trovò il mio animo ascoltando quel canto. La nostalgia delle strade dell’Havana.

Emanuela Arcidiacono

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Redazione Ticino Notizie

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