Tutto (o quasi) su Clubhouse, il social più cool del momento

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    Il social network del momento è Clubhouse: ve ne parliamo grazie a questo estratto di un articolo de Il Post

    Clubhouse, un nuovo social network in cui invece di scrivere brevi messaggi o condividere immagini si parla in diretta, sta attirando velocemente le attenzioni di giornali e appassionati di internet anche in Italia, dopo che nelle scorse settimane lo aveva fatto negli Stati Uniti. Diversamente da Facebook e in modo più simile a Twitter, Clubhouse è pensato per conversare di qualsiasi argomento non solo con chi si conosce, ma con chiunque, o anche solo per ascoltare altri che parlano di qualcosa.

    Per ora, in Italia, Clubhouse è usato quasi esclusivamente da giornalisti, esperti di strumenti digitali e persone con un grosso seguito online (tra cui Luca Bizzarri e Marco Montemagno), perché è ancora in una versione di sviluppo e ci si può fare un profilo solo se si viene invitati da un altro utente. Per la stessa ragione ci si può accedere solo da una app (non dal browser di un computer) soltanto in inglese, che può essere scaricata solo su iPhone o iPad con sistema operativo iOS 13.0 o più aggiornato.

    «Il nostro scopo era costruire un’esperienza social che venisse percepita come più umana, dove invece di postare ci si riunisce con altre persone per parlare» hanno spiegato qualche giorno fa i fondatori di Clubhouse, Paul Davison e Rohan Seth, sul blog del social network. «Volevamo creare uno spazio tale per cui quando chiudi la app ti senti meglio di quando l’hai aperta, perché ti ha permesso di approfondire un’amicizia, incontrare persone nuove e imparare qualcosa». Le conversazioni non sono registrate sull’app, né possono essere condivise tra gli utenti o scaricate, se non con strumenti esterni che vanno contro l’idea alla base del social.

    Ogni utente di Clubhouse ha a disposizione due inviti per far entrare altre persone, quindi il primo modo per crearsi un profilo è farsi invitare da qualcuno che si conosce  che è già registrato. È possibile farsi ammettere tramite qualcuno che si conosce anche se questa persona ha già usato i suoi due inviti: basta che il proprio numero di telefono sia salvato nella sua rubrica. Infatti una volta che ci si è registrati nella lista d’attesa per entrare in Clubhouse tutte le persone con cui si è in contatto che sono già registrate sul social network ricevono una notifica e hanno la possibilità di «lasciarvi entrare» senza usare inviti.

    Clubhouse ha detto di avere già raggiunto 2 milioni di iscritti e anche negli Stati Uniti ha un’utenza limitata, di cui però fanno parte persone famose come Oprah Winfrey, Drake ed Elon Musk, l’imprenditore di Tesla e SpaceX. 

    La grande popolarità ottenuta da Clubhouse nell’ultimo periodo – anche grazie a Musk – ha comprensibilmente fatto parlare anche dei suoi limiti attuali. Uno riguarda la privacy: Carola Frediani, esperta di cybersecurity, ha spiegato nella sua newsletter Guerre di rete che, dato che Clubhouse chiede in modo molto insistente di avere accesso alla rubrica del telefono di chi la usa, secondo il garante per la protezione dei dati di Amburgo non soddisferebbe i requisiti del Regolamento europeo sulla privacy (GDPR).

    Un altro limite è la moderazione: chi crea una stanza ne è moderatore e può dare e togliere la parola ad altri partecipanti, ma non c’è modo di evitare che vengano create stanze in cui si diffondono, ad esempio, informazioni false o messaggi d’odio.

    Un altro utente che ha usato Clubhouse per dire cose antisemite e razziste è stato invece bandito dal social network, dietro segnalazioni di altre persone, ma al momento non è chiaro se i fondatori della piattaforma abbiano un piano per moderare maggiormente le conversazioni.

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