Tra Israele e Argentina succede che…

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    Chi è Joe Lewis? È un miliardario, nato a Londra, nel 1937, in una casa popolare, nel quartiere, periferico, di Jewish. Famoso per essere il proprietario del fondo d’investimento Enic (English National Investment Company) Group, che detiene la maggioranza del Tottenham Hotspur, squadra di calcio che milita in Premier League. È uno tra gli uomini più ricchi d’Inghilterra.

    Joe Lewis è conosciuto anche in Argentina, perché azionista della società Edenor (il più grande distributore di energia del paese) e di Transener (compagnia leader nel trasporto dell’energia elettrica ad alta tensione).

    In questo periodo è attenzionato dalle autorità argentine per i massicci acquisti di terre in Patagonia (oltre a quelle già in suo possesso, a ridosso del Lago Escondido, 14.000 ettari!) e sui periodi di tempo che, qui, vi trascorrono migliaia di soldati israeliani (10.000, circa, ogni anno, sembra, addirittura, dalla fine della guerra delle Malvine, giugno 1982). Infatti è stato costruito un aeroporto privato (con una pista di 2 km, per aerei civili e militari) e, pare, anche, migliaia di alloggi.

    Joe Lewis vorrebbe ricreare uno stato ebraico in Argentina? Si rifà al Plan Andinia? Bollato come una teoria complottista, diffusa dall’estrema destra argentina, dopo il fallito golpe a Peron (1955), il Piano Andinia prevedrebbe una colonizzazione e conversione dell’Argentina all’ebraismo, tramite immigrazioni di massa.

    Già nel 1896 Theodor Herzl, fondatore del sionismo, scriveva: “Dobbiamo scegliere, Palestina o Argentina? L’Argentina è, per sua natura, uno dei Paesi più ricchi del pianeta, con un vasto territorio. Di popolazione e clima mite. La Repubblica Argentina avrebbe il massimo interesse a darci parte del suo territorio”.

    Nel Gennaio del 1986 La Nacion riportava, in suo articolo: “Israele sta studiando l’insediamento di una colonia ebraica a Santa Cruz. Ha condotto un sondaggio della zona per studiare il clima, la flora, la fauna e la ricchezza potenziale del luogo”.

    Marco Crestani

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