Tommaso Besozzi

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    E adesso e adesso e poi adesso. Dentro il tempo che si cristallizza occorre coglierne la crisalide, il progetto di quello che è stato e la prospettiva di quanto sarà. Il giornalista è questa roba qui. ‘Tanta roba’, come si dice in gergo giovanilista. ‘E ci sta’. Il giornalista indica la rotta guardando dentro questo adesso e adesso e ancora adesso che pare, pare, il caos di una follia. E non è mai, mai e mai, così. Eccoci. Tommaso Besozzi. 1903-1964. Cronista. Scrive un solo libro: “La vera storia del bandito Giuliano”, editore Vitagliano, anno domini 1959. Avevo un anno. Ripubblicato in questi giorni per i tipi de ‘Le Milieu’, cinquantotto anni dopo quell’anno, lo leggo. Una lingua che fascia di piacere: prosa elegante, ferma, precisa, concreta, dettagli significanti: bella; e dolore: l’Italia di Giuliano, il bandito Giuliano e la sua banda che scorrazza per Montelepre, è ancora, ancora e ancora, l’Italia nostra. Eccola tutta lì, la Patria, tutta in nuce dentro quel piccolo scrigno di un paesino siciliano. Tetti piatti, ombre sotto i piedi. Ed eccola ora nella sua potenza adulta, tutta in bande feroci che imperversano ben oltre il parallelo del fico d’india. Dove la banda non è più ‘l’avventura senza ieri né domani con il mondo tra le mani’, alla mitra in spalla. Ma, ma. La formale, fredda educazione di un poliglotta che si occupa di investimenti finanziari?, anche… ma se ci fermassimo al crimine, nero e bianco, rimarremmo nell’autoassoluzione del colore. La banda è molto di più. La banda si nutre d’appartenenza, le cui lenti deformano la possibilità di coltivare, di là dal confine prestabilito, la bellezza. E la bellezza è disarmata. Le bande, ciascuna per se, neppure la calpestano, una traccia ne rimarrebbe, semplicemente la evitano. Così, nessuno ne parla, come non esistesse. Tommaso Besozzi. Pagine profonde, vive: l’uomo e i suoi uomini, la sua famiglia, gli odori del giorno, le luci e il taglio chirurgico delle ombre, le notti, talvolta le tenebre. Incontri. L’uso politico che se ne fece di un ragazzo, il bandito Giuliano, generoso e feroce, colonnello dell’Esercito Volontari per l’Indipendenza della Sicilia, l’EVIS, che tanto comodo fece alla politica del dualismo dicci-picci, ‘nun te regghe più’ sino ai nostri giorni, giorni di adesso, adesso e ancora adesso. Ignorante e criminale, purtuttavia un ragazzo assassino consapevole che ad ogni passo sfidava la sua morte come un torero in una corrida multipla. Usato, Salvatore Giuliano, come una bestia buona per uccidere e poi, poi le sue orecchie sono offerte alla bella giustizia. Il testo di Tommaso Besozzi, suicida nel 1964, è vaccino al giornalismo odierno. Lui sa scrivere. E scrive. Ed il giornalismo è tutto qui. Tra chi sa scrivere e chi no. Dove no non significa non ancora, significa solo no. E il resto, tutto il resto è monetina tradotta in scoria. Leggetelo. Ci sta dentro tutta l’Italia del dopoguerra, che è ancora giorno nostro: oblio alla bellezza disarmata. E adesso e adesso e poi adesso. Così le bande. Adesso vinco io.

    E.T.

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