Ticino senz’acqua, il Parco scrive al Ministro dell’Ambiente Costa

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MAGENTA/PARCO DEL TICINO Il Ticino soffre. L’ambiente ne risente. Basta farsi un giro lungo i sentieri che costeggiano il fiume azzurro per vedere come, anche questa estate non ci sia da stare allegri. In alcuni punti il livello è talmente basso che si potrebbe passare dalla sponda lombarda a quella piemontese senza problemi. E così il Parco del Ticino scrive all’attuale Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Sergio Costa. Con lettera inviata pochi giorni prima di Ferragosto e firmata dal presidente Gian Pietro Beltrami e dal direttore Claudio Peja.

Per chiedere cosa? Auspichiamo che venga presa in seria considerazione la problematica che ci affligge – afferma il presidente Beltrami – e invitiamo il Ministro a farci visita. Potrà essere nostro gradito ospite per una visita del Parco”. A distanza di un anno dall’istituzione del tavolo tecnico al quale ha partecipato anche il Parco il risultato è stato deludente. Ovvero il mantenimento di due metri di spiagge sul lago Maggiore sponda piemontese, a scapito delle oltre seimila aziende agricole che vanno in sofferenza. Una malattia che si chiama siccità. Che potrebbe essere curata, ma che non si vuole curare. “La cura del metro e mezzo va applicata subito – ha detto il direttore Peja – non causerà un aumento del rischio di allagamento delle sponde lacuali. I tempi di preavviso di eventi meteorologici rilevanti di 72 ore coprirà ampiamente il tempo necessario per abbassare il livello del lago di oltre mezzo metro”. Avanti di questo passo la situazione non potrà che peggiorare. I dati sono allarmanti. Mentre nel 2017 il deflusso nel Ticino era di 240 metri cubi di acqua al secondo, quest’anno è già sceso a 160.

“Oltre a causare danni al territorio – aggiunge Peja – gli effetti della siccità stanno provocando problemi alla navigazione turistica, alla pesca e alla salute in generale”. Quest’anno c’è anche l’aggravante dell’abbondanza di acqua garantita dal disgelo, fino al 30 giugno. Acqua che è stata letteralmente buttata via, quando la si sarebbe potuta utilizzare. “Le responsabilità – precisa il Consorzio del Ticino – non sono certo nostre, in quanto dobbiamo attenerci a disposizioni ministeriali”. Al momento, complice il periodo estivo con il personale di molti enti in ferie, non è arrivata risposta alla missiva. “Se non la otterremo ci faremo sentire – conclude Beltrami – il Ticino è stato sempre gestito nel migliore dei modi. Lasciandolo scorrere, senza incanalare e senza consentire costruzioni in riva al fiume. Al Ministro faremo presente quanto è costata allo Stato la gestione del Ticino. È costata zero centesimi. Pensiamo che un minimo di considerazione ci debba essere garantita”.

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