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Tangenti Lombardia, parla Nino Caianiello. ‘Soldi leciti e per il partito’

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MILANO – Nino Caianiello, il presunto ‘burattinaio’ del sistema di corruzione, appalti pilotati e finanziamenti illeciti svelato dalla Dda milanese, sostiene di non aver mai preso “soldi in modo illecito” e che il denaro raccolto durante la sua attivita’ politica “lo ha messo in Agora’, un’associazione culturale legata a Forza Italia e nel partito”.

Lo ha spiegato l’avvocato Tiberio Massironi prima dell’udienza al Riesame, chiarendo anche che Caianiello e’ un “decisionista che aveva rapporti coi vertici locali e nazionali” di FI.

L’avvocato Massironi ha presentato al Riesame, come gia’ altri difensori, un’istanza di competenza territoriale a favore della Procura di Busto Arsizio che, dice, se dovesse essere accolta travolgerebbe l’intera indagine ribattezzata dagli inquirenti ‘Mensa dei poveri’. Se viene meno la competenza di Milano, e’ il suo ragionamento, crollerebbero tutte le intercettazioni perche’ i termini entro cui svolgerle, per ragioni tecniche inerenti alla tempistica dei reati contestati, cambierebbero e non potrebbero essere utilizzate.

Questo farebbe venire meno il ‘cuore’ dell’impianto probatorio portato dagli inquirenti.
Per il legale non e’ chiara nemmeno la ‘saldatura’ tra gli episodi di presunta corruzione collocati dalla Procura in provincia di Varese e a Novara: “E’ vero che i singoli si parlano – argomenta – ma non come appartenenti a un’associazione a delinquere”. Caianiello, riferisce il suo difensore, “vuole chiarire punto per punto la sua posizione e, per questo, ha chiesto ai pubblici ministeri di essere interrogato”. Il legale ha poi ricordato i trascorsi del suo assistito a partire da quando, molti anni fa, gestiva una ricevitoria del lotto a Gallarate e “si dava da fare per risolvere i problemi di tutti, prima di candidarsi e prendere tantissimi voti. La sua per la politica e’ sempre stata una passione”. “La Procura lo accusa di cose molto gravi – prosegue – in questi processi bisogna avere molta pazienza. Ricordo dieci anni fa un’inchiesta su un presunto giro di corruzione nel gallaratese nell’ambito della quale vennero fatte 300mila intercettazioni. Alla fine la Cassazione ha annullato le condanne del primo grado e dell’appello”.

Nessun politico, stando a quanto riferisce Massironi, si e’ recato a trovare il presunto “burattinaio” in carcere, sebbene molti esponenti di alto livello di Forza Italia e della Lega, come ha confermato il presidente della Regione Attilio Fontana nel suo interrogatorio, si rivolgessero a lui per avere consigli sulle strategie politiche o sulle nomine. “In questo momento – ironizza il difensore – chi tocca Caianiello muore”.

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