Tangenti, Caianiello si difende davanti al Pm. ‘Io facevo politica…’

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    MILANO – Ha portato davanti ai pm una versione, quella del “politico influente” che aveva ricevuto la “delega da Lara Comi” e anche dai precedenti coordinatori varesini di Forza Italia per occuparsi del partito, ma poi messo di fronte alle contestazioni, comprese le presunte ‘retrocessioni’ incassate con le nomine di suoi ‘uomini’ in societa’ pubbliche, ha negato e ha parlato solo di soldi leciti versati ‘in chiaro’ al partito. E’ stato un interrogatorio a tratti anche teso, e caratterizzato persino da uno stop per un confronto con l’avvocato, quello di Nino Caianiello, presunto “burattinaio” del sistema di tangenti, appalti e nomine pilotate e finanziamenti illeciti svelato dalla Dda milanese.

    Un primo faccia a faccia col pm Luigi Furno, uno dei titolari della maxi inchiesta che il 7 maggio ha portato a 43 misure cautelari, a cui potrebbe seguirne un altro, dopo valutazioni sulla linea difensiva. “Non ci sono ripensamenti, ci sono riflessioni da fare”, ha chiarito l’avvocato Tiberio Massironi ai cronisti, dopo che nel corso delle sei ore di interrogatorio il verbale e’ stato anche interrotto, verso la fine, per un colloquio tra il difensore e Caianiello.

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    “Io facevo politica, ero influente e avevo l’autorita’ per occuparmene a livello locale, avevo avuto la delega da Lara Comi (ormai ex eurodeputata e indagata, ndr) e dai coordinatori varesini di Forza Italia che l’hanno preceduta”, ha sostenuto, in sostanza, l’ex responsabile di FI a Varese (non aveva piu’ alcun ruolo formale in Forza Italia), il quale, secondo l’accusa, avrebbe manovrato, invece, un vasto sistema illecito che spaziava dall’assegnare incarichi in societa’ partecipate, con tanto di “decima”, ossia di soldi retrocessi da chi aveva ottenuto il posto, fino a presunte mazzette per truccare gare d’appalto e ottenere varianti dei piani di governo del territorio.

    Messo di fronte alle intercettazioni, dando spiegazioni ritenute dagli inquirenti inverosimili e parlando di “attivita’ politica” ma senza mai entrare nel merito della lunga serie di imputazioni, il cosiddetto ‘ras’ dei voti di FI a Varese, anche accusato di istigazione alla corruzione nei confronti del Governatore Attilio Fontana (indagato per un’ipotesi di abuso d’ufficio), avrebbe confermato soltanto di aver preso 500 euro da Paola Saporiti, ex assessore di Cassano Magnago (Varese), usati per piccole spese del partito. Per il resto, ha parlato solo di denaro tracciato arrivato al partito o ad Agora’, associazione culturale legata a FI.

    Una difesa di questo genere sostenuta per quasi quattro ore, preceduta anche da un “cappello” generale sull’ambiente politico in cui ha operato a partire dagli anni ’80 fino al suo arresto.
    Poi, il verbale e’ stato interrotto e c’e’ stato un confronto prima tra Caianiello e il legale e poi col pm. Ora, in carcere a Opera, il presunto “burattinaio” fara’ le sue valutazioni e dopo aver approfondito e riletto le carte e le intercettazioni depositate agli atti – con anche nuove contestazioni che sarebbero allo stato “embrionale” – in una decina di giorni dovrebbe decidere se rendere un nuovo interrogatorio.

    Intanto, il gip Raffaella Mascarino ha accolto la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dai difensori di Alberto Bilardo, ex segretario di Fi a Gallarate – ha avuto il parere favorevole della procura in quanto ha reso interrogatori esaurienti, puntuali e dettagliati che hanno contributo alle indagini – e a Sergio Salerno, sindacalista di Amsa

    Fonte-Ansa

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