Sul ‘mestiere del parlamentare’

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    Art. 71, c.1, della costituzione italiana. L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

     

    Il parlamento, con la sua funzione legislativa, è secondo al governo, che ha funzione esecutiva, nella produzione di leggi in Italia. Su 10 leggi approvate, 7 sono state di iniziativa governativa.

    Così facendo, i parlamentari, per incidere sulla vita politica del paese (cioè per far approvare proprie leggi) hanno trovato altre strade (Big 5 Key Positions).

    Cercare di essere:

    1. Presidente di una commissione
    2. Vicepresidente di una commissione (cosiddetti ruoli istituzionali)
    3. Capogruppo di aula
    4. Capogruppo di commissione (cosiddetti ruoli politici)
    5. Ma soprattutto di essere nominato relatore di un provvedimento (meglio se governativo). Il relatore, infatti, diventa il regista del disegno di legge che esce da una commissione. Coordinando la mediazione politica sul provvedimento.

     

    Una di queste 5 posizioni aumenterà, sicuramente, l’indice di produttività. Infatti, i parlamentari delle 28 commissioni permanenti (14 per ramo parlamentare) producono 2 volte e mezza i parlamentari senza incarico. Da ciò deriva che il 90% dei gruppi alla camera e l’83% di quelli al senato producono meno della media. Vuol dire che sono pochi i parlamentari che producono. Da ciò se ne deduce che la produttività (e quindi l’utilità) non è direttamente proporzionale all’assidua presenza in parlamento.

    Curioso, a questo punto, scoprire la difficoltà del doppio incarico. Membro del governo/parlamentare. I 31 deputati e i 12 senatori, del governo presieduto da Gentiloni, che hanno incarichi di ministro, vice ministro, o sottosegretario presentano un indice di produttività basso. Ovviamente dato falso, perché si dovrebbero utilizzare parametri rispetto alle loro missioni istituzionali e non alla vita in aula.

    Marco Crestani

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