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Nello Meneghello, il camerata romantico e affabulatore che viveva ‘sospeso’ tra calce, Bremach e bancone- di Emanuele Torreggiani

Dentro il candore accecante del sole ancora in soglia all’orizzonte, lungo la stretta via trapunta in ombra dai ghiacci notturni, agile divincola il Bremach dallo chassis ridotto. Sfumacchia nella cambiata a ripresa. E dalla cabina in rossobruno, di quell’età oscillante tra il ragazzo e l’adulto, i tratti del volto cristallizzati dalla fatica fisica che ne incidono il lineamento, il volante manovrato a doppio braccio. Se ne scorge il corto capello velato di calce e l’azzurro vortice della sigaretta. Sei tornato!, muti s’esclama mentre il mezzo trapassa dentro la scheggia di freddo sole. E nell’attimo di quell’istante si congiunge il ponte tra vita e morte. Orlo di ferita, pulsante.

 

 

E lo si vede il Nello, già amico d’infanzia, perito edile partito dormendo nella solitaria notte, nel suo profilo tagliente, nelle sue mani lunghe bruciate di calce e cemento, la Marlboro in perenne attività, poggiato, ben oltre il crepuscolo, al bancone del bar per il Negroni di fine giornata, e tutta la fatica sulle sue spalle già chine, per quanto ancora giovani, i panni mineralizzati dagli impasti dei bitumi.

E nei dì di festa, in quell’abito blu, camicia bianca, scarpe nere lucidate a legno, e, talvolta, solo quando l’inverno induriva, il cappotto blu sempre sbottonato. Egli, stigma di un mondo estinto. E ieri, nella giornata dedicata a Santa Agnese, lui, nell’attimo dell’istante di un Bremach al passo. Dal cassone a passo corto il manico di un badile e quell’aura di calcina che sfarina cenere mentre sobbalza sulla strada e va. Cenere e luce.

E.T.

Post scriptum cameratesco. Rispetto alla scrittura del mio maestro ET si può essere complementari, sussidiari, o semplici addendi verbali (alle peggio verbosi). Ma per il Nello, per il nostro camerata Nello, tocca rischiare la collisione rischiosa. Del resto che altro erano, o che altro sono i ‘fascisti’- agli occhi sprezzanti degli odiatori senza cuore e senz’anima, senza canti e senza suoni, senza donne e senza vino- se non uomini? Ed è questo che ci restituisce, Emanuele. L’uomo, prima del camerata. C’è che non si può dimenticare. Il Nello in camicia nera a Predappio, e neppure una lontana traccia di calcina sull’abito e i panta grigi, a rendere omaggio a un socialista rivoluzionario, già direttore de L’Avanti. Poi da Benizzi Ferrini, poi in una trattoria tra i colli, se non erro 8 bocce di Sangiovese riserva in 4. C’è che 20 anni fa un manipolo di giovani cazzari 20-25-30enni, che del fascismo amavano il lato conviviale (qualcuno aveva letto Tarchi, qualcuno Evola, qualcuno De Felice, qualcuno Sternhell, qualcuno Guenon, qualcun altro non aveva letto un cazzo e ingollava Campari gelato misto ghiaccio), s’avvicinarono alla politica post fascista a Magenta, nel culto (oggi le Sardine non hanno alcun culto per nessun anziano) dei Putrella, dei Bettolini, dei camerati anziani che nottetempo affiggevano manifesti con la Fiamma muniti di colla e.. frusta (negli scontri due contro 10, ovviamente dieci erano sempre i compagni, una frusta faceva sempre comodo e intimoriva le masse rabbiose eredi e vigliacche). Il Nello, ideale generazione di mezzo, non dispensava traiettorie ideali ma esperienza, racconti, goliardia, cameratismo. E noi ad ascoltare e sorridere, o ridere di gusto. E  via, altro giro di Campari o di bianco fermo. Perché alla fine quelli lì, ‘i fascisti’, erano e sono soltanto uomini. In alto i calici, camerata Nello. Nobis semper, sursum corda. 

Fab. Pro.

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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