CronacaEconomia/LavoroNews

Stf, nominati tre curatori fallimentari. Domani pomeriggio assemblea dei lavoratori

L'attività potrebbe comunque proseguire (ed i posti di lavoro, almeno parzialmente, salvati)

 

 

MAGENTA – E’ una notizia durissima quella giunta dal Tribunale di Milano, dove la lunga crisi che ha colpito la Stf di Magenta giunge ad uno di quei punti (per certi versi) senza ritorno: la nomina dei curatori fallimentari, che per l’azienda di strada Robecco- fondata nel 1937 da Salvatore Trifone- saranno tre.

Come prevede del resto la legge in materia, il curatore (o i curatori, come in questo caaso) è l’Organo del fallimento, a cui è demandato il compito di gestire la procedura e amministrare il patrimonio dell’imprenditore fallito al fine di liquidarlo e di dare soddisfazione alle ragioni dei creditori ammessi al passivo mediante il pagamento dei loro crediti.

L’apertura del fallimento comporta che il soggetto fallito venga privato dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di apertura della procedura e di quelli che pervengono durante la stessa.
Tali beni, tuttavia, affinché gli scopi cui è deputata la procedura vengano effettivamente raggiunti, debbono essere gestiti in modo corretto ed efficiente.
Per questo motivo la legge fallimentare prevede che il Tribunale che dichiara il fallimento nomini contestualmente anche un professionista, che viene investito della qualifica di pubblico ufficiale e a cui viene affidata l’amministrazione del patrimonio fallimentare.

La nomina, che risale ai giorni scorsi, mira a  garantire che il gruppo dei curartori svolga le proprie attribuzioni nell’interesse della procedura e dei creditori che partecipano al concorso.

Come riportato anche da TN, dopo le proteste dei lavoratori rimasti (circa un centinaio) gli stipendi del mese di aprile sono stati regolarmente corrisposti, dimostrazione- l’ennesima- che sino alla fine la famiglia Trifone, la cui terza generazione era da tempo a capo del gruppo che era arrivato a comprendere la danese Bwe e lo stabilimento di Chennai in India (quindi Bwe India), per un numero complessivo di addetti di circa 800 unità e fatturato superiore ai 200 milioni di euro.

Domani pomeriggio, frattanto, è prevista l’assemblea dei lavoratori con le rappresentanze sindacali, che faranno il punto della situazione.

Tra le potenziali ipotesi c’è anche quella che un compratore si faccia avanti per rilevare l’azienda, mantenere il sito produttivo di strada per Robecco ed assorbire (in tutto o almeno in parte) i dipendenti rimasti.

Al momento, tuttavia, quella appena scritta è una delle pagine più tristi per l’economia magentina negli ultimi decenni.

RTN

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