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Speriamo vinca (ancora) lui.. KEEP AMERICA GREAT AGAIN, di Andrea Pasini

 

Speriamo vinca lui. Il 3 novembre 2020, per la seconda volta, la storia passerà davanti a noi e lo farà attraverso le elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America. Donald Trump dopo aver rottamato, quattro anni fa, Hilary Clinton si trova come sfidante il dem Joe “Sleepy” Biden. Partiamo da un costrutto fondamentale, nel corso dei decenni, l’Italia, ahinoi, ha perso il suo ruolo centrale nel panorama politico internazionale. Siamo scivolati nell’oblio e come scrisse, ormai qualche mese fa, Adriano Scianca su Il Primato Nazionale dobbiamo tornare ad avere una visione d’insieme, una progettualità politica interna che si riversa all’esterno. L’intellettuale umbro ha scritto: “Per avere una proiezione nel mondo che non sia di marca ‘american-repubblicana’, ‘american-democratica’ o ‘iraniana’, l’Italia dovrebbe innanzitutto esistere. Non si proietta all’esterno ciò che è privo di consistenza all’interno. Ecco allora il compito per il 2020 appena iniziato: tornare a esistere. Rifondarsi. Una cosa da nulla”. Ma in questo scenario, nella guerra tra identitari (il nostro schieramento) e globalisti (Black Lives Matter ed affini) la vittoria di Donald Trump può garantire ben più di qualche mal di pancia ai progressisti dem.

L’intero establishment progressista ha messo nel mirino il biondo ciuffo del Presidente U.S.A., in primis l’ex first lady Michelle Obama. Quest’ultima intervenendo ad una convention del Partito Democratico ha definito il tycoon “il presidente sbagliato per il nostro Paese”, ma non si è fermata qui, aggiungendo: “Ogni volta che guardiamo a questa Casa Bianca appellandoci a una guida o in cerca di consolazione, o di qualsiasi parvenza di fermezza, ciò che vediamo è il caos, la divisione e una totale e completa mancanza di empatia”. Trump ha risposto a Michelle altrettanto duramente: “L’amministrazione Obama-Biden è stata la più corrotta della storia, compreso il fatto di essere stata beccata a spiare la mia campagna, il più grande scandalo politico della storia del nostro Paese. Si chiama tradimento e altro ancora”. E da galantuomo, per glissare sulle fandonie in salsa obamiana, ha ringraziato per le “gentilissime parole”. Affondo dopo affondo, come la sinistra tra le nostre mura amiche con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, è in atto la mostrificazione dell’inquilino della Casa Bianca. Addirittura Barak Obama ha dichiarato: “Se non lo fermiamo, Donald Trump raderà al suolo la democrazia americana”. Asserendo che la Costituzione sarebbe stata calpestata dal 74enne di New York: “Dovrebbe esserne il custode. Invece non ha preso sul serio il suo ruolo. Non è cresciuto mentre esercitava le sue funzioni, perché non era in grado di farlo”. Un tema ricorrente, che ritorna come l’onda alla fine del riflusso, quello della distruzione della democrazia da parte dei conservatori e tradizionalisti. Un argomento ciclico tirato fuori ogni qual volta il popolo, sovrano in assoluto, decide che il governo della propria Nazione debba essere repubblicano, nel caso statunitense, o di centro-destra, nel caso tricolore.

Io sono Andrea Pasini un giovane imprenditore di Trezzano Sul Naviglio ed il mio non è un tifo becero e cieco, sappiamo benissimo che dall’altra parte dell’Oceano non esiste un partito filo-europeo e che spesso e volentieri l’Atlantismo ha offuscato ed evirato la nostra visione politica, ma come ricorda Sebastiano Caputo su L’Intellettuale dissidente: “In questo momento storico la Casa Bianca ha interesse nello sfaldamento del nostro continente e fa leva sui movimenti più o meno populisti (dalla Brexit passando per la protesta dei Gilets Jaunes, compreso il nostro governo) per mantenere il rapporto di subalternità geopolitica dell’Europa e indebolire l’odioso asse franco-tedesca, che nel frattempo si rafforza in una prospettiva ‘alter-americana’“. Eppure, mentre l’America brucia nelle proteste, architettate ad arte, di BLM la figura di Donald Trump si erge a paladino dei valori secolari che forgiano la nostra vita. Durante i duri scontri di Portland, in cui uno dei supporter del Make America Great Again è stato brutalmente assassinato, ha redarguito pesantemente il primo cittadino della città più grande e popolosa dell’Oregon. “A Portland c’è il caos ed è così da molti anni. Se questo zimbello di sindaco non farà pulizia andremo lì e lo faremo noi per loro”. Sceriffo? Forse, ma in una Nazione dove vige la legge del più forte, il pugno di ferro ed il cuore di velluto sono caratteristiche imprescindibili per un presidente a stelle e strisce.

Teniamo, comunque, la guardia alta. Come scrissero Giorgio Locchi ed Alain de Benoist nel volume Il male americano, rieditato nel 2015 da Edizioni Settimo Sigillo, “gli Stati Uniti sono isolazionisti in politica, ma interventisti in morale, e che è inevitabile che gli ‘interventisti morali’ prendano le vie della politica”. Per questo motivo: “La politica estera rimane un corollario della teologia”. Qui ci troviamo davanti all’oltre-morte delle ideologie, mandate all’inferno senza fare mai più ritorno. Ed i democratici statunitensi vogliono tornare a schiacciarci la testa tra anti-razzismo, sessualmente corretto, puritanesimo ed odio verso noi stessi. La battaglia per Washington segnerà il destino del mondo. Il tutto mentre la Cina ci guarda in un misto tra capitalismo e comunismo pronta a sottomettere il globo con la sua etica mandarina.

Andrea Pasini
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