Sospensione

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    “Con mia autentica sorpresa sono stato sospeso dalla piattaforma Facebook per 24 ore, a partire dal 7 novembre. La sospensione mi è stata notificata in merito all’articolo “Il calvario della puttana”, pubblicato sia sul mio profilo Facebook che sulla testata giornalistica Ticino Notizie. Ora, e sia detto senza infingimento alcuno, se qualcuno si è sentito offeso, o ritiene, che il mio scritto possa avere offeso la sventuratissima ragazza, io mi scuso pubblicamente. Non è mio costume aprire polemiche fini e se stesse, aggiungendo che non intendevo assommare dolore a dolore. Ora, poiché il pezzo è scritto in modo, a mio avviso, inequivoco, il tentativo di decontestualizzare espressioni forti dal concetto sostanziale mi risulta difficile da comprendere. Ma tant’è. Se non sono stato chiaro a tutti, anche oscuro per uno solo, la responsabilità è solo mia. E mi dispiace. Sia detto in modo altrettanto esplicito che sollevo d’ogni responsabilità il dottore Fabrizio Valenti, direttore responsabile della testata Ticino Notizie ove svolgo la mansione di editorialista, d’ogni responsabilità eventuale. L’articolo non nasce dal narcisismo, inevitabile a chiunque, di acchiappare, come si dice, un mi piace. I miei lettori, diverse migliaia, sanno che non mi occupo di cronaca nera. Ma questo delitto, come gli altri precedenti, esulano dalla mera cronaca nera e si elevano a paradigma della nostra fragilità istituzionale. Gli autori, che godono del riconoscimento di profugo, sono portatori di una cultura antitetica alla nostra. La loro brutalità ancestrale, nella quale sono immersi, è organica. Terribile da dire ma così appare ed è. Non tutte le culture si riconoscono nel punto cardinale della sacralità del soggetto persona. L’ansia mediatica dettata dal cosiddetto politicamente corretto di riconoscere l’altro come il noi stesso, produce errori che presto saranno fatali per il nostro mondo occidentale. La libertà e la sacralità del soggetto sono costitutivi della nostra cultura sociale, e per noi fattuali, ma non sono universali: molte culture non riconoscono affatto i cardini di questa nostra. L’eguaglianza si deve e si può proporre tra eguali, non tra diseguali.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    E poiché le nostre leggi sono figlie del nostro interpretare il mondo risultano inadeguate nel rispondere per garantire al cittadino la sicurezza mediale e spirituale di cui dovrebbe essere garantito. La politica, polarizzata in modo manicheo, risulta incapace di argomentare di là dalle proprie autoreferenzialità. Infatti il dibattito si blocca alla superficiale appartenenza. E il dato di realtà, che non è né sacro né democratico né aggettivabile, la realtà è la realtà, sfugge alla capacità sempre decrescente del legislatore. I delitti commessi dimostrano la possibilità che l’efferatezza, da noi archiviata sin dalla classicità con l’intervento della sublimazione politeista prima e monoteista poi, insiste tutt’oggi in molte aree del mondo. Non comprenderlo, seguendo il dettato totalitarista che risuona: siamo tutti uguali, significa, a mio avviso, esporre la nostra società alla sua imminente rovina. Questi delitti sono stati archiviati, dal giornalismo come occasionali, invece essi sono dimostrazione concreta di soggetti che, nel nostro territorio, impongono la loro ferocia organicistica. Non ultimo vengono illuminate le fragilità delle vittime disponendo così un alibi ai carnefici. L’uguaglianza, preconizzata in astratto, sarà un diritto ma nessun potere può trasformarla in un fatto, quando l’uguaglianza non ha la collimazione comune e condivisa di libertà e sacralità dell’individuo. Il potere mass mediatico, imponendo il principio di eguaglianza, mente in nome di un universalismo inesistente. La realtà è dall’altra parte. Ritengo che in tutto questo, come del resto migliaia di lettori avevano ben compreso, non vi sia né razzismo, né bullismo né intimidazione né, tanto meno, dileggio. Comunque sia, in questo basso mondo tutto si espia, il bene come il male”.

    Emanuele Torreggiani

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