Siete dalle parti di Camogli? Allora, provate il CamuGin…

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CAMOGLI – A Camogli, uno dei borghi marinari più noti e suggestivi del Levante genovese, da giugno strapieno di turisti soprattutto stranieri, impazza il “CamuGin”. Un gin “a chilometro zero” che gioca sul termine ligure “camugin” (camoglino), ideato da un 25enne ristoratore e studente di Economia, Umberto Revello, “figlio” di una delle più note famiglie di Camogli, conosciutissima, tra l’altro, per essere titolare di una delle più famose focaccerie che si affacciano sul lungomare.

Questa estate askanews lo ha incontrato durante una degustazione organizzata al “Cenobio dei dogi”, uno degli alberghi storici del piccolo comune ligure. “La ricetta l’ho realizzata io insieme con un amico un paio di anni fa, per macerazione, cioè prendendo un alcol neutro da cereale e mettendo in infusione, oltre al ginepro rigorosamente toscano, le varie botaniche prese qui a Camogli: timo, rosmarino e maggiorana fresca, più un pizzico di sale marino a fine distillazione per dargli un po’ di sapidità” racconta Umberto, spiegando che “durante il lockdown ho ritrovato le sette bottiglie che avevo fatto (tutte di tipologie diverse), una delle quali mi piaceva molto e così durante il tempo libero ho cercato questa distilleria di Grosseto, Nannoni Grappe, che lavora in modo artigianale ad altissimo livello, e così si è passati da un gin per macerazione ad uno per distillazione”. Quando al pluripremiato “mastro distillatore” Priscilla Occhipinti della distilleria di Civitella Paganico, Umberto ha portato il “campione” che aveva realizzato, ci è voluto circa un mese di prove per arrivare a definire la ricetta perfetta. Ma non solo, “all’idea di fare un gin totalmente erbaceo Priscilla ha sgranato gli occhi perché solitamente si producono gli agrumati, ma poi si è subito appassionata e ha lavorato con grande entusiasmo”. Nonostante le difficoltà per il lockdown per il Covid, tra Revello e Occhipinti la molla giusta è scattata subito: “E’ bastata una telefonata, ci siamo immediatamente trovati ed è nata una grande sintonia” rivela Umberto, sottolineando che “questo è un aspetto assolutamente fondamentale”. Nasce così “CamuGin”, un 42 gradi totalmente erbaceo, originale e ben bilanciato, che si può bere liscio, con la tonica o in miscelazione, che ha un’evoluzione di circa sei mesi prima di stabilizzarsi con la completa armonizzazione delle botaniche, e che per quell’aggiunta finale di sale marino deve rinunciare alla denominazione “London Dry”. “E’ un ‘distilled’ ma a me le categorie interessano poco, piuttosto mi importa che sia un prodotto di alta qualità, realizzato con le botaniche di qui, e con un gusto e un carattere unici e inconfondibili”. Una scelta subito premiata: nonostante le dimensioni dell’impresa, il fatto che la distribuzione sia ancora sostanzialmente limitata alla Liguria e che le bottiglie (la classica da 50 cl, la mignon da 10 cl e la doppia magnum da 3 litri) siano tutt’ora etichettate a mano (fronte e retro, dove spicca il codice a barre con il profilo delle case sul lungomare di Camogli), il “successo” è arrivato subito, tanto che alla fine del primo anno ancora tormentato dalla pandemia, nelle enoteche della zona erano state vendute tutte le quattromila bottiglie prodotte. Nel 2021 è poi arrivata la medaglia d’argento all'”International Wine & Spirits Competition” (IWSC) di Londra e da allora il percorso è stato più in discesa anche se la strada (commercialmente parlando) è ancora molto lunga e il giovane Umberto ne è assolutamente conscio. Conscio ma anche molto determinato, tanto da aver già pronta una novità importante che sarà sul mercato a partire dalla primavera dell’anno prossimo. Salpando dal suo porticciolo, “CamuGin” ha portato a Camogli una ventata di novità e va ad aggiungersi alla lista dei diversi gin prodotti in Liguria: dal vicino di casa “Portofino Dry Gin” al biologico “Gino Origine” della Val Bormida, passando per i genovesi “Ginuensis”, “Ma”, “Gin Legend” e “U Spessià dell’Opificio Clandestino degli In-Fusi, al “Prebugin” con il suo scorcio su Boccadasse fino al “Talia” e “Aglaia” de La Mezzadria di Deiva Marina (La Spezia). Prodotti molto diversi tra loro ma che puntano, ognuno a suo modo, a valorizzare le materie prime del loro territorio

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