“Si può sempre rinascere”. Dalla droga alla Vita. Di Irene Bertoglio

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    MAGENTA – Il titolo del libro di Giulia, “Si può sempre rinascere” mi riporta ad una citazione a me cara, quella di Cesare Pavese: «L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre ad ogni istante».

    La giovane ventunenne ha deciso di raccontare la sua storia, quella di una ragazzina che a 13 anni è caduta nel mondo della droga e che è poi riuscita ad uscirne, grazie al sostegno della sua famiglia. Dice di sé:

    «Oggi sono una ragazza che riesce a definirsi libera di vivere la realtà di una vita dignitosa. Sostengo di essere rinata due volte e che, la seconda volta, è stata una rinascita, qualcosa di meraviglioso. Ringrazio per aver avuto questa seconda possibilità».

     

     

    Ci racconti la tua vita degli anni bui?

     

    «Avevo circa 13 anni quando iniziai a percorrere la strada sbagliata. Lo feci principalmente per gioco; a quell’età non sai cosa vuoi dalla vita e quando cadi in queste tentazioni è difficile tirarsi indietro. Iniziai con qualche canna il sabato sera, poi i giorni col tempo si allungarono e anche le canne furono ogni giorno di più. Non mi bastava mai quello sballo che mi provocavano nella testa, quel senso di leggerezza e menefreghismo.»

     

    Oggi l’uso di cannabis è talmente ampio che dichiararsi contrari al suo uso sembra retrogrado. Qual è il tuo punto di vista?

     

    «Le canne purtroppo vengono prese troppo alla leggera, i giovani sono completamente condizionati da questa sostanza in quanto credono che sia talmente leggera da non creare problemi. In realtà non è così: purtroppo, ad oggi, le canne – indipendentemente dal fatto che siano costituite da fumo, erba o hashish – sono quasi sempre artificiali, chimiche e mischiate a sostanze tossiche. Ciò provoca dipendenza sia fisica che mentale, oltre a creare altre problematiche come la perdita di memoria, ansia e paranoie. Anche chi pensa di fumare canne naturali non è esente dall’assumere una sostanza che va ad alterare il pensiero.»

     

    Racconti anche che il tuo personale passaggio dalle canne alla cocaina fu breve.

     

    «Ho il ricordo orrendo di un corpo vuoto, magro, completamente mangiato dalla sostanza di cui non potevo più fare a meno. La cosa peggiore era non riuscire a dormire la notte e sentire le fitte allo stomaco che mi trafiggevano come lame di coltelli».

     

    Spesso, le persone dipendenti, ad esempio chi fa uso di cocaina, affermano di non esserne particolarmente condizionati ma che, anzi, la sostanza non influenzi la loro vita. Tu invece affermi che la dipendenza fa vivere male tutte le sfere della vita. Ci spieghi perché?

     

     

    «La dipendenza ti toglie tutto. Emozioni, amore, sentimenti, ma anche la rabbia, la tristezza. Diventa un lavoro più che una vita. Le persone mi parlavano e io non ricordavo cosa dicessero, però riuscivo perfettamente a ricordare quanti soldi e quanti grammi mi servivano quotidianamente. Gli unici contatti che riesci a tenerti stretti sono quelli con cui fai uso di sostanze, perché diventa un circolo vizioso e non riesci a farne a meno. Anzi, oserei dire che diventi dipendente anche dalle persone che sono dipendenti alla sostanza. Non senti il bisogno di fare niente, né di studiare né di lavorare né di dormire né di mangiare; tutto gira intorno a quello. Con questo non dico che le persone che fanno uso smettano di vivere al di fuori della dipendenza, però si vive con l’angoscia, con l’idea che ti manca sempre quello di cui necessiti. La droga è lì ovunque, non lascia scampo, non lascia neanche un soffio di vita da dedicare ad altro. È dentro ai tuoi pensieri, al tuo respiro, ai battiti del tuo cuore. Ti scorre nel sangue. La verità è che quando sei una tossica la droga è la tua unica compagna. Ecco, si rimane annientati, completamente schiavi della vita.».

     

    Nel libro hai scritto che merito fondamentale della tua rinascita è stato della tua famiglia.

    «Non sarei qui a scrivere se solo i miei non avessero avuto il coraggio di prendere in mano le redini della mia vita e non voglio nemmeno immaginare come sarei potuta finire senza loro al mio fianco. La cosa che ho apprezzato in loro è che non si sono mai mostrati delusi da me, anche se in cuor mio so di averlo fatto. Non andrebbero mai giudicate certe scelte ma accolte, aiutando i figli a crescere ed accompagnandoli in un percorso di aiuto.»

     

    Qual è il messaggio principale che hai desiderato mandare scrivendo il tuo libro?

    «Il messaggio principale è quello di avere sempre coraggio, indipendentemente dall’età che si ha: si può sempre rinascere nella vita, non solo dalla dipendenza; basta guardarsi dentro, capire cosa non funziona e che ci rende in qualche modo “tossici” e prendere in mano la nostra vita. Abbiate sempre il coraggio di chiedere aiuto. Infine, un altro messaggio che ho voluto lanciare è quello di non soffermarsi solo ed esclusivamente sull’aspetto fisico di una persona o di giudicare sulla base della sua vita passata o presente, ma su quello che riesce a trasmettere».

     

     

    Oggi Giulia studia Scienze dell’Educazione e servizi di comunità e il suo sogno è quello di aiutare altre persone con disagio ad inserirsi nella società. Chi, meglio di chi ha vissuto dal di dentro una difficoltà ed è riuscito a superarla, potrebbe farlo? Il libro di Giulia ha vinto il concorso letterario della Fondazione “Ema Pesciolino Rosso”, nata a sostegno dei giovani ed è edito da “Sicrea Editoria”.

     

     Irene Bertoglio è scrittrice, grafologa, rieducatrice della scrittura e perito grafico-giudiziario. Per anni ha gestito una struttura nell’ambito formativo ed educativo. Ha tenuto e tiene numerosi corsi di aggiornamento e innovativi progetti sperimentali nelle Scuole dell’Infanzia, Primaria e Secondaria, soprattutto di prevenzione della disgrafia e di orientamento scolastico e professionale. È autrice di diversi libri, tra cui, con lo psicoterapeuta Giuseppe Rescaldina: “Il corsivo encefalogramma dell’anima”. 

    Dirige la collana editoriale Scripta Manent della casa editrice “La Memoria del Mondo”, di cui è responsabile a livello di ideazione, progettazione e revisione di tutti i testi relativi. L’autrice è contattabile all’indirizzo psicologiadellascrittura@gmail.com. Il suo sito professionale è www.irenebertoglio.it.

     

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