Serata Gender & il manifesto della discordia

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    MAGENTA – Non è passato inosservato il manifesto utilizzato dalle Rose di Gertrude per promuovere mercoledì sera, con il patrocinio dell’Amministrazione, l’incontro dedicato alla questione gender (vedi anche comunicato pubblicato a cura dell’omonima Associazione).

    Una serata, vale la pena ricordarlo, a più voci con la presenza anche di un sacerdote don Aristide Fumagalli che più volte ha preso posizione sul tema. Ora, al di là dell’essere pro o contro le tematiche sostenute dalla comunità LGBT, resta il fatto che l’utilizzo di due bambini per la copertina dell’evento ha causato sulla rete una serie di critiche piuttosto pepate (alcune anche volgari ndr).  

    Ma veniamo all’ormai famoso manifesto, raffigurante una coppia di bambini (maschio e femmina) in un prato verde, darsi la mano e guardare verso un orizzonte arcobaleno.  Ed è qui che sorgono i dubbi,  dei “contestatori”. 

    Il nostro orizzonte, ma soprattutto quello dei nostri figli,  deve essere arcobaleno, perché qualcuno ha deciso di avallare un modello di società dentro alla quale debbono essere accettate (e ci mancherebbe) persone con tendenze sessuali diverse dalla norma (e qui non si veda il termine ‘norma’ usato in modo dispregiativo*) oppure, si intende, seppure surrettiziamente, mandare un messaggio del tipo: “La vostra società finora è stata in bianco e nero, la nostra arcobaleno è quella più giusta e corretta e quindi, va seguita? Quindi i bambini dovrebbero essere educati a questo ‘modello ‘ di società?” .

    Che si sostenga la prima piuttosto che la seconda tesi, resta il fatto che, forse, sarebbe stato più prudente non mettere di mezzo i bambini. Visto l’argomento così delicato e fonte di diatribe.  

    Non intendiamo mettere in discussione la buona fede degli organizzatori, però, la bagarre politica si è accesa l’indomani del confronto.  Ad ulteriore conferma di come qui si entri in un campo più che mai scivoloso. E dove tutti serva prudenza da parte di tutti

    Ed allora ecco i “sostenitori” della comunità LGTB ricordare alla Lega Nord, la presunta strumentalizzazione dei bambini (*anche se qui siamo totalmente fuori campo, trattandosi di foto privata e non di una brochure con tanto di patrocinio del Comune)  sul pratone di Pontida. 16602774_10154915319958080_947995621811093966_n

    “Siamo alla pazzia più completa. Paragonare la foto con dei bambini ad un raduno di Pontida della Lega con l’immagine di bambini su una locandina che pubblicizza una incontro sui gender è folle oltre che oltraggioso. Per giustificare l’ingiustificabile a Magenta c’è chi arriva ad essere così meschino e fuori luogo. Ripeto, ognuno può essere quel che vuole e come vuole, ognuno ha diritto di vivere la propria vita nel corpo e nella mente che si sente di rappresentare, siamo tutti uguali. Ma non si tocchino i bambini, sono un bene troppo prezioso”. Questa la dura presa di posizione del capogruppo della Lega Nord Simone Gelli. 

    Va detto che nella comunicazione politica, così come nel marketing – da cui la prima di fatto discende direttamente – l’utilizzo dell’immagine della famiglia, c’è sempre stata. Abbiamo trovato in google un vecchio manifesto della Diccì che incitava le mamme italiane a “salvare” i propri figli dalla minaccia del bolscevismo. Niente di che. Basti vedere le numerose pubblicità che ogni sera passano in tivvù. Su questo non c’è da stupirsi. Per non parlare della ‘formidabile’ – a seconda dei punti di vista – macchina di propaganda cinematografica del Ventennio. Di casi ne potremmo portare a iosa.

    Però, forse e lo diciamo con il massimo rispetto di tutti, quando approcciamo temi tanto delicati e  soprattutto di natura etica,  facciamolo senza tirare in mezzo i bambini. Neanche in una cartolina.

    F.V.


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