Se Invernizzi (e Pd) tolgono tutto il terreno (e il posizionamento) a Silvia Minardi e Progetto Magenta

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    Riflessioni dopo la serata di mercoledì. La debolezza della Minardi e il ‘filotto’ messo a segno da Paolo Razzano

    MAGENTA – “Ti svelo un segreto e ti tolgo immediatamente un dubbio : il programma elettorale e tutte quelle belle intenzioni che metti su carta non contano NIENTE.

    Ti faccio un esempio : se davvero la qualità del prodotto è fondamentale, allora perché la maggior parte delle persone quando hanno fame o vogliono mangiare un panino vanno da McDonald’s? Vuoi dirmi che nei dintorni non c’è qualcuno che fa panini migliori? Non ci credo.

    Il tuo programma, quello che tu proponi, è il tuo prodotto. Puoi avere il miglior prodotto del mondo ma senza un sistema che funziona, senza un posizionamento politico fatto bene, senza la differenziazione rispetto agli avversati (interni o esterni), sei carne da macello.

    Sia chiaro, non sto dicendo che devi imbrogliare la gente, scrivere cose a caso e non mantenerle, perchè questo influisce molto negativamente sul dopo, sulla terza fase.

    Per arrivare ad avere lo stesso risultato di McDonald’s devi conquistare la cosa più importante dell’elettore : la sua testa, la sua mente. Ecco a cosa fa il posizionamento politico.

    Con un’offerta politica così ampia, con sempre meno posti a disposizione, con elettori sempre più diffidenti, devi vincere la battaglia nella mente dei potenziali elettori facendo in modo che non possano considerare nessun’altra alternativa rispetto a te. E questo puoi farlo solo con un serio posizionamento politico”.

    Abbiamo appena fatto un regalo, costoso, a tutti i politici in corsa a Magenta per le prossime elezioni, ossia la prima lezione di un metodo rivoluzionario (non vi diremo chi ne è l’ideatore, è pressoché sconosciuto e non va in Tv) e del tutto nuovo: quello che basa tutto sul ‘posizionamento’. A chi ti rivolgi? Chi vuoi conquistare? Che proposta politica hai?

    Quello di Silvia Minardi e Progetto Magenta, inteso come posizionamento, si è a nostro avviso quasi del tutto sbriciolato ieri sera sotto i piedi della docente di lingue, dopo che prima il Pd (con la rivoluzione Razzano e l’apertura a mondi non convenzionali) e poi Magenta- La Città con Marco Invernizzi ha palesato, ieri, persone, idee e temi che saranno il leitmotiv della campagna.

    E le persone, le idee e le aspirazioni ‘andate in scena’ ieri sera a Casa Giacobbe sono esattamente quelle cui avremmo dovuto (o potuto) aspirare Silvia Minardi: il mondo dell’associazionismo culturale tendenzialmente progressista, quello della scuola, i giovani studenti che hanno creato il gruppo di studio sulla filosofia. Ad ogni azione, in politica, segue una reazione. E quella architettata da Invernizzi, col decisivo contributo di Paolo Razzano, è servita ad aprirsi al perimetro di riferimento per il centrosinistra dopo la scesa in campo di Rescaldina: più centro (e centrodestra, perché no), meno sinistra radicale.  Che potrà sempre tornare all’ovile nel secondo turno.

    A Silvia Minardi, adesso, resta solo una prateria disponibile: quella moderata e del centrodestra. Ma con quali strumenti ‘scardinerà’ la porta di un mondo che non le appartiene per storia, natura, sensibilità?

    Da questa domanda dipende il successo o meno della sua azione, che secondo noi sarà del tutto infruttuosa. Insomma, da quando la Minardi perse le ‘pre primarie’ interne al Pd contro Invernizzi, non ne ha azzeccata una. E Razzano, invece, le ha azzeccate quasi tutte (manca sicuramente uno sviluppo economico e la risultante del lavoro sulle aree Saffa e Novaceta).

    Razzano ‘stoppa’ Progetto Magenta

    La serata di ieri, a chi sa leggere in filigrana, ha detto esattamente questo. Oltre al già descritto livello elevato, elevatissimo, della proposta politica di Invernizzi. Unico suo cruccio, assieme all’esigenza di coniugare pensiero ed azione.

    F.P.

     

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