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Comune di Magenta
sabato, Aprile 1, 2023

Se i cittadini non sono andati a votare ci sarà un perché. Proviamo a capirlo insieme. Di Fabrizio Valenti

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Nel 2018 (ma si votava solo di domenica..) avevano votato rispettivamente il 73,11% degli aventi diritti in Lombardia e il 66,55% nel Lazio. Ieri sera situazione ferma al 31,78% e al 26,26%….ma a tutto c’è una ragione. 

MILANO – Oggi alle 15 sapremo con esattezza la percentuale dei votanti nelle due regioni simbolo del Paese: rispettivamente la Lombardia ‘terra del fare e Locomotiva non solo d’Italia ma anche a livello europeo’ e il Lazio, regione simbolo per le sue Istituzioni e i Palazzi che contano.

 

Difficilmente a meno di un recupero clamoroso si arriverà al 50% + 1 degli aventi diritto al voto che si sono recati alle urne. Dunque, una sconfitta per la Democrazia a tutto tondo. Ma soprattutto una sconfitta per la Politica.

Da queste colonne ancora ieri sera, abbiamo lanciato un vigoroso ‘appello al voto’.

Ciò detto, a giudizio di chi scrive, non bisogna cadere nel rischio di essere troppo attratti dal mondo degli ‘addetti ai lavori’.

Di quei politici e politicanti che vivono dentro alla loro ‘bolla’. Molti di loro sono del tutto autoreferenziali. E lo sono spesso – va detto – in buona fede. Sono di fatto preterintenzionali. Per chi come il sottoscritto per un po’ di anni ha vissuto anche (ma non solo per fortuna) al loro fianco, vi assicuro, che il passo è davvero breve.

Ti chiudi nel palazzo, frequenti sempre e solo gente che vive di politica, e così in un attimo ti convinci che il pensiero dominante che passa dentro al palazzo sia anche quello dei cittadini. Niente di più sbagliato.

La premessa è doverosa, perché occorre dire che le ultime votazioni avevano già fatto registrare un costante trend in discesa. Italiani distratti? Italiani (in questo caso Lombardi e Laziali) disaffezionati o ancor più incazzati? Indubbiamente il rischio che nel nostro Paese ci sia un sentimento quasi di ‘anestetico’ rispetto al voto è reale. “Voto o non voto? Ma tanto non cambia mai un caxxo….?”

Frase che molti potrebbero bollare come qualunquista, però, lo status quo è questo. E soprattutto va fatta un’altra considerazione che è un’aggravante:

non è solo l’uomo della strada (con rispetto parlando) che inizia a farla, sovente, capita d’incontrare anche gente con una certa cultura e che prima partecipava attivamente al momento del voto (che in Democrazia è il momento più alto sotto tutti i punti di vista) che la pensa così.

Specie se ci guarda al sistema delle Regionali che per un estremo sostenitore delle Preferenze, come chi scrive, è il top sotto ogni punto di vista.

 

Perché non c’è possibilità di mediazione, perché non ci sono i partiti a decidere chi sono i paraculati e paracaducati – abbiamo avuto ministri che hanno fatto carriere illustri ma che mai si sono confrontati col giudizio popolare delle preferenze … – perchè sei tu cittadino a scegliere il tuo Presidente. E allora perché questo menefreghismo? Alla luce di quest’ultima riflessione la cosa fa ancora più impressione. 

Proviamo a capire meglio insieme. Partendo dal caso Lombardo che è quello che conosciamo meglio.

Al Pirellone e a Palazzo Pirelli dai tempi del ‘Celeste’ Roberto Formigoni governa saldamente il centrodestra. Ergo, un’inerzia che potrebbe aver portato alcuni elettori al ragionamento questo davvero qualunquista “Ma cosa voto a fare tanto vincono sempre loro….”. Beh questo si roba da Tafazzi…

DALLA COPPA DEI CAMPIONI ALLA COPPA DEL NONNO…

Non sappiamo e non crediamo che sia andata proprio così. Di certo ci sono alcune considerazioni oggettive da mettere sul tavolo. L’Amministrazione regionale di Roberto Formigoni a confronto di quelle successive – anche qui con rispetto parlando – era un po’ come un paragonare con una squadra che giocava e vinceva la Coppa dei Campioni, con una che poi al massimo poteva ambire ad un piazzamento UEFA e, di risulta, una che era concorrenza per vincere la CONFERENCE LEAGUE...

Un paragone calcistico per dire che la politica e i suoi rappresentanti dall’epoca di Formigoni a quella di Fontana & Company ha sbragato e di brutto. Nessuno se ne deve aver a male ma è così. Punto. 

La Lega (e anche qui nessuno se la deve prendere, tanto più che chi scrive ha anche simpatia per questo partito) nel 2018 quando era al top (non adesso..) ha fatto un’autentica “infornata” di politici che spesso avrebbero avuto difficoltà a fare gli Assessori a Magenta se non a Inveruno…

Alcuni – il classico biglietto della lotteria che ti capita una volta nella vita e che ti sistema – sono riusciti addirittura a staccare il lasciapassare per Roma.

Il cittadino non è poi così disattento. Queste cose le nota e le comprende. Posto che il livellamento verso il basso riguarda tutti i partiti.

 

LA VARIANTE IMPAZZITA LADY MORATTI

Poi e parlo sempre del Cdx, c’è la questione Moratti. L’algida leader di ferro, già Sindaco di Milano e poi Vice Presidente e Assessore forte accanto all’Attilio per gestire la questione Covid – con il povero  Giulio Gallera sacrificato come se le colpe fossero state tutte sue – che ad un certo punto fa il voltafaccia più clamoroso.

La Moratti che si candida presidente per il Terzo Polo. Lei che per una vita (e nel suo DNA lo è tutt’ora al 100%) è stata donna del Cdx. Hai voglia nelle stanze della politica a parlare di irriconoscenza, ect. ect. Tutto vero per carità. Ma si ricade nel linguaggio dell’autoreferenzialità.

Per il cittadino comune questo è un altro elemento che lo porta distante dalle urne. Non capisce, anzi per certi versi ne rimane disorientato se non schifato. “Questa se ne è andata perché non le facevano fare la Presidente? Ma allora è sempre la solita storia: sono lì a pensare solo a spartirsi le cadreghe….”.

Ragionamento di bassa lega, concedetemi la battuta. Ma ragionamento reale che ha pesato su queste elezioni lombarde. 

IL COVID NON SI CANCELLA

Dopodiché a parere di chi scrive c’è la questione più grande: IL COVID. Per la Lombardia vuoi anche per la totale assenza del governo Conte che se ne è bellamente fottuto di quei quattro ‘polentoni’ , è stato un martirio.

Le bare che escono a vagonate sui camion da Bergamo è un’immagine che molti lombardi hanno scolpita bene negli occhi e nei loro cuori . La zona rossa che poi non c’è stata, così come molte altre intricate vicende di cui forse – è un refrain nei misteri italici – sapremo qualcosa con esattezza solo tra una decina di anni ad andar bene.

 

Il COVID ha toccato ciascuno di noi ma ancora di più quei poveri sventurati che hanno visto un loro familiare essere caricato su un’ambulanza con dei paramedici vestiti stile palombari e poi sapere che è morto. A volte non hanno nemmeno capito bene dove fosse finito. Settimane, se non mesi per poi avere una tomba su cui piangere il proprio caro. 

Questo Tsunami è successo tra il 2020 e il 2021, non è il caso di dimenticarlo in fretta. Per il Paese e ancora di più per noi Lombardi è stata una specie di riedizione 3.0 della Pesta descritta dal Manzoni. Coi monatti in giro a raccattare quei malati che poi sparivano.

Orbene, lungi da noi dall’esprimere sentenze perché il sistema sanitario lombardo (come quello di tutto il mondo) si è trovato a dover fronteggiare qualcosa di ignoto. Di totalmente nuovo.

Ma va da sé che quella vicenda che in pratica è successa l’altro ieri, ha segnato molti animi e molte coscienze.  La Politica che spesso va di fretta in un Paese che talvolta è senza Memoria, in questo caso forse ha fatto male i conti.

Perché se da un lato c’erano (e ci sono) gli Angeli del COVID là in trincea, in prima linea, dall’altra c’è anche il volto orrendo di questa vicenda (anche in termini di restrizioni di libertà costituzionalmente di norma tutelate) che non si può nascondere come la polvere sotto il pavimento.

Bene, non sappiamo quanto ma siamo convinti che nella civilissima (nella concezione di partecipazione civica al voto) Lombardia anche questa immane tragedia abbia pesato e non poco. 

UNA DATA PIU’ CHE INFELICE PER IL VOTO:

Poi ci sono le questioni più di natura logistico organizzativa. Ha senso votare ai primi di febbraio, quando si è votato a settembre per il governo nazionale?

Per carità non è colpa di chi amministra Lombardia e Lazio se a Roma ad un certo punto hanno deciso di mandare a casa Draghi & company a fine estate. Però sta di fatto che il cittadino medio avrebbe gradito – e la cosa avrebbe fatto da traino per le Regionali – un “Election Day” per governo e regioni. Tutto questo non è stato possibile. E oggi ci troviamo con un’affluenza ancora più bassa del previsto. 

Va detto anche per onestà di cronaca che i Media poco e di corsa si sono occupati di queste elezioni. Quasi fosse un incidente di percorso. C’è stata anche forse una errata percezione rispetto all’utilizzo dei Nuovi Media.

 

POLITICA E SOCIAL: A VOLTE NON BASTA

Perché è vero che la politica ha sempre meno soldi – basti pensare ai faccioni che riempivano strade, palazzi e vie, mesi prima rispetto ai quattro sgualciti manifesti attaccati di corsa negli ultimi giorni nei nostri paesi – ma è anche vero che l’illusione della politica sui social qui ha preso una bella batosta.

Se i social indubbiamente servono, in un’epoca in cui la gente per quasi 3 anni è stata costretta a stare chiusa in casa, a non darsi la mano ed ad usare la mascherina, forse a maggior ragione il contatto diretto, il scendere in piazza sarebbe servito ancora di più.  Non che i nostri politici (parlo soprattutto come est Ticino) non abbiamo provato a farlo. Ma è stato come lo scalare un Everest. E allora ecco di nuovo l’illusione dei Social Network. Che servono ma che non bastano….. 

LA FIDUCIA CHE NON C’E’ PIU’

Vi è poi in chiosa la parola magica o meglio la più importante: FIDUCIA.  Se da un lato, infatti, come accennavamo sopra le Regionali insieme all’elezione diretta del Sindaco, sono le uniche consultazioni che ti consentono di stringere un vero e proprio ‘patto’ con il tuo candidato, è anche vero che proprio per questo, quando vedi che le cose non vanno in un certo modo, la FIDUCIA crolla ancora di più. Portiamo un esempio forse il più banale e conosciuto. La famosa VIGEVANO MALPENSA.  Avrebbe dovuto essere un affare già chiuso nel 2017 (con i nostri Sindaci, Assessori regionali e compagnia cantante gongolanti di ritorno da Roma come se avessero un contratto in tasca già firmato…)

Beh sono passati ancora 5 anni. Un lustro intero con il rischio che famosa frase di Gino Bartali «L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!» diventasse realtà. 

 

Poi, grazie a Dio, pare che con il ministro Matteo Salvini (che ha così rimediato dall’essersi fatto all’epoca uccellare dai compagni per caso di governo pentastellati…) si sia partiti con gli espropri. Finalmente !

Sperem, già sperem ma soprattutto VIDAREM,  come dice un saggio e arguto politico abbiatense.

Ma i cittadini forse del VIDAREM si sono rotti le scatole. Perché se deve essere sempre e solo VIDAREM, allora, fate senza di noi….Basta e avanza.

 

Fabrizio Valenti

 

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