Se Forza Italia (e il centrodestra) passa dalla leadership dei Viglio (e dei Del Gobbo) a quella di Ballarini. L’analisi

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    CORBETTA – Non può stupire l’iniziativa assunta da Marco Ballarini, coordinatore zonale pro tempore di Forza Italia (partito al quale si vanta di NON essere iscritto), che organizza una conferenza degli azzurri  di Magenta nell’elegante sala giunta di villa Frisiani Olivares Ferrario, sede del municipio di Corbetta, dov’egli è sindaco (anche in questo caso pro tempore, com’è ciascuno di noi).

    Non stupisce se si conoscono la storia,  il modus agendi, lo stile, la raffigurazione che Marco Ballarini ha assunto in questi anni. Ci fa soltanto sorridere che da quel palazzo siano passati, ai tempi gloriosi delle mostre d’arte organizzate da Luciano Prada e dal giovane Giuliano Grittini, giganti della politica italiana repubblicana come Giovanni Spadolini, Carlo Tognoli e molti altri. Tutte persone- ne siamo certi-che avrebbero sorriso all’idea di organizzare una conferenza di partito, durante una campagna elettorale, nella sede istituzionale di un Comune vicino.

    Ma tant’è: Marco Ballarini  è sempre stato coerente con se stesso e il suo modo di fare. Chi scrive l’ha sempre criticato,e aspramente, per il fatto di non aver mai capito quali siano i suoi orizzonti ideali, valoriali, culturali. Come può esistere una politica senza ampio respiro? Senza prospettive? Senza slanci? In loro assenza, resta soltanto la gestione del potere (quotidiano o meno), le bagatelle, i pretoriani, i nani e le ballerine di formichiana memoria.

    La politica è sicuramente (anche) una questione di potere e di ESERCIZIO del potere. Lo ignora soltanto chi non l’ha mai esercitato, e che 99 volte su 100 depreca il fatto di non averlo potuto fare, il più delle volte per incapacità o inadeguatezza, mascherando rancori mai sopiti con moralismo d’accatto.

    Ma se l’esercizio del potere è scisso da una forte carica ideale, allora rischia di sfociare in un cesarismo senza Cesare, che a noi pare il caso di specie.

    Pochi giorni fa, rievocavamo il genio assoluto di Rino Formica: “Nessuna forma di potere può rinunciare a confrontarsi con il male. Ma fare politica significa trovare un punto di equilibrio tra il reale e l’ideale. Ce lo spiegava Nenni quando eravamo ragazzi”.

    Oggi, invece di Pietro Nenni, Ballarini si presenta in una sala giunta assieme a Felice Sgarella, Patrizia Morani e la giovane e bella Federica Russo (la scelta, sotto il profilo estetico, ci lascia pienamente soddisfatti).

    A un incallito reazionario nostalgico come il sottoscritto, questa ‘deriva’ suona come la classica conferma delle proprie tesi. D’altro canto è stata Forza Italia a scegliere, deliberatamente e consapevolmente, di passare dalla leadership di un uomo misurato, accorto, consapevole, custode di decenni di impegno politico, sociale e professionale come Tino Viglio (emblema stesso del Potere in salsa locale, con le sue necessarie sofferenze e patimenti fatti di silenzi, e non di sguaiato chiacchiericcio) a Marco Ballarini. Chi ha scelto questa strada, sapeva benissimo dove avrebbe condotto.

    E ancor più distonico appare il paragone tra una leadership (per adesso confinata nella città di Corbetta) alla Ballarini e una alla Luca Del Gobbo, il quale rappresenta l’espressione di una comunità che si fa politica, di azione amministrativa che si nutre  della ‘cultural wars'( le guerre culturali) del popolo dal quale provieni e a cui senti di appartenere, con un rigoroso e quasi calvinista rispetto delle istituzioni. Al netto ed anche al lordo del fatto che il sangue toscano di Luca Del Gobbo ogni tanto lo fa sbottare, ma noi i sinceri e i genuini piacciono più degli artefatti.

    Sappiamo bene che le nostre sono valutazioni ‘preventive’. Quello che conta sarà l’esito elettorale, il riscontro popolare. Ma siccome ci piace prendere rischi, scommettiamo sul fatto che ci sarà un travaso consistente di voti- alle comunali di Magenta- da Forza Italia alla lista di Magenta Popolare.

    Parliamo di voti, mentre per qualcun altro si tratterà- supponiamo- di bile. Pronti a essere smentiti, ovviamente.. Ad oggi, tuttavia, concludiamo invocando i bei tempi andati della Prima Repubblica. Dove lo stile era lontano mille miglia da quello di Marco Ballarini. A noi, pensiamo si capisca, piaceva molto di più quello del passato. 

    Fabrizio Provera

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