Punto di Vista

Scuola, politica e cultura

Mi infastidiscono sempre le parole di qualche politico, ancorché pseudo professore universitario in tal o tal altra competenza specifica, o di qualche ministro che, occasionalmente ospite di un qualche dibattito televisivo, additano, col fare saccente che “i nostri studenti sanno troppo poco, non conoscono le lingue. La scuola italiana non è meritocratica”. Da che pulpito mi dico, chissà per quale merito quello lì è un parlamentare e quella là è ministro. Quelli lì che quando parlano slittano sui congiuntivi, s’abbarbicano in espressioni dialettali, ridondano del più vieto gergale calcistico e del luogo comune. La nostra scuola non è eccellente perché molto semplicemente non lo è la nostra società. I nostri studenti, essi dicono, sanno poco? E voi? Voi parlamentari, ministri, consiglieri o sindaci cosa sapete? Certo, avete saputo farvi nominare o leggere. Certo, il vostro è un titolo di merito egotistico: una ridondanze furbizia, amicizia, un bel personale, attributi che nulla centrano con il merito. Leggo, per rimanere nel nostro territorio, rabberciate locandine firmate da vattelappesca che annunciano eventi. Eventi, eventuali, direi. L’unico evento che la Storia manifesta con la lingua è stato la nascita di Cristo. Quanto l resto si tratta d’occasioni, perlopiù perdute. Ma ritornando al tema, da decenni chiunque passa per il ministero della pubblica istruzione mette mano alla riforma della scuola. L’ultima, solo in ordine di tempo, la pochezza firmata Gelmini. Pochezza perché focalizzata sulle cosiddette “competenze” e “abilità”. Autentico feticcio del nostro tempo contraddittorio dove chiunque si autodichiara competente. Ma che competenze ha un qualunque ministro di un qualunque dicastero quando nella vita non ha fatto altro che o la mantenuta o l’attacchino di manifesti elettorali? Che competenze dimostra un chiarissimo professore di economia che non ha compreso la profondità strutturale della crisi economica, sociale, spirituale. Solo gli sciocchi, ancorché in cattedra, considerano la società sulla base di una sola specifica. Appare evidente che la riforma della scuola non deve basarsi sul feticcio della competenza e della abilità. La società dell’azione contrapposta alla società della conoscenza. Ma se non sai, che azione commetti? Si va a scuola per conoscere. Conoscere. Poi ci si specializza, ma solo poi. Competenza e ed abilità non possono sostituire il fondamento del conoscere, l’epistemofilia. Cosa recriminano questi soggetti, inopinatamente al comando, quando l’insegnate italiano è il peggio pagato d’Europa, scriviamolo maiuscolo va là, e, per soprammercato, non ha alcun credito sociale? Fanno quello che possono, gli insegnanti, ed investono, quelli bravi, nelle proprie risorse morali che non si riconoscono né si monetizzano.

Emanuele Torreggiani

Vedi Altro

Potrebbe Interessarti

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
Close

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi