Scegliere di essere e gli Ignavi di oggi

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    Come poteva un uomo come Dante, pronto a pagare le sue scelte politiche con l’esilio e con un ruolo attivo a Firenze, avere comprensione per gente che non seppe mai schierarsi dalla parte del bene o del male, dell’amore o dell’odio, della luce o del buio?

    Coloro che hanno letto la Commedia e seguito il viaggio di Dante hanno attraversato al suo fianco le atrocità dell’Inferno in tutti i suoi gironi e hanno osservato le pene inflitte a chi si è macchiato dei peggiori peccati al mondo: la lussuria, la sodomia, il tradimento.

    Ma prima di camminare tra chi ha scelto di fare o farsi del male, il Poeta incontra chi, nella vita, non ha mai scelto, mai voluto, mai fatto. Gli Ignavi, anime indegne tanto delle pene dell’Inferno quanto delle gioie del Paradiso: non avendo mai preso una posizione, non avendo mai fatto né azioni buone né tanto meno cattive nella loro vita. Per questo motivo, quindi, Dante li pone all’Antinferno, tra il fiume Acheronte e la porta del mondo degli Inferi.

    Non meritavano certamente il Paradiso, ma non erano neanche accettati dall’Inferno: la loro sorte era peggio di quella dei malvagi.

    Ieri come oggi, quanti restano in silenzio e lasciano che gli altri decidano il nostro futuro. Discutere o difendere i nostri ideali a casa, a scuola, come cittadini, partecipare ad un voto, lasciare che il nostro cuore parli seguendo una via, scegliendo la via. Dante non poteva che disprezzare la non-scelta. Il peccato di chi non sceglie: gli Ignavi

    Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,

    vidi e conobbi l’ombra di colui

    che fece per viltade il gran rifiuto.

     

    Per la legge dantesca del contrappasso essi sono obbligati a correre nudi per l’eternità tormentati da vespe, mosconi e vermi, inseguendo una insegna, una bandiera o meglio una non-bandiera. Questa pena umiliante unisce tutti coloro «che mai non fur vivi» compreso Pietro Angelerio, eletto Papa nel 1294, incoronato con il nome di Celestino V, che decise di abdicare al suo ruolo dopo circa tre mesi. La scelta ebbe un impatto enorme sulla comunità, sulla Chiesa e sullo Stato.

    Pochissimi giorni dopo le sue dimissioni il Conclave, riunito a Napoli, elesse il nuovo papa nella persona del Cardinal Benedetto Caetani che assunse il nome di Bonifacio VIII, acerrimo nemico di Dante. Papa Celestino V, a cui è inflitta questa pena, diventa simbolo di un non-peccato dai risvolti gravissimi, adeguandosi al facile più che al giusto.

    Oggigiorno, non è poi cambiato molto da quella schiera di uomini nudi che inseguono una bandiera senza stemma. Nel mondo odierno si sono persi anche molti valori di riferimento e, perciò, l’ignavia sta trovando terreno ancor più fertile. La gente cerca il compromesso, vive di silenzi, di accettazioni.

    Se per Dante, Ulisse peccherà di presunzione e di troppa curiosità, bruciando nell’Inferno, nel suo inappagato desiderio, agli Ignavi è riservato un destino senza nome e senza senso, ben peggiore di quello dell’eroe omerico.

    Ieri come oggi, i peccati sono molti, ma non scegliere resta il peggiore di tutti.

    Persone che non cercano nemmeno, politici che passeggiano tra i partiti e frasi vuote, giovani svogliati sul divano della rassegnazione. Li si può vedere tutti camminare sulla via di quelle scelte non prese, in una immagine non così diversa da quella che raccontò Dante.

    Sbadigli e noia senza sogni. Il peccato di chi non sa nemmeno di peccare, il peccato di chi non è.

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