Robecco Futura e il ‘senso’ del 25 aprile

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    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

     

    ROBECCO SUL NAVIGLIO – A Robecco il 25 e il 26 aprile 1945 sono delle date inscindibili, a causa della strage nazi fascista perpetrata il 26, mentre la gente stava festeggiando la liberazione. Cinque morti, cinque feriti gravi e altri lievi, ecco il prezzo che pagò Robecco, unico paese del circondario a subire una così gratuita e violenta strage. Per altro, non è stata ancora accertata la responsabilità dei repubblichini italiani presenti quel giorno – come Mutini della compagnia Aldo Resega – che probabilmente addossarono alcune violenze ai tedeschi in ritirata. Chissà se un giorno sapremo chi ha inseguito in cantina e ucciso l’oste Martino Maltagliati e perché. Domande che lasciamo agli storici indagare. Ma se anche non avremo mai risposta, abbiamo con noi la certezza che ci accompagna da 76 anni e che conforta il nostro vivere democratico: I TOTALITARISMI, LE CHIUSURE DEI CONFINI E QUELLA IN NOI STESSI, devono essere combattute sempre, mentre dobbiamo continuare ad essere costruttori di PONTI, DI PACE, DI SOLIDARIETÀ. È dunque importante lottare per difendere i nostri principi e valori, minacciati nel mondo ma anche in Europa da tendenze autoritarie, rinnovando il nostro sostegno alle istituzioni europee. Seppur imperfetta e riformabile, l’UE è un’istituzione permeata da quei valori comuni di libertà, democrazia, e tutela dello stato di diritto ed è l’unico forte argine a derive autoritarie nel nostro continente.

    Sappiamo però che la democrazia per sua natura è fragile ed abbisogna di un forte sostegno da parte di ciascuno. Lo abbiamo visto con la pandemia, dove abbiamo forse capito come alcuni principi sacrosanti come la solidarietà e l’unità sono l’unica via percorribile per combatterla. Ma come per la Festa della Liberazione, dobbiamo imparare anche che da questa pandemia non si può uscire come prima, come se niente fosse e ritornare alla vita precedente. Dobbiamo rivoluzionare il nostro modo di vivere e di pensare, di operare e di produrre, che non vuol dire decrescita felice e nemmeno crescita infelice, ma una sana e competitiva economia sostenibile come promosso dalla Giornata della Terra pochi giorni fa. Ciò sarà possibile solo se ritroveremo quello spirito unitario che scaturì dalla lotta di liberazione, al netto degli errori che abbiamo commesso, per costruire un futuro migliore insieme alle nuove generazioni. Un 25-26 aprile rivolto soprattutto ai giovani, perché si rimbocchino le maniche così come fecero i loro predecessori 76 anni fa, che pagarono anche con la vita per ottenere quella libertà che oggi spesso, sottovalutiamo e diamo per scontata.

    ROBECCO FUTURA

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