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Rimozione tatuaggi: perché il laser Q-Switched è la soluzione migliore

Torna la rubrica Bellezza & Salute. Il nuovo contributo a firma del dottor Umberto Napoli

MILANO – Secondo un’indagine dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), nel 2015 in Italia le persone tatuate erano 6,9 milioni (il 12,8% della popolazione, il 13,2% se si considerano i tatuati pentiti).

Più diffusi tra le donne che tra gli uomini, i tatuaggi vengono visti prevalentemente come un abbellimento del corpo: solo in una piccola percentuale di casi hanno finalità mediche oppure estetiche (come nel caso del trucco permanente). Quali sono le parti del corpo più tatuate? Braccia, spalle e gambe per gli uomini; schiena, piedi e caviglie per le donne.

 

Ma se i tatuaggi non sembrano passare di moda, tuttavia, cresce la richiesta d’interventi di rimozione. Nell’indagine condotta dall’ISS, il 17,2% degli intervistati si è dichiarato pentito e desideroso di rimuovere il suo tatuaggio/i suoi tatuaggi. Nel 2020, uno studio condotto da Quanta System Observatory con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) ha messo in luce un dato ancor più “scioccante”: delle 2000 persone coinvolte, tutte tra i 18 e i 60 anni, il 57% si è dichiarato pentito di almeno un tatuaggio (in gergo, il fenomeno si chiama “tattoo-changing”). Il 41% vorrebbe sostituire il disegno, il 34% modificarlo, il 25% cancellarlo perché non gli piace più, se ne vergogna o gli ricorda un periodo doloroso della sua vita.

 

I pentiti dei tatuaggi chiedono di rimuovere, principalmente:

  • iniziali degli ex
  • disegni venuti male
  • tatuaggi in comune con amici con cui non si parla più
  • motivi tribali
  • tatuaggi troppo grandi o troppo evidenti
  • disegni dalle linee troppo marcate
  • tatuaggi eccessivamente colorati
  • stemma della propria squadra del cuore
  • tatuaggi imbarazzanti
  • simboli politici e religiosi
  • ideogrammi in cinese o giapponese

 

Sempre secondo le statistiche, a chiedere la rimozione dei tatuaggi sono principalmente le donne, con posizioni lavorative di rilievo.

Come avviene la rimozione dei tatuaggi

Se in passato la rimozione era affidata alla dermoabrasione, una tecnica un po’ cruenta che, letteralmente, ”grattava via” il tatuaggio lasciando però antiestetiche cicatrici, oggi le metodiche sono piu’ evolute e la tecnologia laser la fa da padrone. In particolare modo si utilizza il Laser Q Switch,  una metodologia innovativa, che consente la rimozione in maniera indolore e senza lasciare traccia del suo passaggio.

 

 

Il laser Q-Switch, impiegato anche per la rimozione di macchie cutanee, elimina gradualmente il tatuaggio grazie una luce monocromatica ad alta intensità e ad impulso moderato. Questa, assorbita dal disegno, va a frammentare il pigmento contenuto nei tessuti. Non si tratta di un intervento dall’esito immediato: per sbiadire, un tatuaggio richiede sono necessari piu’ sedute intervallate da un periodo di circa un mese. Le sedute, che vengono effettuate in studio e durano pochi minuti, vanno, mediamente, da un minimo di 6 ad un massimo di 10 per un risultato definitivo, in termini generali questo vuol dire circa 1 anno di lavoro per la completa rimozione.

 

Sebbene il Q-Switch sia il più efficace dei laser in circolazione, il risultato della rimozione dipende da una molteplicità di fattori quali il colore del tatuaggio, la tipologia di pigmento e la sua profondità, ma anche le caratteristiche della pelle oltre che dall’abilità del Tatuatore.

Può sembrare strano ma è proprio cosi, un tatuatore bravo sarà in grado di offrire una distribuzione del pigmento piu’ omogenea e questo si traduce anche in una miglior rimozione.

Se dunque tatuaggio deve essere, mi raccomando sempre di affidarsi sempre a tatuatori certificati.

Contributo a cura di 

Dr. Umberto Napoli
Specialista in Chirurgia Plastica Estetica e Ricostruttiva 

Mobile: +39 3667441940
Web: www.umbertonapoli.it
Mail: info@umbertonapoli.it

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Redazione Ticino Notizie

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