Ricordo di Gian Piero Bersani: è morto solo, con il pugno chiuso, alzato contro la tempesta che stava arrivando…

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TURBIGO – Nel primo pomeriggio di oggi, lungo la Via Roma, gli occhi si sono fermati sull’insegna ‘Riciclo Cultura’ che Gian Piero Bersani aveva installato con le sue mani al tempo in cui pensava si potessero fare affari con la vendita di libri usati.
L’archivio mentale, sempre in rete, ha subito cercato il file e ricordato le chiacchierate e i caffè bevuti insieme al tempo di Città Oggi, lui che parlava dell’infanzia sotto i portici dell’Accademia di Brera (per via del lavoro del padre) e poi la giovinezza passata tra Grecia, Olanda, Francia e Turchia. La sua prima occupazione nell’Ufficio Lavori Pubblici del Comune di Milano, che non faceva per lui che, poi, si sposò e si trasferì a Bareggio dove fece il metalmeccanico per trasferirsi in seguito sulla riva sinistra del Ticino, dove si è fermato per sempre.
E’ ancora su Fb il compagno Gian Piero Bersani. Lì non si muore mai. La sua ‘home’ lo disegna com’era. Si era spostato da Bareggio, dove aveva animato la politica locale per anni (era stato segretario di sezione e candidato provinciale per Rifondazione Comunista), per arrivare da noi dove non aveva mancato di far sentire la sua presenza all’interno delle iniziative di quelli che furono i partiti della sinistra storica. Lui era sempre rimasto lo stesso: il pugno sinistro chiuso, alzato contro la tempesta! Gli altri no.
Ebbi modo di conoscerlo circa vent’anni fa a ‘Città Oggi’: distribuiva il settimanale nelle edicole del Castanese, del Magentino, della Statale 11 e il suo lavoro era meticoloso. Non mancava mai di dare suggerimenti, oppure di segnalare se qualche edicola non esponeva la locandina.
Ricordo una vicenda che segnala la generosità dell’uomo e il rispetto che da allora gli ho sempre riconosciuto. Un lunedì sera (il settimanale si impaginava nei giorni di lunedì e martedì, per arrivare nelle edicole il mercoledì pomeriggio) i computer andarono in tilt. Eravamo fermi, nessuno sapeva dove mettere le mani, oltre al fatto di togliere e rimettere le alimentazioni. Arrivò Bersani che sapevamo avere una maggiore conoscenza delle macchine di noi altri che venivamo da un altro mondo, mentre lui aveva sempre bazzicato nel campo al punto da fondare un antesignano ‘Corriere Altomilanese’, perché aveva capito che tale area era sprovvista di un foglio informatore.
Dicevo di quel stramaledetto lunedì. Eravamo in panne: Gian Piero si mise lì, lavorò tutta la notte del lunedì e lo ritrovai lì il martedì mattina a dirmi che le macchine erano pronte e che il giornale poteva continuare ad essere impaginato così da essere puntuale nelle edicole. Non volle neanche una lira per il suo lavoro!
Anni dopo lo ritrovai a Turbigo dove si era trasferito. Era rimasto vedovo e non stava vivendo uno dei suoi momenti migliori. Ma non ha mai abbassato il capo. Aprì un negozio di ‘Riciclo cultura’, del quale dicevamo all’inizio. Andai a trovarlo una sola volta: era entusiasta del suo negozio! Sperava in un successo che non ci fu. L’ho rivisto qualche estate dopo al distributore di Via Novara su una Kawasaky, ma faceva fatica a piegarsi per controllare la pressione delle gomme. Aveva sempre in bocca una stramaledetta sigaretta e una battuta me la regalava sempre, sempre pungente, sempre sulla stessa frequenza. “Ciao compagno!”
E’ morto solo, con il pugno chiuso contro la tempesta che stava arrivando…
La ‘Prealpina’, alla quale aveva collaborato per un decennio (al tempo in cui un articolo di Consiglio Comunale si pagava anche 50 euro), il 4 gennaio 2017 mi chiese un suo ricordo che fu pubblicato insieme ad a un pezzo che abbiamo fatto girare sui blog ai quali, ancora oggi, collaboriamo.

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