Riceviamo & pubblichiamo: domande senza risposta del Centro per il Diritto alla Salute del territorio

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    “Tre esposti rimasti senza risposta”. Parla il presidente Walter Fossati: “La nostra associazione vive da oltre trent’anni, a difesa dei diritti del malato. Abbiamo coinvolto anche il difensore civico regionale”

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO-   La nostra azione si ispira ai concetti di solidarietà sociale. I nostri aderenti offrono prestazioni personali, spontanee e gratuite. Non abbiamo fini di lucro. Accogliamo ed ascoltiamo le persone sofferenti, o in difficoltà nell’approccio con le strutture di assistenza, sociali e sanitarie, ovvero che ritengano di essere vittime di un trattamento inadeguato. Dedichiamo particolare attenzione ai problemi di salute delle persone anziane, malate croniche, non autosufficienti, nonché delle persone con disabilità grave. Dedichiamo attenzione alle esigenze della continuità assistenziale per le prestazioni che i diversi servizi sono tenuti ad erogare, senza interruzione, nel territorio e nell’ospedale. Nell’ascolto, ci innestiamo sulle esperienze dei nostri interlocutori, le valorizziamo, facendo leva sulle loro capacità personali , le sosteniamo nell’esercizio del diritto alla salute. Offriamo la nostra mediazione presso gli enti gestori delle istituzioni sanitarie e sociali, pubblici e privati (A.S.L., Ospedali, Medici di Medicina Generale, Case di Riposo…). Orientiamo e accompagniamo i nostri interlocutori nella pratica della tutela legale e giudiziaria.

    *Il sostegno delle persone che sono vittime di cure non appropriate

    Il nostro Centro ascolta le persone che ritengono di essere state vittime di un trattamento sanitario non appropriato. Le ascoltiamo e ne raccogliamo, in modo oculato, le istanze. A seconda della gravità dei fatti, le orientiamo e le sosteniamo in un eventuale contenzioso legale, perché sia riconosciuto il danno provocato dalla struttura sanitaria. Nei casi meno gravi, aiutiamo le persone nel redigere un esposto, descrivendo con ordine ciò che è accaduto. La conclusione dell’esposto è, quasi sempre, la stessa. Fare in modo che quel che è successo non si ripeta a danno di altri.

    Tre esposti senza risposta! I casi di Legnano e Cuggiono

    Ora, abbiamo tre persone che hanno presentato un esposto. Per convenzione, le chiameremo: Signora “A”, Signora “B” e Signora “C”. Tutte e tre le Signore sono state trattate in un modo non appropriato, in due ospedali, che fanno capo all’A.S.S.T. Ovest Milanese, e precisamente nell’ospedale di Legnano e in quello di Cuggiono.  Le Signore“A” e “B” hanno presentato l’esposto nell’ottobre dello scorso anno. La Signora “C” in novembre. Qui di seguito, in estrema sintesi, facciamo la narrativa del trattamento sanitario.

    La Signora “A” , dopo vari accessi al pronto soccorso, veniva ricoverata, per ben tre volte, nell’anno 2015: in agosto, in settembre e in dicembre, nel reparto di Urologia dell’ospedale nuovo di Legnano. Senza pervenire ad una diagnosi approfondita della sua affezione. La dilatazione dei tempi causava l’assunzione di massicce dosi di antibiotici, numerosi e ripetuti accertamenti strumentali. Provocava sofferenza, allontanamento dal lavoro e stress psicologico. Dopodiché, è stato necessario un intervento risolutivo, che veniva attuato, in tempi brevi, non all’ospedale di Legnano, ma all’ospedale di Busto Arsizio, nel marzo 2016.

    La Signora “B”, nel giugno dello scorso anno, si recava al reparto di cardiologia dell’ospedale nuovo di Legnano, dove le veniva fatto un cardiogramma. Dal referto, risultava affetta da fibrillazione atriale. A seguito di tale diagnosi, la Signora veniva indotta ad assumere un farmaco anticoagulante. Ciò, fino al mese di settembre, quando la signora si rivolgeva ad uno specialista dell’ospedale San Raffaele di Milano. Questo cardiologo appurava il grave errore di diagnosi dell’ospedale di Legnano: non si trattava di fibrillazione atriale, ma di extrasistolia, diversamente curabile, senza esporre la Signora al grave rischio di emorragia.

    La Signora “C” ha 89 anni. L’esposto è stato redatto e presentato dalla figlia, che ha seguito, passo dopo passo, la vicenda della madre. L’anziana Signora, nell’ottobre dello scorso anno, era vittima di una caduta accidentale, nella sua abitazione, a Cuggiono. Veniva trasportata al pronto soccorso dell’ospedale dello stesso paese. Il medico di turno le riscontrava un trauma lombare e sacrale e, dopo qualche ora, la rinviava a domicilio con codice verde. Perdurando la sofferenza, il giorno successivo, il medico curante inviava, nuovamente, la Signora al pronto soccorso. Il medico di turno era lo stesso del giorno precedente. Quel medico, in entrambi i giorni, non prendeva in considerazione la fragilità complessiva della Signora. Non effettuava l’accertamento clinico della condizione encefalica. Non sospendeva il trattamento anticoagulante. Questi interventi, immediatamente necessari, venivano poi introdotti da altri clinici, subentrati nel cambio di turno al pronto soccorso e venivano attuati, in costanza di ricovero ospedaliero, nei 15 giorni successivi.

    Ci rivolgiamo alla stampa locale perché ci aiuti a sbloccare la situazione

    Così abbiamo narrati i fatti, per il modo in cui sono stati vissuti dalle Signore in questione e dai loro familiari e per quanto è evidenziato dai referti clinici.
    Ai fatti accaduti aggiungiamo l’aggravante della mancata risposta agli esposti.
    Le Signore hanno richiesto la risposta ai dirigenti dell’A.S.S.T.: al direttore generale, al direttore sanitario e al responsabile dell’Ufficio per le Relazioni con il Pubblico.
    La risposta è dovuta obbligatoriamente, ai sensi della Legge n. 241/1990 e deve avvenire, in forma scritta, entro trenta giorni dalla presentazione dell’esposto. Così recita la normativa. Le Signore hanno inviato, per conoscenza, l’esposto, non soltanto al nostro Centro, ma anche al Difensore Civico Regionale.

    Il Difensore, dal canto suo, e il nostro Centro sono intervenuti, ripetutamente, sollecitando la risposta. Ma anche queste sollecitazioni, a distanza di mesi, sono state, a tutt’oggi, disattese. La non appropriatezza del trattamento sanitario e la mancata risposta agli esposti devono far riflettere le persone attente agli avvenimenti dell’attuale quadro di protezione sociale. Persone attente nel valutare il comportamento della dirigenza dell’A.S.S.T..
    Comportamento che può essere interpretato come un segnale di trascuratezza relazionale che rivela un volto istituzionale di freddezza e di non centralità delle persone sofferenti. Di mancata attenzione alle esigenze di trasparenza degli atti compiuti da operatori sanitari, nell’ambito di strutture pubbliche.

    Tuttavia, obiettivamente, siamo convinti che questo volto istituzionale deturpato non rappresenti la condizione generale di assistenza. Infatti, moltissimi operatori sanitari si dedicano stabilendo una relazione empatica con le persone assistite. Mostrano un alto livello di professionalità, con risultati di eccellenza, anche nei presidi ospedalieri della A.S.S.T. Ovest Milano

     

    Walter Fossati,

    presidente centro diritto alla salute

    *La nostra redazione nel frattempo ha già preso contatto con l’ufficio comunicazione della ASST Ovest Milano per una puntuale replica

     

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