Ricerca e social media. I post su Facebook ci dipingono diversi da quello che pensiamo

Gli specialisti della Cornell University di New York: "Esistono discrepanze sostanziali tra il modo in cui le persone vedono gli utenti di Facebook in base ai loro aggiornamenti di stato e il modo in cui gli utenti vedono se stessi".

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Chi legge i nostri post sui social media potrebbe farsi un’idea della nostra personalità molto diversa da quella che pensiamo, soprattutto se pubblichiamo contenuti di solo testo senza elementi multimediali: lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Plos One dalla Cornell University di New York.

I ricercatori guidati da Qi Wang hanno preso in esame Facebook, una piattaforma social dove spesso i contenuti vengono pubblicati in maniera isolata e senza un contesto.

In particolare, hanno sottoposto 158 studenti universitari a un questionario per capire quale percezione avessero della propria personalità sotto diversi punti di vista, come l’estroversione, la riservatezza, l’autostima e l’indipendenza.

Successivamente, hanno mostrato i loro ultimi 20 aggiornamenti di stato su Facebook a due gruppi di volontari: il primo gruppo ha potuto visualizzare i post in formato multimediale (con testo ed eventuali immagini o collegamenti ipertestuali di accompagnamento), mentre il secondo ha visto versioni di solo testo.
Quando è stato chiesto a questi volontari di rispondere ad alcune domande sulla personalità di chi aveva pubblicato i post, è emersa una evidente discrepanza rispetto alla percezione di sé che avevano i proprietari dei profili Facebook: questi ultimi venivano infatti percepiti come meno riservati, con una minore autostima e meno interdipendenti, specialmente nel caso di post di solo testo.

“Le persone possono farsi un’impressione precisa su di noi dai nostri post sui social media? Il nostro studio – commentano gli autori – rileva che esistono discrepanze sostanziali tra il modo in cui le persone vedono gli utenti di Facebook in base ai loro aggiornamenti di stato e il modo in cui gli utenti vedono se stessi. I canali multimediali rendono le impressioni più accurate”.

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