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“Riaprire i Navigli. Un investimento, non un costo”

Convegno questa mattina a Palazzo Pirelli. Tutti d'accordo sul valore aggiunto generato da un'operazione che guarda al futuro

MILANO – “Oggi apriamo una nuova pagina nella storia della riapertura dei Navigli milanesi“. Così Roberto Biscardini, presidente dell’Associazione meneghina ‘Riapriamo i Navigli’,  in apertura del workshop in corso di svolgimento a Palazzo Pirelli dal titolo ‘Riaprire i Navigli. Un investimento, non un costo‘. Biscardini ha ricordato il grande consenso popolare rispetto a questa idea suggestiva di rilancio complessivo del ‘Sistema Navigli’. “Oggi il tempo – ha osservato Biscardini – non è più se riaprire o meno i Navigli. Oggi il tema è come finanziare quest’opera, come progettarla, come verificare le ricadute socio economiche legate a questo genere d’intervento. Questi aspetti sono il cuore della ricerca che stiamo avviando. In questo contesto – ha sottolineato Biscardini – vorremmo limitare al massimo i finanziamenti pubblici, mentre massimo sarà il coinvolgimento dei privati. Questo perchè riteniamo che lo Stato possa innescare questo processo senza per questo necessariamente essere il soggetto che più di altri debba mettere denari”.  La fattibilità, ha rilevato Biscardini, è ormai un elemento superato. Più interessante invece il fatto che questo processo possa diventare “un modello internazionale di riqualificazione urbana e ambientale”.

Dunque, un investimento efficiente.  Anche perchè stiamo parlando di un’opera dal costo di ‘soli’ 200 milioni di euro. “Non stiamo parlando di un sogno irrealizzabile”Un intervento che va ben oltre la riapertura degli 8 chilometri di Navigli.  Un progetto per ripristinare un percorso di navigazione in pratica dal lago di Lecco fino al fiume Po. “Un progetto – ha concluso Biscardini – che va molto oltre il discorso milanese, ma che coinvolge tutto il territorio lombardo”.

Un progetto con procedure innovative, oltre che certe.  E’ toccato poi prendere la parola all’Ingegner Carlo Masi che ha illustrato le finalità di questo studio ricerca finanziato da Fondazione Cariplo. Masi ha ricordato il caso di Copenaghen dove fu creata una ‘società di scopo’ per un’operazione analoga (in quel caso si dovette finanziare le linee del metrò ndr).   “Oggi mancano i costi di gestione e i possibili ricavi” ha aggiunto il tecnico. “Lo studio vuole colmare questa lacuna. Questo studio  – ha proseguito Masi – è iniziato a metà novembre e finirà entro il mese di giugno”.

Sia l’ingegner Masi, così come il collega Giorgio Goggi, sono andati a tratteggiare un modello di città futura dentro al quale le ‘Vie d’Acqua’ non sono l’unico cambiamento radicale, ancorché strategico. Una città dove sarà sempre più diffuso il car sharing condiviso. Da qui una carrellata rispetto a quanto sta accadendo nelle grandi metropoli: Londra, Zurigo, Parigi, New York. Città moderne come anche Madrid, dove è stata interrata l’autostrada urbana e ha ‘riaperto’ il fiume Manzanare riportato alla luce nel suo tratto cittadino.  Una tendenza presente anche a Seul, Tokio, Parigi medesima con i bateau mouches che ormai vanno ben oltre la Senna.  “Saranno necessarie nuove infrastrutture – ha ricordato Goggi – pensiamo alle colonnine per la ricarica di auto elettriche, nonché i posti auto per le cosiddette vetture a guida autonoma”.  “Secondo questa logica la riapertura dei Navigli non è certo un’operazione nostalgica, bensì un contributo prezioso nella costruzione di una città futura”.

Ci saranno ricadute positive per tutto il tessuto lombardo, in considerazione del fatto che questi 8 km di Navigli riaperti andranno a completare una rete di oltre 140 km di canali“.  I cespiti che per esempio giungeranno dall’energia elettrica prodotta dai salti dei Canali, i diritti di navigazione, i diritti per lo scarico in canale delle acque delle pompe di calore…i diritti per le concessione pubblicitarie, i canoni per le concessioni commerciali lungo i canali. Sono questi solo alcuni degli aspetti economici collegati a quest’opera strategica.

Remy Cohen economista di lunga esperienza, docente alla Bocconi, oltre che titolare di worskshop presso l’ateneo di Tel Aviv, ha focalizzato l’attenzione su dove andare a reperire le risorse finanziarie.  Questi ha messo subito in evidenza come l’operazione di project financing non sia qui perseguibile.  “Qui la ricerca del privato è una necessità”. “Il tema della ricerca del privato, in ogni caso, non è solo un tema economico. Ma anche e soprattutto di natura imprenditoriale e di sviluppo territoriale”. “La domanda – ha concluso Cohen – in ogni caso, non è se vogliamo o meno riaprire i Navigli, bensì capire che Milano abbiamo in mente tra trent’anni”.  L’avvocato Monica Colombera, ha continuato sull’argomento delle modalità di finanziamento.  Chi possono essere concretamente gli attori? Un tema centrale è quello della ‘bancabilità’. Altro aspetto non indifferente è la ‘questione tempo’. Troppo spesso trascorrono anni tra quando il progetto è assegnato e poi quando effettivamente si parte.

Angela Airoldi ha parlato poi del valore aggiunto e dell’impatto socio economico legato alla riapertura dei Navigli. “I Navigli possono diventare una struttura per questa città per competere meglio – ha osservato – perché la riqualificazione urbana genere delle ricadute importanti sia per la città medesima, sia per il territorio regionale nel suo complesso”.  “Nelle città moderne – ha continuato – si stanno sviluppando questi nuovi distretti urbani, magari rispetto a quelle che un tempo erano realtà produttive. La riqualificazione urbana, pertanto, può servire a questo. Luoghi in cui i cosiddetti talenti, giovani soprattutto a più alta qualificazione, sono interessati a spostarsi. Luoghi ben connessi con la mobilità urbana e ricchi di veri e propri ‘caffè d’incontro'”. La ricostruzione dei Navigli procede anche in questa direzione.

La chiusura della tavola rotonda è stata affidata agli Assessori al bilancio di Regione Lombardia e del Comune di Milano, rispettivamente, Massimo Garavaglia e Roberto Tasca. Non a caso, Palazzo Lombardia e Palazzo Marino, sono i due principali partner istituzionali, interlocutori di questa iniziativa.  “C’è un tema di progetto ma anche poi di manutenzione” ha ricordato Tasca.  “Senza una intensa collaborazione tra Regione Lombardia e Comune di Milano non si potrà far nulla” ha rimarcato Tasca che ha aggiunto: “Per il momento noi mettiamo 50 milioni di euro. E’ un peso importante, soprattutto dentro al contesto attuale. Il tema della copertura degli investimenti e dei costi è essenziale. Ne dobbiamo essere consapevoli. Sono molto contento del fatto che proprio oggi il candidato presidente Attilio Fontana ha annunciato che porterà avanti questo progetto”.

A chiudere Massimo Garavaglia, Assessore all’Economia, Crescita e Semplificazione di Regione Lombardia: Come dice il poeta Paul Valery per realizzare un sogno occorre svegliarsi. Qui c’è già un primo passo importante con questo studio. Il Naviglio non è solo Milano, ma tutta la Lombardia. Buona parte dell’opera è stata fatta, penso alla Locarno Milano Venezia organizzata l’anno scorso, con questa manifestazione si è abbinata la navigazione al cicloturismo. E’ un tema anche di sostanza, non solo romantico. Come Regione Lombardia, abbiamo investito parecchio sulle piste ciclabili che corrono lungo le vie d’acqua. Penso al grande progetto della Vento, la ciclabile che da Torino arriva a Venezia”.

“Oggi sui Navigli lombardi, e qui mi riferisco soprattutto all’est Ticino,  nei fine settimana abbiamo un problema di traffico, questo significa che se ci credi poi la cosa si fa sul serio. E’ una questione di priorità.  Per noi come Regione Lombardia è  il far funzionare tutta la navigazione. Adesso manca l’ultimo passaggio del Naviglio Pavese dove abbiamo i ponti a raso. Naturalmente, è fondamentale l’approfondimento che stiamo facendo. E’ un investimento che va fatto i modo consapevole. Sulla Darsena come Regione Lombardia abbiamo messo 20 milioni di euro ma il risultato è lì da vedere. Dobbiamo andare oltre la banale navigabilità – ha concluso Garavaglia – questo è un progetto strategico per tutta la Lombardia che ha grandi potenzialità turistiche ed attrattive. Non è un caso che Milano oggi sia una delle città più attrattive a livello europeo, lo vediamo nei numeri, specie su chi ci torna.

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