Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti, di Ivan D’Agostini- 9 e 10 aprile

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    Noveaprile

    Un freddo cane che non aiuta la giornata, ma sarà bella egualmente e gli amici, intorno a quel tavolo che amo, sono una bella compagnia. Accidenti nel pomeriggio la bambina di Letizia ha scambiato i tulipani per margherite e ne ha ciappato uno, fermata in tempo per la raccolta (che sarebbe stata drammatica per la Li che tanto cura e accarezza quei i colori), che rischiava di  essere estesa.

    Ma si sa i bimbi son innocenti, a volte!

     

    Dieciaprile

    Credo che più di una volta sia lecito chiedersi se veramente tutto questo sia un bluff?

    Se alberi, case, il gatto, la pecora, quel morso di serpente, il graffio sulla porta, l’orto che non produce, il lavoro che ti stanca, e poi le donne, i guai, i tanti guai che ti capitano, i dolori, gli immensi dolori per la perdita, le perdite più care, quelle di cui non ti capaciterai mai e poi mai: “ma tutto questo è realtà, è verità, e se è reale, lo è per chi, quando?”

    Nulla puoi spiegarti e nulla, a volte, puoi spiegare.

    Come si può spiegare la morte a un bimbo, la morte della sua mamma, il papà strappato dalla vita dalle guerre, dai soprusi di mafia o di altre angherie. Dagli sciocchi divertimenti di uomini annoiati, che tirano al bersaglio perché non hanno altro da fare, come i nazisti, come forse, i soldati di quella o dell’altra fazione islamica, oltranzista o meno.

    Come si può effettivamente spiegare di come tutto questo stia lì, in equilibrio nel cosmo, quell’equilibrio rotante, roteante, centrifugante, miscelante. La terra che gira attorno al sole, la luna che gira attorno alla terra, pianeti che girano attorno ancora al sole, il sole che gira nella galassia, galassie che si muovono, che vagano, nell’immensità dell’universo che si è vero che qualcuno ne ha diagnosticato i confini, forse, ma che altrettanto vero che tutto ciò è supposizione, astrazione, costruita su supposti dimostrati da altri supposti.

    Per Dio, alla fine di supporre ci siamo convinti che le regole siano vere, un po’ come quando tracciamo le linee rette, che rette in fondo non sono, rette che curvano seguendo la sfericità supposta della terra, che in verità il globo è gibboso, schiacciato da  qualche parte, che l’orizzonte scende, e con lui l’acqua, anche se tutti siamo convinti che l’acqua ne scenda ne salga da sola e invece l’acqua altrettanto scende e sale, basta cambiare punto di osservazione ed è qua che volevo arrivare: il punto di osservazione!

    Il “vassoio”, il mio punto di osservazione, che mi basta spostarmi di un grado per vedere come cambia tutto. Che, già quel che, che sposta tutto, quel che che ti fa cambiare persino idea sulle convinzioni.

    Come l’astronauta che per la prima volta ha visto il globo dall’esterno, che gli è parso, anche se in verità era proprio così, piccolo, distante, azzurro si, ma lontano e chissà se si è sentito solo, come quell’uomo che abbandonato da moglie, figli, amici e società ha pensato di farla finita e in vece, invece, guardando le cose da un altro punto di vista s’è accorto della sua identità, della lontananza di quei problemi e ha messo al centro se stesso, per una volta se stesso, sentendosi importante per se stesso e vivere per conquistare, vette di sapere o vette di soddisfazione; e poco importa se altri non vedranno, non udranno le voci, i colori, le forme, la materia, ne subito e forse neppure mai. Ma le avrà costruite per se, per misurarsi con la sua identità, senza perdersi in sterili chiacchiere.

    Una mia mail oggi a un’amica di ieri:

    “Cara spero che la giornata di ieri Ti sia piaciuta, mi auguro che i “pungoli” cui Ti ho sottoposta (in rima) apposta, servano a qualcosa. Certamente e l’ho scritto anche oggi da qualche parte, a volte gli amici, anche se numerosi o persino pirla (come me), non bastano. Ma non bastano mai mia cara alle persone che si domandano, che si chiedono, che non finiscono mai di interrogarsi sui numerosi perché di questa nostra, e viene anche da aggiungere, tribolata esistenza. E allora? E allora è così, e siccome è davvero così, con serietà, con onestà, ci si deve anche prendere in giro e più è difficile, per mille e svariati motivi, la vita va presa senza troppa serietà, senza pensare che oggi, domani, ora, tutto potrebbe non bastare. Io lo credo fermamente, al di là delle mie convinzioni, di quelle che mordono nel buio della notte, che morsicano le persone che si chiedono, oltre alle singolari convinzioni che sono tali proprio perché ognuno di noi ha le sue.

    Oltre, c’è l’uomo, c’è il singolo, che vive in parte per se e in parte per la collettività. In fondo si fa per gli altri, mariti, mogli, figli, amici, conoscenti e sconosciuti. Guarda ieri, l’amico Renzo è, il più delle volte, da prendere a calci in culo, viene, non chiede permesso, mangia, consuma, sporca, si apparta, si fa i cazzi suoi, in una casa non sua…. eppure, eppure tra amici si fa così, anche.

    Eppure ognuno di noi ieri è appartenuto all’altro, come amici e come tali abbiamo donato all’atro una fetta di serenità, fosse anche solo per un attimo…… So che tra qualche giorno, quando ci vedremo dirà ” mi ha fatto piacere vedere Fulvia, e bla e bla e bla” e a noi avrà fatto piacere avere dato uno sprazzo di serenità ad un amico che un po’ si è perso per il mare della vita.  Esistiamo anche per questo.  Un abbraccio amica mia.”

    Mi fa piacere che la risposta sia la gratitudine delle mie parole, perché è vero, ci si perde nel mare della vita, ma è altrettanto vero che gli amici, s’intende quelli veri, ci sono sempre, e ti accettano con tutte le problematiche [seghe] mentali, ti sopportano e ti danno veramente tanto. Quella di ieri è stata una giornata proprio bella, serena, di quelle che si godono, certo si godono anche se è proprio in queste giornate che ti rendi più conto di cosa significhi la solitudine e il vuoto interiore che ti morde dentro, quando si è soli.

    Ma è da credere che sono momenti, poi passa e anche se faticosamente si va avanti. La famiglia composta dagli amici, perchè anche quella è famiglia, e anche se è quella che a volte rimane, ed è importante capire che anche senza questa si rischia di non andare lontano.

    Eh si è bello sapere che quando un amico, un amica viene da noi in campagna e come se tornassero a casa. Ed è proprio per questo che quella è una casa, perchè è la casa degli amici, di tutti gli amici, noi, intendo dire io e la Li, sentiamo che quel luogo, forse per questo quasi magico, realizza una comunanza, una sintonia, dove chi frequenta diventa amico.

    Proprio ieri la Li in una sorta di refuso mentale, che poi forse non è tanto refuso, ha detto che quella è anche un po’ la casa di tanti, la casa  per i nostri amici che lì si sentono a casa e alcune cose le fanno senza altro fine che non quello di starsene bene. In santa pace e fanculo chi ci rompe le balle!

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