Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti, di Ivan D’Agostini- 5 marzo

    112

    Cinquemarzo

    La pioggia bagna la terra, irrompe sull’asfalto portandosi via la polvere degli ultimi giorni. Marzo, questo mese che i vecchi sussidiari definivano pazzerello è davvero così.

    L’aria muove il grande albero nel cortile, il vento sibila dalle sciabalenti finestre, le lamine sottili dei vetri traballano e a volte ho l’impressione che si rompa tutto ed entri la pioggia, il freddo, tutto quanto insomma.

    Il vento entra dai pertugi, ventilazione la chiameranno, spifferi salutari che ora tentano pure di ingegnerizzare[1]. Quell’aria che preme ed entra e si porta con se mille profumi.

    Stamattina c’è ne uno dettagliato, è composto, a tratti acidulo, pregnante, insinuante, che si aggrappa alle narici e cerca dal dissuaderle da assaporare altro, come dire: Io sono il Profumo, Io sono l’Odore del Buono, l’Aroma.

    Allora mi fermo, ascolto, traduco, ma piano e separando le melodie di queste fragranze.

     

    Caffè, è caffè; poco distante la torrefazione sta tostando i preziosi grani che da verdi diventano scuri, una volta mi dissero che sono ben ottocento le sostanze responsabili dell’aroma e questo, favorito dalla pressione particolare dell’aria, pervade le vie del centro e giunge alle narici, anche alle mie.

    Mi balena un idea in testa: quand’è che i mie figli hanno iniziato a bere il caffè?

    Le idee sono così, fanno capolino quando meno te lo aspetti.

    Quel gesto, penso li abbia traghettati dal mondo dei piccoli in quello dei grandi. In fondo è un gesto semplice. Una tazzina, un cucchiaino, lo zucchero –poco, tanto o niente a seconda dei gusti –una rugatina[2] e via nel gargarozzo.

    Si dice, ma non so se sia proprio vero, che il caffè ai piccoli faccia male, secondo me occorre farci il palato ed è per questo che non viene dato ai bimbi.

    Poi accade che un giorno tu li veda con quella tazzina in mano, con quel fare da grandi consumati, tra le dita il ricciolo del manico, di quella strana tazzina alta, di design con i decori a unica linea e un contorno dalle corte linee a definire la figura umana, di sapore fumettistico degli anni ‘80[3] e ti stupisce anche quella scelta, così determinata, fuori dagli schemi della loro età (eh si ma poi pensi perché le età debbono avere schemi se l’uomo nasce libero, esattamente come quando viene al mondo, senza le mutande che poi mettiamo e non solo per ripararci dal freddo …!).

    E’ bastato uno stuzzichi, un “feromone” che ha spaventato la mia quiete e forse anche la noia e sono rinato nei miei pensieri.

    [1] Negli ultimi anni, a seguito del perfezionamento dei sistemi finestrati, ovvero della loro tenuta, e della conseguente necessità di controllare la quantità di ventilazione –quello che una volta si otteneva spalancando le finestre, ma anche con gli “spifferi”- si sono messi a punto sistemi di ventilazione meccanica controllata che consente di arieggiare gli ambienti per espellere l’umidità dagli stessi e ristabilire così le condizioni di salubrità dell’aria interna delle costruzioni..

    [2] In milanese significa mescolare poco

    [3] I tipici disegni di Keith Haring (Reading4 maggio 1958New York, 16 febbraio 1990) pittore e writer statunitense.

    Articolo precedenteCon il professor Luigi Zoja tornano le serate filosofiche al Lirico
    Articolo successivoMagenta: al bar Vulcano da domani al via la settimana della Birra