Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti, di Ivan D’Agostini- 21 marzo

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    Ventunomarzo

    Strappi di sole nel cielo, terso, limpido che disturba il sonno che vorresti che si adombrasse di nuvole, di grigio, una luce fastidiosa, impossibile per questa stagione, che i proverbi vengono annullati, derisi, con sta’ cantilena di temperature alte, iraconde verso il prato che ingiallisce anziché crescere.

     

    Poi guardo meglio ciò che ieri l’altro avevo intuito potessero essere crescite: sparute palline verdi, germogli staccati dal piede in salita, semi errabondi che vagano per lo scuro pavimento molle di terriccio umido, boh non so cosa essi siano, anche sull’altro, quello più piccolo accanto al davanzale piccolo, vicino all’edera che stenta a crescere. Anche lì le stesse appariscenti sfere. Dall’altra parte nel “vassoio”, matrice della mia metaforica condizione di attesa, niente.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Oggi è primavera, la primavera, la prima vera giornata che apre le porte alla bella stagione, che da oggi la luce, il caldo, il tepore della sera sono benvenuti, sono congeniali al periodo, sono confacenti. Da domani, là sotto, lo percepisco, inizieranno a spingere, a spostare gli ostacoli, già vedo lo stelo in erba che sente, che assorbe il tepore che là sopra, nella coltre umida si propaga poi sin sotto la sella stessa del seme. Paziente ancora sarà la mia anima, calma che scorrerà ancora nelle vene e il mio sangue peregrinerà al costante lavorio del trasporto, ossigeno carbonio ossigeno carbonio, mattoni primigeni della vita, esattamente come la sotto. Attività che senti e non vedi, ma non per questo inesistente.

    Efficienza e vanità.

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