Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti- di Ivan D’Agostini

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    Diciassettefebbraio

     

    Le mattine intercalano i pensieri all’attività; quanto di quello che avresti voluto fare, ieri, l’hai realmente costruito e quanto di quello che avrai pensato oggi, domani poi, nello sguardo di un altro bimbo, lo troverai realizzato? Ma tutto ciò, almeno nei sogni, è così.

    Nei sogni miei ma anche di chi non conosco.

    Quel viandante chi è, chi ha il suo amore, il suo desiderio, la sua innata fortuna o la sua perseverante tenacia nell’arroccarsi sulla cima delle sue sconfitte, sempre pronto a guardare verso l’universo delle speranze?

    La foresta, intanto, quella piccola, cresce; non sono ancora spuntate nuove gemme ma, quelle presenti, a tratti a volte nella luce del giorno, mi paiono sempre più tenacemente resistenti al gelo, quella morsa che là, fuori dalla finestra, ancora imperversa. Dentro il freddo lambisce solo debolmente, nel mezzo del giorno, il freddo è rarefatto dalla presenza del sole e dei suoi raggi che, come abbagli lancinanti, riversano sulla superficie tonnellate di energia.

    Quell’energia che ancora non riusciamo imbrigliare e a trattenere; e viene da chiedersi ancora come fanno proprio loro, quegli esseri minuscoli, ad essere in grado di equilibrare bene gli approvvigionamenti, quelle risorse che, durante la buona stagione, intercettano dall’ambiente per poi, trattenute per l’appunto a dovere, utilizzano dalla clessidra della natura, dosando sapiente mente le risorse acquisite.

    A volte penso che i vegetali abbiano un cervello e che lo utilizzino meglio di noi.

    L’acqua stracolma avanza verso il bordo, nel we –uicchend per dirlo alla lettera che così, forse, tra poco e anche prima di scorrere tra le lettere delle parole m’incastro nei pensieri – potrebbe essere asciutto, e oltre al bordo anche dentro, meglio quindi premunirsi e riempire ben bene le bisacce[1].

    Come è semplice a volte la vita. Guardi, osservi, mediti, ragioni, argomenti con te stesso sul da farsi, nessuno che ostacoli, in qualche modo, le tue decisioni; ti soffermi su un quesito che ti è balenato nella mente, ti dai ragione o torto, questo poco importa; perché in conseguenza di questa riflessione, dopo, poi, agirai e la soluzione che avrai scelto, spesso, anzi molte volte, sebbene in alcuni casi possa rivelarsi sbagliata, alla fine sarà quella determinante.

    sguardo 2

    Non giusta ma determinante.

    Ecco quella della determinazione è una delle situazioni più affascinanti in un uomo,

    Determinazione nell’azione che si compie per fare una scelta. Mi viene in mente lo stelo verde, uno di quella piccola piantina, là in basso: Cristo Santo la sua scelta di piegare verso la luce, verso un, anzi, il bordo, è la scelta della sua migliore condizione di esistenza; certo una volta uscita dal cono d’ombra del bordo tutto sarà più facile, tutto sarà anche relativo, come la scelta di essersi piegata verso il bordo, quella piega, quell’inchino che poi con il corso degli eventi potrebbe anche attenuarsi o persino di sparire.

    Anche le nostre ferite spariscono?

    Anche le nostre sconfitte si perdono nei gangli del passato o piuttosto, invece si ripongono nell’angolo, ferme e immobili, in una crioibernazione e risorgono all’improvviso quando gli eventi lo richiedono?

    E’ davvero così l’esistenza di questo Santo Uomo?

    Del nostro essere lì a peregrinare a destra e a sinistra, per cercare, con questo stantuffio continuo, un equilibrio?

    Vivere è piuttosto un continuo spostarsi di lato, nella ricerca costante di quell’equilibrio, che ci obbliga a un movimento e a un’azione continua, nell’incessante prova dello spostamento dei pesi, affinché nulla precipiti o cada nel baratro.

    [1] Ovvero i sottovasi ben pieni d’acqua, “palpandone” il terriccio per costatarne il grado di umidità.

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