Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti, di Ivan D’Agostini- 19 marzo

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    Diciannovemarzo

     

    Però all’improvviso spuntano e non da dove avevo pensato, immaginato, sperato, non dal luogo che avevo preparato, anzitempo e con la passione e la verve di sempre, con quella tenacia che mi prende la mano, lì a porre il terriccio, la bambagia, l’acqua, quella dovizia nel collocare i semi; niente di niente, lì nel “vassoio” niente e poi, invece, oggi, mentre alzavo la tapparellina, quella stretta del cucinotto, fuori sul davanzale screpolato di cemento, quel cemento da cui traspare ancora il rosso, il bruno del colore che qualcuno, forse trentannifà ha posto; lì nel vaso di plastica rosso, recuperato da una vecchia pianta regalata a qualcuno e poi abbandonata con terra pianta secca e vaso in giro, stanno spuntando, tanti e numerosi. Aggressivi bitorzoli verdi come i piselli, lance piegate che premono contro il terreno, quello che ogni mattina inumidisco, leggermente, debolmente, ma costantemente. Lì accidenti a loro, in quello che per me non era, non è il, ma un “vassoio”, forse neppure degno del virgolettato che ho appena messo. Lì cazzarola stanno emergendo a testimonianza che niente è programmabile sino in fondo.

    Certo basta spostare l’accento, l’attenzione e non il significato, non l’oggetto, se l’oggetto, se il soggetto è, e diventa farcrescereilsemedellapiantafutura!

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Spostare l’attenzione; piegarsi verso il vento per contrastarne la forza o spiegare le vele per assumerne l’energia? Decisioni che si prendono improvvisamente, valutando, nello spazio di una frazione di secondo, il da farsi.

    Spesso e volentieri, e Oddio a volte neppure senza badare alle scelte; di là bisogna andare di là.

    Quante volte abbiamo preso una decisione così, sull’onda delle nostre emozioni, con l’istinto che ti suggerisce la soluzione, la strada; come quando ti svegli di notte e cerchi di appuntare, su quel maledetto foglio di carta che non stai trovando, l’idea.

    Un’idea che sta sfuggendo, ma solo dalla tua testa, e quella cacchio di penna che non scrive e pensi “ma perché non lasciano qui le mie cose?” e ancora ti domandi, ceruleo in viso mentre il pensiero, quell’idea che credi geniale, se ne stà andando. Fatti del mondo che, anni dopo, troverai concretizzati su quella pergamena, smunta, sgualcita, una visione svenduta come bislacca e per questo mai realizzata, sulle bancarelle di un vecchio mercato birmano.

    Episodi, fatti che nella vita si rincorrono.

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