Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti, di Ivan D’Agostini- 19 febbraio

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    Diciannovefebbraio

     

    Né pioggia o neve, solo una temperatura non totalmente confortevole. Ieri nel pomeriggio un debole soffio mi ha colto mentre camminavo in mezzo ai noci, al margine del noceto, mi inoltro tra le balze del terreno che si inerpica e sale velocemente verso il Caselle; il cuore batte spesso forte nel petto, durante l’ascesa, il respiro s’arranca nei polmoni, mi sono girato e non c’era più. Ho potuto scorgerne solo il dorso, un velo grigiastro marroncino, forse maculato e con grandi e silenziosi balzi la bestia si è immersa nel bosco. Nonostante la neve e il candore è riuscito a miscelarsi nel bruno dei rami secchi e delle cortecce umide. Ho risalito il tratto finale della strada scivolando a tratti sul fondo del terreno fradicio dalla neve.

    bn

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il “vassoio”, il mio “vassoio” è sempre là, un po’ come la traccia costante delle cose da fare. Come mi diceva il papà quando ero piccolo e alle prese con il fatidico tema, quinta elementare, si era nel millenovecentosessantadue: “allora figlio fai la traccia, pensa alle cose che vuoi scrivere e poi segui i tuoi punti”.[1]

    Come ci si dimentica in fretta di ricordare le nostre mancanze, come si dimentica in fretta che quando si è piccoli non sempre non si hanno colpe; però però a volte, una sana riflessione sull’accaduto, dopo anche a mente fredda, con l’esperienza accumulata sulle spalle, sui confronti che si sono fatti, nel corso delle grandi o piccole tragedie, delle piccole o grandi gioie, dei successi e insuccessi, rinunce e conquiste, di tutto quello che insomma la vita ci dà, offre e spinge su e giù per la canna del camino del nostro percorso; dopo basta ricordare e, per magia, tutto sembra semplice. Bravo bravo papà, certo che di errori ne hai fatti anche tu, come tutti del resto. Non sono gli errori, ne la quantità ne la qualità, “ fatti fummo per viver……” no citando un grande uomo prima e architetto poi : “the experience” diceva Louis Khann, l’esperienza che si accumula sulla montagna dei nostri errori servirà poi ai nostri figli per evitare di ripeterli, o quantomeno nel tentativo di scansarli.

    [1] Troppo velocemente dimentichiamo, da giovani, i preziosi suggerimenti dei nostri genitori, posto poi, nella revisione della vita, accorgersi di quanto in realtà gli stessi risultino utili e comode scorciatoie per risolvere le asperità del nostro cammino. Non c’è quasi nulla di veramente geniale, e a volte è solo l’esperienza della vita vissuta che viene travasata, vomitata addosso alla progenie per far evitare ad altri i personali errori compiuti, errori banali che possono però disturbare a persino inficiare il risultato del cammino  anche se il cammino deve essere periglioso per tutti. Insomma l’equilibrio è  il risultato del bilanciamento di errori/consigli. 

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