Radici in crescita, sequenza giornaliera degli accadimenti, di Ivan D’Agostini- 16 e 17 aprile

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    Sediciaprile

     

    Luce o buio che sia, difficile vedere la verità che si sa non sta mai da una parte.

    A volte vedo le cose, ne traggo immagini, negli anni ho acquisito una strana sensibilità verso le azioni che sono portato, senza ipocrisia, a procrastinare: verdetti, sentenze che un po’ tutti noi emettiamo per quella o l’altra situazione.

    Pur nella scelta della strada da seguire tendo, con alacre pazienza, ad assommare tante variabili così che il quadro complessivo possa alla fine darmi una più ampia ed eterogenea visione dello stato delle cose. Certo a stare ad ascoltare tutti forse non si cava un ragno dal buco, ma solo a intravederne l’imbastitura della tela già mi basta.

    Diciassetteaprile

    Gli eventi sono il frutto di una serie di combinazioni e dovremmo imparare da queste incredibili mescolanze, essi sono la cassaforte del tempo, la regola.

    Sebbene alcune condizioni elementari si possano programmare altre, sono in realtà il frutto combinato di molteplici condizioni. Azioni come cibarsi per gestire la propria sopravvivenza basica del vivere o piuttosto innaffiare i fiori, o anche il vaso quando la terra riarsa ne reclama la combinazione elementare binaria dei due elementi essenziali per la loro vita, cioè idrogeno e ossigeno, si possono pianificare e organizzare, ma sono gli accadimenti improvvisi che non riusciamo a gestire; spesso ci troviamo impreparati ad affrontare alcune situazioni e a nulla valgono, se queste non sono aiutate, favorite da altre e ben più complesse strutture di aggregazione, le nostre, seppur complesse, costruzioni erte a difesa di ciò che il fato ci presenta.

    Certo mano a mano che abbiamo imparato, dall’arte, dalla scienza, dalla filosofia, dalla politica, dall’osservazione in generale, il cui significato recondito si è però perso nella lungaggine del tempo e dell’articolazione della variabilità delle società, abbiamo congeniato una somma di azioni e di prefigurazioni, che hanno, in maniera a volte simultanea, imbastito sulla tavola del tempo le condizioni per indirizzare, a volte persino riuscendoci, il nostro personale cammino verso la strada desiderata e voluta.

    Ma il tempo e la variabilità, a volte semplicemente quella meteorologica, che fanno mutare le condizioni di quell’intricato e fragile castello di carta che è l’organizzazione urbana (mi viene in mente Babilonia con i suoi meravigliosi giardini di cui non vi è più traccia se non nella memoria tramandate nell’oracolare e a volte nel vernacolare), cancellano offuscano, modificano e stravolgono qualsiasi segno che l’uomo, pervicacemente, ritiene di dover imprimere su questo globo e su quella parte restante dell’umanità che non appartiene alla contenuta sfera del comando.

    Nelle ore del mattino, quelle che mi traghettano dalla notte al giorno, trovo spesso la soluzione di piccoli enigmi, modeste visioni di squarci della nostra esistenza contornata spesso da episodi tra loro dissimili e distanti e che mi capita di risolvere, di avere a portata di mano la soluzione!

    Ma ecco che una volta uscito dalle lenzuola, abbandonato il giaciglio caldo e a volte odorante della notte faticosa, sconvolta e accelerata da quei sogni che hanno confuso la realtà, una consistenza che a tratti tutti vorremmo abbandonare e stare in quel caleidoscopio di assonanze che tutto rende possibile, tutto svanisce, poco a poco, mai di colpo, lentamente, dolcemente, così come la luce si fa posto nel buio. E mi chiedo se non valga la pena di stare in quel limbo, anche se so che non è realtà.

     

    Allora mi dico che a me serve invece come parallelo distacco dalla giornata che si affaccia, come fosse una possibilità per valutare cose, azioni e persone senza la congruenza (o la contingenza?) della materialità. Ed è’ lì che scopro nuove ritmiche, nuove compagini. Ahh quanto vorrei sempre ricordarmi le congetture che elaboro mentre sento lo sciacquettio che si svolge di là, oltre la parete in ceramica del bagno, mentre l’acqua crogiola l’inguine di Li, che sta assumendo le sue abluzioni mattutine. E raro che ne senta i movimenti; il più delle volte a quell’ora o sono intento ad assorbire il caffè o già per strada; la mente avulsa da quei momenti già dimenticati in parte dai lembi (dei pensieri?) che mi hanno poc’anzi catturato la pelle della testa.

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