Radici in crescita, romanzo breve di Ivan D’Agostini

    80

    Quattrofebbraio

     

    Qua a finire le basi dei nuovi quattro quadri, ormai mi prende sta storia dell’assemblaggio e, mentre son li che compongo, cerco gli equilibri, precari certo, delle prossime figure che emergeranno dalla materia scassata, me ne vengono in mente altre; è come una droga che t’ubriaca è il sacro fuoco del costruire. Come un meccano primordiale  assemblo tutto quello che mi capita in mano, colla, carta, stoffe, le lampadine che si bruciano, “cazzo ma che succede” è scoppiata la lampadina mentre giravo l’interruttore della naskaloris, ecco allora costruirò una serie di teche per raccogliere le memorie delle fatiche dell’uomo: pennelli, rinsecchiti di vernice mai lavata, cacciaviti spuntati, martelli dal manico rotto tenaglie dai becchi stortati dal ferro troppo nervoso, lime, raspe, pialle dai ferri allisciati dagli strofinii eccessivi, calli che hanno lavorato i manici, bruniti dagli sputi per ammorbidire la pelle ed alleviate le piaghe (come quelle, troppe, che hanno riempiti le mie mani giovani mentre con il papà si stava facendo il buco per la biologica per la casa al bar nel ’69, strano a volte riemergono dal buco del passato, dal buco della mente ricordi, colori suoni, profumi bestemmie e parolacce, sguardi e le pugnette che mi facevo al cesso con le figure e le foto porno rubate al marietto, detto negrin che le guardava con quell’assatanato del pansceta, chiamato così per quella smodata pelle rilassata nonostante la pur giovane età –credo non più di quaranta).

    alberi

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il cotone asciutto ha reclamato il bere, stretto nell’arsura delle prossime nascite, ha sollevato e raggrinzito piccole dune e quindi, come una cartina debole al tornasole, mi ha chiamato. Guardo, scruto il “vassoio”,  dal bordo del cotto il sale arreda la superficie, peccato non avere minuscoli stambecchi che, agganciati alle micro cavillature della materia terrebbero linda e rosea la superficie, asportando, con le golose e ruvide lingue il salnitro dalla superficie e con esso pure le altre impurità emerse. Mi pare che dopo l’intervento di sostegno, ovvero i minuscoli sassi di argilla espansa che ho collocato per raddrizzare la crescita degli steli imberbi, gli alberi abbiano rallentato la crescita, ma sarà certamente solo un impressione. Delle prossime nascite ancora nulla, forse, vedrò qualcosa lunedì. Sono curioso, impaziente, prima mi sembrava che avessi dovuto aspettare un secolo, ora dopo l’inaspettata nascita delle tre, nel senso così presto, ora sono impaziente, ora se potessi estrarrei io dal duro seme la gemma della vita, sarei levatrice del feto arboreo e nutrice di quella vita…….

     

    Guardo e osservo, come se, dagli occhi così come fuggono le lacrime (si perché le lacrime fuggono a portarci via, a volte troppo in fretta, sia le gioie che i dolori, estraggono le nostre emozioni per aiutarci, per aiutarci a non arroccarci troppo nel castello fittizio dei sentimenti, come se il sentimento fosse fittizio solo perché intangibile, solo perché impalpabile al tatto delle nostre avide mani), potesse uscire la linfa del nutrimento.

     

    Bene bene, ho finito un altro pezzo di quel firmus,[1] tra poco lo consegnerò nelle mani di nino, domani si farà un viaggetto sino a Bradford negli USA, così magari esporto nel vecchio nuovo mondo un angolo della nostra, mia creatività e chissà che non si riesca ad introdurre un pezzetto di me nel mercato curioso degli americani,

    [1] Guardando questo pezzo di legno (uno dei miei molteplici progetti, idee da comodino mi dico alla notte), mi sono venute in mente queste parole: “…la bellezza è un mistero…” scriveva Dostojevskij ne “L’Idiota”.Alcuni paesaggi colpiscono apparentemente senza un perché.“…molte delle belle fotografie della natura – spesso quelle più vere e alla fine più rassicuranti – contengono proprio persone e le loro opere…”
    (C.A. Hickman, in “La bellezza in fotografia” di Robert Adams)

    Oltre l’apparenza, questa armonia è l’esito leggero, non pianificato né tanto meno ovvio o calato dall’alto, dell’opera dell’uomo, del lavoro.Osservando la perfezione della Natura per un istante ci si sente vicini alla verità, una percezione della comprensione che sfugge .

     

     

    [1] Guardando questo pezzo di legno (uno dei miei molteplici progetti, idee da comodino mi dico alla notte), mi sono venute in mente queste parole: “…la bellezza è un mistero…” scriveva Dostojevskij ne “L’Idiota”.Alcuni paesaggi colpiscono apparentemente senza un perché.“…molte delle belle fotografie della natura – spesso quelle più vere e alla fine più rassicuranti – contengono proprio persone e le loro opere…”
    (C.A. Hickman, in “La bellezza in fotografia” di Robert Adams)

    Oltre l’apparenza, questa armonia è l’esito leggero, non pianificato né tanto meno ovvio o calato dall’alto, dell’opera dell’uomo, del lavoro.Osservando la perfezione della Natura per un istante ci si sente vicini alla verità, una percezione della comprensione che sfugge .

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