Radici in crescita, romanzo breve di Ivan D’Agostini- 26 gennaio

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    Ventiseigennaio

     

    Soffitto, pavimento, pareti, a volte i piani di questo parallelepipedo –la nostra casa, il nostro ufficio, il magazzino, il negozio, il treno, l’auto o l’aereo- si miscelano tra loro, e poi chi l’ha detto che dobbiamo per forza avere sgombro il soffitto e denso il pavimento. Avrà pensato così quel Michelangiolo, avrà pensato che la gente col naso all’insù è più bella (certamente, di sicuro,avrà avuto una morosa francese, come quella mia passata, la Jaqueline, che poi con l’età, mannaggia, s’è ingrigita pure lei, come tanti del resto), perché quando sei con il naso all’insù per forza di cose non ci puoi avere in mezzo ai piedi tavoli, credenze ,sedie poltrone o altro.

    belle

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Ma il biancore pervade ancora il “vassoio”, a quattro giorni dalla semina nulla ancora accade, il mio desiderio di sporcare questo lerciume candido è assoluto, come quando nel campo ci piantai le noci.

    Centoventi esili fili, con radici enormi, lunghe e ghermenti, satanassi di fili, le radici, che si sarebbero aggrovigliate ai quei massi erratici del sottosuolo, non tanto per amore, non tanto per fermarli quanto per avidità d’acqua, così, certo, anche serrati tra le spire di quei serpenti una forma di medusa, il terreno avrebbe faticato non poco per la sua inesorabile corsa e trasformazione.

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