Quel giorno che il Gallo (Lele Gallotti) e il Giovannino (Giovanni Grottoli) diedero spettacolo a Vigevano

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    ABBIATEGRASSO – Per capire una persona i gesti valgono più delle parole, specie se l’uomo di cui si parla- morto ieri presto, troppo presto davvero- è uno aduso a parlare con le mani e con quello che fa.

    Dunque successe più o meno così. Era l’ottobre-novembre 2006, Abbiategusto stava crescendo nonostante lo comandasse il ‘provinciale’ Lazzaroni e un manipolo di villici, che da par loro- pur essendo cresciuti nelle foreste- facevano uscire regolarmente la notizia dell’evento su TG5, Gambero Rosso e Corriere. Ma tant’è.

    Si decide, idea brillante, di fare una conferenza stampa a Vigevano per presentare la kermesse. Bella idea, senza dubbio. I sindaci erano Alberto Fossati a Bià (csx) e Ambrogio Cotta Ramusino a Vigevano (cdx). ll Gallo, al secolo Emanuele Gallotti (qui a sx in foto), si auto-coinvolge (come sempre). ‘Ghe pensi mi al buffet e al cocktail, insuma a la roba da bè’.

    Qualcuno dovrebbe aiutarlo, dargli il vino, preparare tartine, salami e appetizer. Come sempre o quasi, in casi analoghi, nessuno fa un cazzo (o quasi) sino al martedì mattina, giorno della conferenza stampa. Allora il Gallo  coinvolge, tramite Adolfo Lazzaroni, l’Antonio Fasani. Che come sempre non si sottrae e organizza un bel buffet, senza chiedere nulla.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il Gallo ci mette zola, salame, del vino e due bacinelle argentee colme di ghiaccio. Ma serve qualcuno che lo aiuti. Sono le 10, la conferenza è alle 11 e il buffet alle 12 (a Vigevano…) e siamo ad Abbiategrasso, nel mezzo di via Toti. Periferia.

    Dialogo realmente avvenuto (tra chi scrive e il Gallo)

    -Gallo manca un’ora.. deum andà

    -Specia che vemm

    -Ma come fai a fare tutto da solo? Preparare, servire..

    -Ghe pensi mi. Ti preocupas no. Giovanniiiiiiiiiiiiiiiii (e parte un urlo).

    Da lì passa Giovanni Grottoli, al secolo Giuanin, contitolare della pizzeria Caprera-Terrone.

    ‘Dam una mann, carega la machina’. Vino, salame e ghiaccio sull’Audi del Gallo. Si parte.

    Il Giovanni prepara, allestisce, decora, serve e pulisce. Tutto risolto, in 2 ore e mezza. Si torna a casa. Non vuole neanche un ringraziamento, il Giovanni. Questa storia la ricordiamo in 4: il Gallo, Lazzaroni ed io. Ah, se la ricordava anche il Giovanni; prima di morire, ieri.

    L’abbiamo visto l’ultima volta a febbraio, dopo esserci tagliati i capelli dalla Stefania, dove abitava. Rincasava col cane. Aveva lo sguardo basso. La vita, troppo spesso, è troppo difficile e troppo poco generosa. A differenza del Giuanin, quella mattina d’autunno del 2006.

    L’uomo vede ma non capisce, e adesso quella saracinesca abbassata è ancora più triste.

    Ciao Giuanin, abbraccia l’Antonio per noi. Saluti dal bar.

    In memoria di Giovanni Grottoli

    F.P.

     

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