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Quarant’anni fa, il Parco del Ticino

parcoFu una volontà politica proveniente dai Comuni a volere l’istituzione del Parco del Ticino, giusto quarant’anni fa. Cuggiono fu il primo paese del comprensorio ticinese a dotarsi di un piano urbanistico che pose una particolare attenzione al “verde” del Parco del Ticino. Era l’inizio degli anni Settanta, il tempo del sindaco Venegoni, che si divideva tra le cure del paese e la responsabilità dell’Iacp di Milano. Con lui, il giovane sindaco Angelo Garavaglia, avviò una partecipazione popolare all’elaborazione del Piano che è rimasta nella memoria locale. Cuggiono ebbe la forza di vincolare, allora, ben un milione e ottocentomila mila metri quadrati di campagna: dal paese al fiume. Infatti, fu nel 1968 che l’Amministrazione comunale incaricò l’architetto Antonio Susini di redigere il Piano urbanistico. Il professionista seguì il concetto di allargare l’area del Ticino fino a raggiungere il centro abitato e trovò il conforto della popolazione, attraversando una serie di assemblee infuocate. La stessa cosa fece Robecchetto con Induno qualche anno dopo. Furono tali iniziative locali a mettere le basi al futuro “Parco del Ticino” (1974).
Recentemente Luigi Venegoni, 89 anni, già sindaco di Cuggiono dal 1952 al 1970, consigliere comunale di Milano dal 1975 al 1990, nonché professore di latino e greco dal 1948 al 1986 all’Istituto San Carlo, ha dichiarato a ‘Logos’ (20 ottobre 2012) che cosa aveva dato forza all’iniziativa di costituire un Parco lungo le rive del Ticino: “Oggi, vi è una povertà etica e morale estrema; con la caduta degli ideali sono crollati anche i valori morali. I partiti oggi sono diventati strumenti solo per ambizioni personali, mentre nel secondo dopoguerra erano strumenti per la ricostruzione del Paese. L’Italia usciva dalla guerra in una situazione drammatica. Allora gli italiani vollero ricreare condizioni civili per vivere. Il problema venne dopo, quando si raggiunse un benessere diffuso a cui noi italiani non eravamo abituati”.
Ecco questi furono i presupposti culturali che portarono all’istituzione del Parco, ma l’iniziativa politica partì dai canoisti e pescatori che non sopportavano lo stato di degrado del fiume azzurro, dando vita a un movimento di opinione che si concretizzò nella raccolta di cinquemila firme – ad opera de ‘Il Giornale della Lombardia’ – necessarie per proporre al Consiglio regionale una legge di iniziativa popolare che consentisse l’istituzione del primo Parco regionale lombardo. Come tutte le iniziative che vanno contro la ‘status quo’ (dove si annidano gli interessi malcelati dei furbi) la proposta fu respinta dall’Ufficio di Presidenza con un pretesto procedurale. La forte indignazione popolare che ne seguì accelerò addirittura i tempi di istituzione del Parco che nacque il 9 gennaio 1974 con sede a Magenta. Con legge n. 33/1980 fu approvato il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco del Ticino che comportò un vincolo urbanistico preciso sulla riva sinistra de Ticino, salvandola dalla speculazione edilizia che era già in atto ad opera delle ‘immobiliari’ per la realizzazione delle ‘seconde case’ dei milanesi. Figuriamoci in che stato sarebbero in questi anni di miseria, occupate dagli extra comunitari in cerca di un tetto!
Giovanni Andreoni, già sindaco di Motta Visconti e deputato, fu il primo presidente del Parco, seguito dal sindaco di Magenta, Ambrogio Colombo (senatore Dc), Achille Cutrera (senatore Psi). Furono anni di crescita del Parco con la chiusura delle cave in alveo e tante altre iniziative che lo hanno fatto grande. Poi venne il tempo dell’architetto pavese Saino che lottò con tutte le forze contro il moloch Malpensa. Il 26 ottobre 2002 Milena Bertani da Casorezzo si insediò alla guida del Parco e vi rimase per dieci anni. Già consigliere regionale del Centro Cristiano Democratico (il CCD allora guidato da Casini) nella prima legislatura di Formigoni, dove aveva ricoperto la carica di assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile dal 1995-2000. Alle elezioni regionali del 16 aprile 2000 si ricandidò nella lista del ‘Polo delle Libertà’ e fu riconfermata. Nella seconda Giunta del governatore Formigoni assunse la delega al Bilancio e alle Risorse Finanziarie fino al dicembre 2000 quando si dimise a seguito di un’inchiesta giudiziaria (che la vedeva coinvolta insieme a funzionari regionali e imprenditori) che si è conclusa nel 2004 – come tante altre inquisizioni della Magistratura – con l’assoluzione con formula piena. Porta la sua firma il progetto ‘Riscopriamo il Naviglio’, il primo intervento di valorizzazione integrata e riqualificazione del Naviglio Grande nel tratto compreso tra Gaggiano e Turbigo, che ha dato una frustata di vitalità agli antichi insediamenti posti sulle rive del Naviglio Grande. Altre iniziative portate avanti dalla Bertani furono l’istituzione del Dipartimento della Facoltà di Fisica per la tutela delle acque nell’antica ‘Casa del Gardiano delle Acque’ di Castelletto di Abbiategrasso e la cessione ‘in custodia’ delle alzaie del Naviglio Grande al Parco del Ticino, oggi dell’Est Ticino Villoresi guidato da Sandro Folli di Casate Ticino.

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