Psiche: torna la rubrica di Floriana Irtelli & Fabio Gabrielli

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    “R come rabbia
    Nell’emozione è il corpo che, diretto dalla coscienza, cambia i suoi rapporti con il mondo, affinché il mondo cambi le sue qualità. (Pasquinucci)
    Le emozioni si possono fare agenti di cambiamento.  (Perulli)”

    In psicopatologia è noto come la totale assenza di una certa emozione, o anche la sua presenza estrema, continua e dilagante, possa costituire un grave problema. Ogni vissuto emotivo, qualunque esso sia, ha infatti un proprio significato: esso si è sviluppato nel corso della storia umana per uno specifico motivo, e ricopre una peculiare funzione anche ai fini del mantenimento della salute mentale e/o fisica di chi lo prova. Va precisato, inoltre, che l’emozione può essere vettore di un cambiamento virtuoso, ma anche, all’opposto, costituirsi come ostacolo interiore a ogni coinvolgimento sociale, con ripercussioni negative sulle traiettorie di vita. Si tratta quindi di un tema saliente a cui porre molta attenzione poiché, in sostanza, di norma l’equilibrio emotivo influenza fortemente la salute fisica e mentale.

    OUT IS ME - Casazoo - rabbia

     

     

    Le emozioni sono invero programmi di azione complessi, messi a punto dall’evoluzione e, entrando nel dettaglio, dobbiamo quindi ricordare che Paul Ekman ha riscontrato la presenza di sei “emozioni primarie”: rabbia, disgusto, felicità, sorpresa, tristezza e paura. Le emozioni si accompagnano ad una sorta di eccitazione biologica, che ci spinge a notarle, e rappresentano, ad ogni modo, un’opportunità per sviluppare una maggiore coscienza di sé, qualora vengano elaborate: tramite esse, anche tramite la rabbia, possiamo divenire anche più coscienti dei nostri sentimenti, con cui si intrecciano (ciò ci consente di tenerne conto nelle scelte che facciamo, basandosi quindi anche sulla conoscenza più dettagliata della propria persona); infatti anche all’interno della psicoterapia spesso viene promossa una sorta di alfabetizzazione dei pazienti nei confronti delle proprie emozioni: diventare coscienti di ciò che si sente significa darsi l’opportunità di un controllo del proprio vissuto e di una migliore comprensione di sé stessi. Dare un nome ad una propria emozione, anche alla rabbia, non è solo riconoscerla: è anche l’offrirsi la possibilità di divenire più consapevoli di sé stessi, cioè, in ultima analisi, di cosa siamo e di cosa sia il mondo per noi. Ma in sostanza, quando arriva la rabbia?

     

    La rabbia ci sale quando qualcuno non ha rispetto delle nostre idee e delle nostre credenze, o quando si permette di appropriarsi di oggetti che non gli appartengono, o quando viola il nostro spazio fisico e corporeo toccandoci senza il nostro consenso. La rabbia è anche un buon segnale che dobbiamo imparare a riconoscere negli altri per capire quali sono i confini che distinguono me dall’altro e che sono alla base della prossimità, che ci distinguono senza confonderci. La rabbia mi permette di tenere sempre sotto controllo quello spazio necessario tra me e l’altro entro cui il dialogo può aver luogo.

    Federici
    Ha senso guardare alla rabbia, comprendere da dove essa deriva, perché è presente, cosa ci sta comunicando; infatti, è fondamentale riconoscerla e conoscerla, capirla, perché ha un significato profondo ed universale. Peraltro, etichettare come “negative” alcune reazioni emotive che sono invece psicologicamente normali e spontanee, come la rabbia stessa, non ha senso alcuno: esse diventano un problema solo nel caso in cui divengono causa di squilibrio psichico.

    Prossima lettera S come stupore
    Piccola biblioteca dell’anima: Federici S. (2017), La rabbia: un’emozione divina, in Paura Rabbia Stupore. Le emozioni e gli altri, Edizione: I, Il Margine.

     

    Floriana Irtelli

    Fabio Gabrielli

     

     

     

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