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Prima le persone, poi i partiti..

Pubblichiamo un interessante contributo di Matteo Spigolon, animatore del dinamico gruppo ‘Fabbrica politica’, dove si analizzano gli andamenti della comunicazione politica e della società ‘liquida’ di oggi

I recenti fatti accaduti internamente alla Lega Nord, compresa la stessa affermazione di Salvini come leader, e i recenti risultati elettorali di partiti come Syriza in Grecia, il Front National in Francia e l’UKIP nel Regno Unito, sono l’emblematico esempio di come oggi la politica non sia più incentrata sull’ideologia o sul partito, ma sulla persona.

Gli elettori si affidano sempre meno al “voto militante” infatti e sempre più attuano una scelta elettorale in base al leader che il partito in quel momento esprime.

In uno studio del politologo Allen, si dimostra la scientificità di tale affermazione mostrando come in Inghilterra nel 1964 il 44% degli elettori si identificassero unicamente in un partito mentre nel 2005 solo l’8% affermava di votare per appartenenza ideologica.

Le ragioni di questo cambiamento culturale sono molteplici ma le radici sono da ricercarsi nella “mediatizzazione” della politica e nel suo intreccio ormai indissolubile con la televisione prima ed internet poi.

L’evoluzione della televisione ha cambiato infatti il ruolo del politico al quale è richiesto oggi di indossare una “maschera” costruita ad hoc per fare breccia nell’elettorato di riferimento. Maschera che punta più sulla pancia e sulle emozioni delle persone che a veicolare concetti ideologizzato.

Il risultato di tutto questo è quello che Lilleker chiama “videocrazia”, un mondo dove vi è la prevalenza delle notizie nazionali su quelle locali, dove vi sono sempre maggiori investimenti della comunicazione politica e dove l’immagine del partito o del candidato prevale sui programmi e sulle azioni concrete: da qua la necessità di un’accurata scelta dei leader in base a ciò che la gente considera piacevole da guardare in tv, a prescindere dalle reali competenze.

Questa simbiosi tv-politico ha portato a un primo importante fenomeno : la personalizzazione.

È un fattore sempre più presente e che consiste nella sovrapposizione tra la vita politica e privata di un individuo; il suo carattere, modo di fare e linguaggio tendono infatti spesso a mettere in secondo piano le opinioni politiche, tanto da essere riconosciuto più per il suo modo di essere che per le idee che professa.

Ciò porta ad un rafforzamento dell’individualità nella politica e dell’indebolimento del sistema partito, non più centrale nel palcoscenico come 20 anni fa; spesso nemmeno si cita il partito di provenienza, enfatizzando solo il politico e la sua affermazioni.

Tale tendenza segue i meccanismi ed esigenze televisive dove è l’immagine a farla da padrone soprattutto per quanto concerne la vita privata. Così per esempio si proverà più simpatia per un politico sobrio che trascorre le vacanze con la famiglia rispetto ad uno sfarzoso che gira con lo yacht e la macchina di lusso.

Secondo fenomeno che rientra tra gli effetti di questo cambiamento è quello della leaderizzazione, connesso al precedente risulta esserne il suo naturale sviluppo.

L’esigenza infatti dei partiti di affidarsi a leader carismatici, amati dal pubblico e dai media consente loro di assicurarsi una visibilità e notorietà che altrimenti non avrebbero e questo a prescindere dai programmi politici o dalle reali competenze del politico.

Tutto questo vede la sua estremizzazione per esempio, nella candidatura di personaggi famosi, presi dal mondo dello spettacolo solo per la loro notorietà.

In ultimo questa centralità dell’individuo porta a una verticalizzazione della struttura dei partiti dove in cima alla piramide gestionale vi sarà il leader e tutto ciò che verrà fatto passerà da lui godendo di fiducia cieca per i motivi sopra descritti.

Per venire agli esempi riportati ad inizio articolo è evidente come il Front National non sarebbe mai divenuto il secondo partito di Francia alle ultime elezioni locali senza la sua leader Marine Le Pen, la quale ha saputo ridare nuova immagine ad un partito in declino. Stesso ragionamento per il boom elettorale delle europee 2014 dell’UKIP, inimmaginabile senza il suo carismatico leader Farage.

Per tornare a casi più vicini a noi, l’affermazione di Salvini come segretario della Lega Nord e pretendente candidato di un “Fronte Nazionale” italiano, rientra in questa dinamica : Salvini si è fatto largo partendo dal basso grazie al suo modo di fare, al suo linguaggio colorito e spiccio, alle sue felpe diverse per ogni occasione, al suo passato limpido e senza macchie e al suo affermare pubblicamente quello che la maggioranza dei telespettatori pensa ma non ha il coraggio di dire.

La stessa rottura interna alla Liga Veneta poi tra Tosi e Zaia-Salvini è da inquadrarsi in questo fenomeno. Tosi era a suo modo stato in grado di porsi come leader di un’area moderata con l’ambizione di concorrere alle primarie del centro-destra.

Ma come ho spiegato fino ad ora, un partito ha bisogno di un leader. Due sono troppi.

Ed ecco che mancato lo spazio politico e la possibilità di operare in regia e non come spettatore (anche solo per la formulazione delle liste elettorali per le regionali venete) è arrivata la frattura.

E anche in questo caso la “sua base” e sostenitori si sono schierati da subito con lui, magari stracciando la tessere di partito che possedevano da 20 anni. E lo hanno fatto alla cieca, senza conoscere programmi, idee e nemmeno il nome del partito con cui si presenterà candidato governatore del Veneto.

La persona dunque prima di tutto, prima del partito e anche dell’idea politica.

Più informazioni sul sito www.fabbricapolitica.com

obama

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Redazione

Redazione Ticino Notizie

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