Piercarlo Cattaneo, il professore che seppe unire fisica e metafisica- di Emanuele Torreggiani

    260

     

    MAGENTA – Disteso sull’attenti nel tremendo spazio della cassa… no, non è per nulla la garitta della sentinella ed il suo non è sonno, non è per nulla sonno… l’alta fronte circonfusa dai candidi capelli in aura di luce lunare, il professore Piercarlo Cattaneo è stato chiamato in avanguardia nel cuore della notte. Obbedendo è partito alle due del mattino, composto all’ora Prima.

    Le mani lungo i fianchi, così la morte dimostra il distacco sublime da ogni confine del mondo, niente egli si porta appresso. E da quella incalcolabile lontananza permane, del defunto, il peso molecolare. Il nucleo atomico dello spirito distaccato d’ogni umana improntitudine. L’essere, nella sua sostanza eterna. Con affetto e ammirazione, crescente nel corso dei decenni, noi che fummo, nei primi anni Settanta, i suoi studenti al liceo scientifico statale di Magenta distaccamento di Legnano, poi liceo scientifico Donato Bramante, lo salutiamo con la consapevolezza che un destino generoso lo assegnò a noi quale professore di matematica e fisica. Allora come oggi, allora come domani, allora come al tempo di Platone, il professore sceglie di vivere in prima linea. I suoi studenti sono il suo plotone che egli conduce per terre sconosciute. Al comando con l’esempio, il sacrificio, la severità, la giustizia e l’amore. La quota che il plotone raggiunge è la bellezza di un principio: conoscere. Soprattutto conoscere di non conoscere. Ossimoro sovrano. Così il professore di matematica e fisica, le cui leggi “governano qui ed ai confini dell’universo e dimostrano, le leggi della matematica e della fisica e della chimica, le uniche tre scienze esatte che l’uomo discerne dalla natura, la possibilità, sola dell’uomo, di trovare la verità. Queste leggi dimostrano la verità in sé, la verità della matematica, della fisica, della chimica. Sono verità incontrovertibili. Ma non sufficienti per appagare la sete di cui noi uomini tutti siamo divinamente afflitti. La sete della verità assoluta. E la verità assoluta è la verità della vita e della conseguente morte. A questa domanda la matematica, la fisica e la chimica tacciono”, così, in sintesi virgolettato il valore, il nucleo atomico, del professore Piercarlo Cattaneo che in quegli anni torbidi del totalitario pensiero materialista “comunismo e capitalismo sono gemelli monozigoti” si smarcò indicando il solco aureo della tradizione tomista: fisica e metafisica. Rango del conservatore rivoluzionario sul pensiero corrente.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    La siderale grandezza dell’Umanesimo in contrapposizione all’ingegneria sull’uomo. Controcorrente, dunque. E capace di cogliere in ogni accadimento del quotidiano non la chiacchiera, di cui si fan bocca i comari, ma l’elemento per la conversazione al cui nucleo centrale campeggia l’uomo. Formidabile l’ellittica sua sintesi: “Archimede perché sapeva il canto di Ulisse”, in cui si coglie il punto aureo della cultura Occidentale. La sua termodinamica costante. Il mito e la matematica collimano nel principio della conoscenza. “L’uomo sulla luna per merito di Ulisse”, così avrà scritto, in quegli anni, Ernst Jϋnger. Unsterblich: immortale.
    La carsica sorgente del male lo andava desugando, dissecando tal quale la foglia nell’autunno. L’ultima volta che lo vidi accadde venerdì 27 aprile, ore undici. Una brezza costante gli faceva degli abiti gonfia vela. Lo abbracciai, quelle ossa, trattenendo a stento il pianto che si deve in onore all’uomo grande. La sua voce gli s’era fatta silente. Mi disse che il giorno precedente era andato con lo scooter a Milano, aveva fatto un giro sino al Liceo Manzoni dove aveva atteso gli anni del suo noviziato classico. Compresi che stava prendendo commiato dai suoi luoghi. Stava entrando, da solo, da capitano degli alpini, nella terra di nessuno. Lo seguii con lo sguardo sin che non lo vidi riguadagnare l’auto reggendo a palpabile, concreta, materica fatica, un cartoccio con tre michette. Lo vedo stamane composto per la sua ultima navigazione.
    Caro Piercarlo Cattaneo, professore e patriota, noi continuiamo a parlare di te, e ne parliamo, come già, ai nostri figli. A giudizio di Cristo un giorno ci ritroveremo. E a chi domanda, rispondiamo Piercarlo Cattaneo Presente. Accolga la famiglia l’espressione del nostro cordoglio.

    Emanuele Torreggiani

    Articolo precedenteRobecco, chiusa (di nuovo) la strada che collega Castellazzo a Corbetta
    Articolo successivoCastano Primo: minaccia di buttarsi nel Villoresi, la Polizia locale lo fa desistere