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Perché essere grati (da destra) ad Andrea Camilleri- di Giuseppe Del Ninno

 

Evento atteso: la morte di Camilleri.  E si fa tempo di bilanci, non solo della sua opera, ma della narrativa italiana in genere. E’ stato un grande scrittore il padre del commissario Montalbano? Credo che nel rispondere peseranno simpatie o antipatie ideologiche: l’uomo non ha mai nascosto la sua adesione al mondo della sinistra. Eppure… Ho appena sentito il “coccodrillo” di Pietrangelo Buttafuoco, sul Tg2 : un intervento poetico e centrato, che collega Camilleri alla migliore letteratura siciliana – e quindi, secondo Pietrangelo, universale – da Verga a Pirandello a Sciascia e, aggiungo, allo stesso Buttafuoco.

 

 

Io stesso lo annovero fra i miei preferiti, superando le sue tirate antifasciste, le cui propaggini arrivano al libro dedicato alla piccola bisnipote, alla quale destina, fra l’altro, il lascito di un antifascismo viscerale. Riconosco pure che il Montalbano, le cui avventure sono state vendute a milioni di copie in tutto il mondo – e che ha incrementato il PIL dell’Isola, con i flussi turistici che continuano a visitare i luoghi immaginari e reali di quelle avventure – è un poliziotto anomalo, ma politicamente corretto: non è solo insubordinato, ad esempio, ma non nasconde le sue simpatie per i migranti e, naturalmente, il suo disprezzo per la classe politica. Malgrado ciò, gli enormi ascolti, anche in replica, delle “sue” serie televisive parlano chiaro sul giudizio del pubblico.

 

 

Camilleri però non è soltanto un fecondo narratore: è il creatore di una lingua, come solo i grandi scrittori hanno fatto: e questo è un dato oggettivo, che piaccia o non piaccia la sua invenzione; ed è un efficace illustratore della “commedia umana”, nonché reinventore di un paesaggio magico, come quello della sua patria siciliana; tutti connotati che, innegabilmente, pongono Camilleri fra le eccellenze della nostra letterature recente. Per carità di patria, tralascio qualsivoglia paragone con gli autori i cui nomi campeggiano nelle classifiche e sugli scaffali delle librerie come i più venduti.

 

Aggiungo che fra i motivi della mia gratitudine annovero il suo lontano lavoro in RAI, per la trasposizione televisiva delle inchieste di Maigret, con un monumentale Gino Cervi: ai miei occhi, già questo determinerebbe un pregiudizio positivo. Ora gli auguro una battaglia vittoriosa, in quella dimensione misteriosa che da tempo, dichiarava, aveva cominciato a sondare, nel suo finale destino di Tiresia.

Di Giuseppe Del Ninno, da www.barbadillo.it

Redazione

Redazione Ticino Notizie

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