Perché Craxi fu un gigante, e chi lo commemora a colpi di sentenze è un nano

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    Bettino Craxi è stato e rimarrà per sempre un gigante della politica. E non (solo) perché fu il primo premier a ricevere il segretario del Movimento Sociale Italiano durante le consultazioni, per Sigonella (riduttivo) o per l’idea di una Grande Riforma Presidenziale (lanciata da Randolfo Pacciardi, repubblicano, e Giano Accame nel 1964).

    E chi riduce la sua storia ai processi, esempio di profonda, disperata e crassa ignoranza politica e miseria umana, dovrebbe solo riguardare la luminosa puntata di Porta a Porta di giovedì 9, con Claudio Martelli, Fabrizio Cicchitto, Stefania Craxi, Enzo Scotti, Piero Fassino e Pierfrancesco Favino.

    Due elementi sono bastevoli (anzi tre): nel 1981 Enrico Berlinguer, segretario del Pci, lancia a Scalfari la famosa intervista sulla questione morale. Nel 1984 e nel 1989 , col determinante consenso e contributo del Pci, IL PARLAMENTO VOTA DUE AMNISTIE SUL FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI.

    Facile da capire, anche per le capre manettare: fino al 1984 il Pci AMMETTE di essere stato finanziato illecitamente, come tutti. E lo ammette anche per il periodo 1984-1989. Prima, durante e dopo Berlinguer.

    QUANDO RIMANE IN VIGORE IL REATO DI FINANZIAMENTO ILLECITO? DAL 1989 AL 1992, OSSIA POST MURO DI BERLINO. Dc, Psi e partiti popolari vengono falcidiati. Il Pci-Pds, come partito (non a livello di singoli esponenti), ne esce immune.

    Il tesoriere Marcello Stefanini muore d’ìnfarto, mentre l’oscuro funzionario Primo Greganti viene condannato e diffonde la barzelletta secondo cui, da modesto travet di apparato, trattava coi ministri cinesi e russi.. per conto suo. Meglio della Supercazzola del conte Mascetti.

    Splendido quanto accade con la tangente Enimont. Sergio Cusani e Carlo Sama portano 1 miliardo di lire nella sede di Botteghe Oscure. Incontrano Occhetto e D’Alema. Che ovviamente nulla sanno della borsa. Ma tra un incontro e l’altro, in ascensore, ecco spuntare un oscuro travet in abito grigio: ‘Avete una borsa per me?’. E la ritira. Risultato: Sama e Cusani condannati per CORRUZIONE, nessun esponente del Pci-Pds condannato. L’oscuro travet resta anonimo, mentre Occhetto e D’Alema potevano NON sapere, mentre Craxi NON poteva non sapere e viene condannato dai giudici di Milano.

    Ah, sapete chi condanna Sama e Cusani nel 1994? Antonio Di Pietro. Omonimo dell’ex Pm che nel 1996 viene eletto nel collegio più comunista d’Italia, il Mugello. E sapete chi fu il Pm del processo Greganti, che recitò per i cronisti dell’epoca la requisitoria più innocentista di Mani Pulite? Si chiamava Gerardo D’Ambrosio. E da chi sarà eletto in Senato? Dal Pci-Pds.

    Ancora: Craxi ammette nel 1993 che il costo annuo del Partito Socialista era di 85 miliardi di lire, 35 regolari e 50 di provenienza IRREGOLARE. Di fronte a un galantuomo e una persona seria come Piero Fassino, l’altra sera, Claudio Martelli ha citato un semplice dato: ‘Piero, ricorderai che Craxi aggiunse che il costo di funzionamento della SOLA federazione del Pci di Bologna e dell’Emilia era di 85 miliardi di lire. Da dove venivano, tutti dalle salamelle vendute alla feste dell’Unità?’. Fassino, elegantemente, chiude la bocca con le mani congiunte e NON replica a Martelli. Punto.

    Perciò finiamola qui, coi processi. Schemmari, Larini, Mach di Palmstein o altri sarebbero le prove della corruttela socialista? Significa non capire, e non conoscere, le dinamiche del sempiterno rapporto tra politica e affari. Perché allora non chiedersi come mai, dopo il 1992, l’Alta Velocità (un appalto da oltre 1000 miliardi di vecchie lire) viene assegnata senza gara al gruppo Fiat-Impregilo? Quella cos’è, gentile concessione alla famiglia Agnelli per pagarsi le vacanze al mare?

    La verità è una sola: la tabula rasa di Mani Pulite ci ha portato dalla classe dirigente dei Berlinguer, dei Pecchioli, dei D’Alema e delle sfolgoranti menti socialiste (Craxi, De Michelis, Formica, Martelli, Acquaviva e molti altri) ai Di Maio, ai Patuanelli, ai Fioramenti e alle Trenta.

    La verità (scomoda) è che il quasi ventennio craxiano dimostra il fallimento della narrazione socialista-marxiana e pone il tema del riformismo globalizzatore (e del primato della politica) come centrale, salvo poi accorgersi (sono gli ultimi anni) che i beneficiari del riformismo, i poteri economici e finanziari, liquideranno il Politico (come categoria) dopo aver accresciuto il proprio potere. E in molti scritti di Craxi dall’esilio tunisino questo tema emerge prepotente.

    Ma Craxi è anche il leader che sfida le certezze della destra italiana post fascista, con Sigonella, il progetto presidenzialista e il rafforzamento del potere esecutivo. In tutto questo la gloriosa Democrazia Cristiana, come Del Noce previde nel 1974, gioca una partita culturale di retroguardia e rimane stritolata.

    Quindi, anche prima andare a vedere Hammamet col gigante Favino e il mio amico Fabrizio Tassi, diffido nei giorni a venire a liquidare il craxismo a colpi di sentenze. Siete micragnosi, poco avvezzi allo studio e di intelligenza drammaticamente limitata. Se preferite la bava manettara che presto ci sorbiremo dei Travaglio, delle sardine, dei manettari o del post grillismo, significa che preferite Di Maio a Rino Formica.

    Ecco, io mi tengo stretto Rino Formica, Gianni De Michelis e Bettino Craxi tutta la vita. Se invece preferite il vino in cartone al Dom Perignon, sono fatti vostri.

    Volete sottoporre il craxismo a giusta e legittima critica? Allora leggete Sorel, Proudhon, il Lenin che coglie la genialità di Giovanni Gentile, Dahrendorf, Bauman, Costanzo Preve, Pasolini. Diversamente non producetevi nel patetico copia incolla del casellario giudiziario di Craxi. Comprate il Fatto e andate ai giardinetti. Ci sono anche belle foto, nel caso non capiste gli articoli.

    Onore a Bettino Craxi: socialista nazionale, patriota, visionario, combattente indomito per il Primato della Politica.

    “I socialisti italiani sentono di non avere nulla da insegnare. Ma nel contempo hanno piena contezza del fatto che non hanno nulla da imparare, men che meno dai comunisti” (Bettino Craxi)

    Fabrizio Provera

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